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ZANOTELLI: LA CHIESA DICHIARI GLI OGM NON ACCETTABILI

Nuovo intervento del missionario comboniano sulla rivista ''Nigrizia''
(ASCA) - Verona, 8 gen - La Chiesa deve prendere coraggio e restare coerente con la sua morale per dichiarare inaccettabili gli OGM. Lo chiede padre Alex Zanotelli sull'ultimo umero della rivista ''Nigrizia''. Zanotelli teme che il Vaticano possa cedere alle pressioni americane in questa materia e chiede ai teologi, ai missionari, agli episcopati del Terzo Mondo di farsi sentire con decisione sull'argomento per evitare che la chiesa usi due pesi e due misure nella morale che riguarda la manipolazione della vita. ''Gia' la scorsa estate - scrive padre Alex - sono rimasto di stucco nel leggere sulla Stampa l'intervista del card. Renato Martino, presidente del Pontificio consiglio per la giustizia e la pace, sulla possibilita' di usare cibi geneticamente modificati per risolvere il problema della fame. In molti hanno reagito all'intervista - ordini religiosi e istituti missionari soprattutto. Anche per questo, credo, il cardinale ha convocato, il 10-11 novembre scorso, 67 esperti per avere piu' pareri sugli organismi geneticamente modificati (ogm). Il fatto e' che gli esperti scelti erano quasi tutti favorevoli agli ogm. Non a caso uno dei convocati, Dorine Stabinsky, americana, ha parlato di «squilibrio». Dello stesso parere due gesuiti che operano in Zambia, Peter Henriot e Roland Lesseps, i quali hanno rimarcato: «Gli omg non possono trovare riscontro nell'insegnamento della dottrina sociale della chiesa, perche' non rispettano ne' diritti umani ne' l'ordine della creazione». Netta anche la reazione dei missionari italiani. La Conferenza degli istituti missionari d'Italia (Cimi) ha affermato: «L'introduzione degli ogm nel sud del mondo arricchira' a dismisura le multinazionali che hanno acquisito il diritto di proprieta' sulla materia vivente: il contadino non trarra' piu' la semente dal suo raccolto, ma sara' costretto ogni anno ad acquistarla da loro. L'alimentazione tipica di ogni gruppo umano rischia di cedere il passo a prodotti omologati in mano ai grandi padroni del cibo. E che ne sara' dei mercati locali dove il prodotto del campo si trovera' a competere con gli ogm? Ben altro respiro chiedevano a Cancún (Messico, conferenza dell'Organizzazione mondiale del commercio) i paesi del Sud, affossati nelle esportazioni dalle barriere doganali e dalle sovvenzioni all'agricoltura del Nord. La questione non e' solo ne' innanzi tutto economica e sociale: diversi scienziati affermano che gli studi sugli effetti sull'uso di cibi ogm sono ancora insufficienti, e temono anche per la biodiversita'». Si noti che alla conferenza in Vaticano non c'era nessun rappresentante degli episcopati del sud del mondo. Mentre sappiamo che gli episcopati sudafricano, brasiliano, filippino e zambiano si sono espressi negativamente sugli ogm. I vescovi sudafricani hanno chiesto al loro governo una moratoria di cinque anni sugli ogm, cioe' il tempo per verificarne gli effetti sulla salute dell'uomo. Si noti ancora che sul tema c'e' un contenzioso tra Usa e Europa; che le grandi multinazionali agroalimentari (Monsanto in testa) stanno montando una grossa campagna per influenzare l'opinione pubblica; e che Collin Powel, nel corso della sua recente visita a Giovanni Paolo II, ha parlato anche degli ogm.

Sono convito che si debba aprire una riflessione profonda. Chiediamoci: perche' il Vaticano va da una parte mentre i missionari e importanti episcopati del sud del mondo dall'altra? Per me, sono tre i nodi da sciogliere. 1) E' molto, ma molto discutibile affermare che gli ogm possono risolvere il problema della fame. Perche' non c'e' bisogno di piu' cibo, ma di cibo prodotto localmente dai contadini del sud del mondo. Se oggi si produce molto piu' cibo del necessario e c'e' gente affamata, vuol dire che questa gente non ha un lavoro, un pezzo di terra, gli strumenti per lavorare la terra o credito per comprare o produrre cibo. 2) La chiesa ha sempre assunto posizioni molto nette in questioni di ''interferenza'' nella struttura stessa della vita umana, (vedi anticoncezionali e procreazione assistita). Perche' ora questo tentennamento su interferenze in altre forme di vita? 3) C'e' il rischio concreto che le multinazionali s'impadroniscano dell'agricoltura. Lo scorso anno, qui da noi, molti si sono scandalizzati, quando il governo zambiano ha rifiutato il cibo ogm per combattere la fame. Lo Zambia - ha spiegato Susan George - avrebbe accettato il grano se fosse stato macinato. La paura era che i contadini seminassero quel grano. E sarebbe sorto un problema: il paese esporta mais in Europa e l'Europa non avrebbe mai accettato granaglie ogm. Tutti noi, in prima linea i teologi moralisti, siamo chiamati a riflettere in profondita' su questo problema. E dobbiamo, se necessario, farci sentire. Non si possono avere due pesi e due misure nei giudizi morali. Mi auguro che la chiesa pubblichi un documento in cui dichiara che gli ogm sono moralmente non accettabili''.
Asca, 8 gennaio 2004
domenica 11 gennaio 2004


News

FPP2 GRATIS, ANNUNCIO DI BIDEN, COSA ASPETTA DRAGHI?
Il presidente USA Biden, raccogliendo la richiesta che da tempo avanza Bernie Sanders, ha annunciato che gli Stati Uniti forniranno mascherine ffp2 gratis ai cittadini. >>



Pesticidi in Unione europea.
La European Food Safety Authority (EFSA) ha pubblicato un report sugli ortaggi e frutta più contaminati da pesticidi... studio pubblicato nel mese di febbraio 2021 che discute i dati del 2019. In tutta Europa, nell’anno 2019, sono stati analizzati 96.302 campioni e la frequenza media si attesta su 19 analisi per 100mila abitanti. I paesi più virtuosi sono la Lituania (125 analisi su 100mila abitanti), la Bulgaria (104 analisi) e il Lussemburgo (81 analisi). I meno virtuosi sono la Gran Bretagna (1,5 analisi), la Spagna (5 analisi) e la Polonia (7 analisi). L’Italia e la Francia si attestano sulla media europea di 19 analisi per 100mila abitanti, la Germania appena un po’ in più con 25 analisi. >>



Sesto Rapporto IPCC - Working Group I su nuove conoscenze e cambiamenti climatici.
In occasione della presentazione del rapporto del Working Group I dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) che delinea le nuove conoscenze scientifiche in merito ai cambiamenti climatici, ai loro effetti e agli scenari futuri, di seguito sono proposti i dati del VI rapporto Ipcc riassunti e forniti dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac) di Bologna. Sesto Rapporto IPCC – Working Group I Annalisa Cherchi, Susanna Corti, Sandro Fuzzi Lead Authors IPCC WG I Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima Consiglio Nazionale delle Ricerche Bologna INTRODUZIONE SU IPCC Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), creato dalle Agenzie delle Nazioni Unite UNEP (UN Environmental Program e WMO (World Meteorological Organisation) nel 1988, ha il compito di redigere a scadenza regolare rapporti di valutazione sulle conoscenze scientifiche relative al cambiamento climatico, ai suoi impatti, ai rischi connessi, e alle opzioni per la mitigazione e l’adattamento. È attualmente in corso di finalizzazione il 6° Rapporto IPCC (AR6). Ogni Rapporto IPCC si compone di tre parti, ognuna redatta a cura di un apposito Working Group (WG). Working Group I: valuta le nuove conoscenze scientifiche emerse rispetto al rapporto precedente. Working Group II: valuta gli impatti del cambiamento climatico sull’ambiente e la società e le azioni di adattamento necessarie. Working Group III: valuta le azioni di mitigazione del cambiamento climatico. Ogni WG redige un rapporto mediamente dell’ordine di 2-3000 pagine, accompagnato da un Riassunto tecnico che mette in evidenza i punti salienti del rapporto e un breve Summary for Policy Makers ad uso dei responsabili politici dei paesi associati all’ONU, nei quali sono condensate per punti essenziali tutte le informazioni analizzate nel dettaglio nei singoli rapporti. Ogni WG si compone mediamente di 200-250 scienziati (Lead Authors) scelti su proposta dei singoli governi dal Bureau IPCC. La partecipazione dei singoli scienziati è volontaria e non retribuita. È bene ricordare che i risultati dei Rapporti IPCC sono basati esclusivamente sull’esame critico di diverse migliaia di lavori scientifici pubblicati (14.000 solo per quanto riguarda il WG I). I Rapporti IPCC, la cui stesura impegna gli scienziati per circa tre anni, sono soggetti prima della stesura finale a due fasi di revisione da parte di diverse centinaia di altri scienziati esperti del settore e da parte di esperti dei singoli governi. Il giorno 9 agosto 2021 verrà presentato ufficialmente il Rapporto del Working Group I dedicato allo stato dell’arte delle basi scientifiche del cambiamento climatico e degli avanzamenti rispetto all’ultimo rapporto AR5. Gli altri due Rapporti di cui si compone AR6 sono tuttora in corso di elaborazione e verranno presentati nei primi mesi del 2022. Per quanto riguarda il Working Group I, sui 234 Lead Authors provenienti da 66 Paesi, tre sono gli scienziati appartenenti a un’istituzione di ricerca italiana, tutti ricercatori dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche. >>