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Crisi ambientale in Corea del Nord


Per la prima volta in assoluto, la Corea del Nord pubblica un rapporto sullo stato dell'ambiente nel paese: descrive una situazione di crisi grave, che potrebbe precipitare se non affrontata per tempo. Il "Rapporto sullo stato dell'ambiente nella Repubblica popolare democratica di Corea 2003" è stato compilato da esperti di enti statali e università nordcoreane con la collaborazione dei programmi delle Nazioni unite per l'ambiente e per lo sviluppo, Unep e Undp: è stato diffuso ieri, e con l'occasione il capo del Consiglio nazionale per l'ambiente nordcoreano, Ri Jung Sik, ha firmato con il capo dell'Unep Klaus Toepfer un accordo di collaborazione. Ecco dunque la "fotografia" di una crisi ambientale. Il rapporto identifica delle "questioni prioritarie" relative a foreste, acqua, qualità dell'aria, terra e biodiversità. La perdita di foreste è tra i problemi più gravi, afferma il rapporto. Sembra strano, in fondo tre quarti del territorio nordcoreano hanno una copertura forestale (anche se per la gran parte sono su pendii con pendenza superiore al 20%), e l'estensione delle foreste è perfino aumentata dagli anni `50: ma l'ultimo decennio ha visto la tendenza opposta. Il declino è dovuto in parte all'aumento del taglio commerciale del legname, in parte al raddoppio del consumo di legna da ardere, a incendi e attacchi di parassiti. Più a lungo termine, la crescita della popolazione (oggi 24,4 milioni di persone, al 60 % abitanti in aree urbane) e la necessità di espandere l'agricoltura a zone collinose sulle montagne sono una potente minaccia alle foreste. Così ora il governo ha rilanciato le campagne per piantare alberi. D'altra parte anche l'autosufficenza alimentare è sempre stata una priorità. La situazione è dura: i raccolti sono diminuiti di quasi due terzi nel corso degli anni `90, per cause molteplici. Le ripetute alluvioni e poi la siccità hanno provocato carestie che hanno fatto notizia nel mondo (la Corea del Nord oggi dipende da aiuti internazionali per sfamare la sua popolazione), ma a questi disastri naturali vanno associate questioni strutturali: il degrado dei suoli dovuto proprio alla deforestazione, l'acidificazione conseguente a troppi input chimici, la penuria di fertilizzanti, macchinari agricoli e carburante. E' piorità urgente, dice il rapporto, rigenerare i suoli con opere di protezione dalle alluvioni, piantare alberi, creare terrazzamenti, usare fertilizzanti organici.L'acqua è un altro problema. Non perché manchi, al contrario la Corea del Nord è ricca in risorse idriche - e l'80 percento delle acque di superfice al momento sono usate per produrre energia idroelettrica. Ma l'inquinamento dei fiumi ha raggiunto livelli inaccettabili. Il Taedong, che scorre attraverso la capitale Pyongyang, è tra i più contaminati: il rapporto dice che decine di fabbriche vi scaricano circa 30mila metricubi al giorno di reflui non trattati; allo stesso tempo è diminuita la portata d'acqua del fiume (causa siccità), così la concentrazione di inquinanti aumenta - il fiume è meno capace di rigenerarsi naturalmente. Anche il fiume Amnok, che segna parte del confine tra la Corea del Nord e la Cina, riceve gli scarichi delle zone industriali e dei centri urbani addossati alla frontiera. E' urgente investire in sistemi fognari, depuratori e sistemi di approvvigionamento idrico, dice il rapporto - e fissare norme più severe sugli scarichi industriali.Il problema dell'aria è legato soprattutto al carbone: è usato per produrre elettricità, per i riscaldamenti, l'industria, e la Corea del Nord prevede di aumentarne il consumo di 5 volte entro il 2020. D'altra parte la Corea del nord è in deficit di energia e spera di aumentare il consumo: briciava nel 1990 quasi 48 milioni di tonnellate equivalenti petrolio (tep), per il 2020 si prevede saranno 96 milioni di tep. E questo rimanda all'urgenza di filtri alle centrali e alle ciminiere industriali, e investimenti per migliorare l'efficienza energetica e per espandere l'uso di energie rinnovabili. Conclude il rapporto: "Il conflitto tra progresso socio-economico e la via di uno sviluppo sostenibile si aggraverà se le questioni emergenti non sono affrontate in tempo".

TERRATERRA MARINA FORTI
sabato 28 agosto 2004


News

Pesticidi, in 10 anni raddoppiato l’impatto tossico su api e impollinatori.
L’impatto tossico dei pesticidi sulle api e altri impollinatori è raddoppiato in un decennio nonostante la quantità di quelli utilizzati sia diminuita perché “la tossicità totale applicata agli invertebrati è notevolmente aumentata dal 2005”. A denunciarlo è uno studio condotto dal professor Ralf Schulz, dell’Università di Coblenza e Landau in Germania, pubblicato dalla rivista Science e riportato nei giorni scorsi dal ‘Guardian’. I risultati hanno di fatto smentito l’ipotesi che il calo della quantità di pesticidi utilizzati stia riducendo il loro impatto ambientale così come l’idea che le colture OGM porterebbero a ridurne l’uso. >>



Acqua Bene Comune
Recentemente è comparso sui giornali locali un comunicato stampa del Comune di Padova sulla delibera di Giunta relativa all’aggiornamento del protocollo di intesa tra Comune ed AcegasApsAmga, perla “Agevolazione nella fornitura di acqua ai clienti svantaggiati”. E’sicuramente positivo “Operare congiuntamente per il sostegno dei cittadini in condizioni di grave disagio economico, condividendo le finalità di prevenire ed evitare il distacco delle utenze”, ma vogliamo ricordare che il 28 gennaio 2019 il Consiglio Comunale ha approvato una Delibera di Iniziativa Popolare sull’Acqua, secondo la quale il gestore non può mai sospendere la fornitura ma solamente limitare il flusso e la riduzione di flusso può avvenire solo dopo sentenza di un ente terzo, se tutti i tentativi di conciliazione non hanno avuto buon esito(punto 1 della delibera citata). >>



Eni e la politica estera dell’Unione europea: il consigliere a rischio “conflitto di interessi”
Nathalie Tocci, nel cda della multinazionale degli idrocarburi da metà maggio 2020, è stata nominata consigliere speciale dell’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione europea, Joseph Borrell. Quest’ultimo ammette le incongruenze e promette “mitigazioni” per evitare sovrapposizioni. Ma per Re:Common le misure adottate sono “insufficienti”. Consigliere di amministrazione di Eni e ora anche consigliere speciale dell’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione europea. È la storia di Nathalie Tocci, nominata lo scorso 13 maggio amministratore non esecutivo del cda della multinazionale degli idrocarburi partecipata dallo Stato italiano al 30%. Quasi due mesi dopo, Tocci ha ricevuto dalla Commissione europea l’incarico di “fornire consulenza sull’elaborazione della strategia globale dell’Ue” accanto allo spagnolo Josep Borrell. >>