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Senegal. Il mango e l’altra globalizzazione


Se compri quel mango, fai un dispetto ai bana bana. E perché mai dovremmo dare un dispiacere a gente con un nomignolo dal suono tanto grazioso? Semplice, perché, al di là della comprensibile poca consuetudine delle nostre orecchie, quel “bana bana” indica gli intermediari che stabiliscono il prezzo e taglieggiano i frutticoltori della Casamance, la regione più bella e martoriata del Senegal. Proprio per sfuggire allo sfruttamento dei “bana bana”, i 124 piccoli produttori dell’Associazione dell’Arrondissement di Diuloulou [Apad] affrontano oggi un lungo e pericoloso viaggio di due giorni. Varcano due volte i confini del Gambia per raggiungere infine l’aeroporto di Dakar, da dove i manghi vengono spediti in Italia, dove, proprio in questi giorni di fine luglio, cominciano a essere distribuiti da Unicoop di Firenze. Questo avventuroso percorso, favorito da un progetto di cooperazione agricola del Cospe [la Ong che collabora con Apad dal lontano 1988], ha un’importanza davvero rilevante per i consumi dei prodotti che rispettano il lavoro del Sud del mondo. In primo luogo perché in questo modo arrivano in Italia i primi manghi certificati da Fairtrade Transfair, e poi perché Apad è la prima associazione senegalese del commercio equo che diventa anche esportatore. Se a tutto questo si aggiunge che la splendida e verde Casamance è da oltre vent’anni un vero e proprio campo di battaglia [ricoperto di mine antiuomo] tra i governi repressivi di Dakar e la guerriglia indipendentista, ecco che quel dispetto ai bana bana e, soprattutto, quel sostegno alle famiglie che vivono solo di quel che producono i loro piccoli frutteti, assume un valore straordinario e concreto. Naturalmente, il presupposto di questo discorso è che il mango, quando arriva alla giusta maturazione, è un frutto profumato e davvero delizioso.

Fonte: Transfair Italia
martedì 24 agosto 2004


News

Il Parlamento di Cipro boccia il CETA, Trattato Ue-Canada,
Il Parlamento di Cipro boccia il CETA, Trattato Ue-Canada, già in vigore provvisorio dal 21 settembre 2017, un piccolo Stato che blocca l'iter di ratifica di un accordo dalle conseguenze devastanti per l'agroalimentare, decisione esplosiva che speriamo sia ripresa da altri Stati europei, Italia innanzitutto. Con 37 voti contrari e solo 18 favorevoli (partito di Sinistra Akel e socialisti contrari, destra favorevole), il 31 luglio il Parlamento della piccola Cipro ha detto NO al trattato di libero scambio fra UE e Canada. Tutti i partiti, ad eccezione della destra, hanno votato contro il CETA, opponendo diverse motivazioni: dai rischi del tribunale ICS, costruito su misura per le multinazionali che vogliono fare causa agli stati, alla mancata protezione dei prodotti tipici, tra cui ricordiamo il formaggio di capra Halloum, esposti alla pirateria alimentare d'oltreoceano. E poi i pericoli dell’uso troppo disinvolto di pesticidi come il glifosato, che in Canada viene utilizzato per seccare il grano prima della raccolta, e la paura di accrescere ulteriormente il potere delle grandi imprese. >>



Covid e biologico: il 73% delle aziende in crisi a causa della pandemia.
Per oltre due aziende su tre del settore biologico la possibilità di reggere alla crisi economica sopraggiunta a causa dell’emergenza sanitaria è di massimo tre mesi. È questo uno dei primi dati dell’analisi voluta e sviluppata dalle tre maggiori organizzazioni del comparto, Aiab, FederBio e Assobiodinamica, a partire da una proposta della Fondazione italiana per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica (FIRAB), per rilevare l’impatto della pandemia da Covid19 sul biologico. >>



Coronavirus, 5,7 mln di litri di latte al giorno dall’estero
Ogni giorno 5,7 milioni di litri di latte straniero attraversano le frontiere e invadono l’Italia con cisterna o cagliate congelate low cost di dubbia qualità in piena emergenza coronavirus, proprio mentre alcune aziende di trasformazione cercano di tagliare i compensi riconosciuti agli allevatori italiani, con la scusa della sovrapproduzione. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati del Ministero della salute relativi ai primi quindici giorni del mese di marzo 2020 sui flussi commerciali dall’estero in latte equivalente. Bisogna fermare qualsiasi tentativo di speculazione sui generi alimentari di prima necessità come il latte che – sottolinea la Coldiretti – nell’ultima settimana di rilevazione sui consumi ha registrato un balzo del 47% degli acquisti da parte delle famiglie, sulla base dei dati IRI che evidenziano anche l’aumento degli acquisti di formaggi, dalla mozzarella (+35%) al Grana Padano e Parmigiano Reggiano (+38%). >>