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Ambiente - L’AGRICOLTURA ITALIANA DI QUALITÀ PER COMBATTERE I CAMBIAMENTI CLIMATICI.

ROMA\ aise\ - È possibile che l’agricoltura italiana contribuisca efficacemente allo sviluppo delle energie rinnovabili per la diminuzione delle emissioni inquinanti ed il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto? È possibile che questo avvenga in modo corretto, tale da garantire la sostenibilità ambientale dell’impresa e la tutela anche economica dell’agricoltore?
Dal convegno organizzato oggi a Roma da Legambiente, insieme al Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali e all’Unione Province Italiane sulle agri-energie sostenibili, e al quale hanno preso parte, tra gli altri, i Sottosegretari del Ministero delle Politiche agricole Guido Tampieri e Stefano Boco, il Vicepresidente dell’Upi e Presidente della Provincia di Ascoli Piceno Massimo Rossi e il Direttore generale di Legambiente Francesco Ferrante, è emersa la risposta positiva a queste domande. "La ricetta – ha dichiarato Francesco Ferrante – risiede proprio nella tipicità del nostro sistema agricolo. Solo partendo dal riconoscimento delle caratteristiche di qualità della nostra agricoltura, orientata alla qualità piuttosto che alla quantità, alla tipicità piuttosto che alla omologazione della produzione industrializzata, al legame con il territorio di provenienza piuttosto che alla delocalizzazione e all’utilizzo di OGM, sarà possibile affrontare correttamente la nuova sfida per il nostro territorio". E proprio un’agricoltura di qualità può dare un contributo significativo anche alle politiche contro i cambiamenti climatici, se realizzata con la consapevolezza dei paletti entro i quali tale contributo può dispiegarsi. Per le coltivazioni agricole destinate alla produzione di energia devono infatti essere preventivamente ben valutati i bilanci idrici ed energetici delle stesse, perché non avrebbe senso usare a fini energetici coltivazioni che richiedono grandi usi di acqua e che aggraverebbero le crisi idriche già in atto, né trascurare, per il bilancio energetico, quanta energia si consuma nella produzione e soprattutto nel trasporto. Inoltre, attraverso l’utilizzo di appropriate tecniche colturali per esempio, può aumentare la quantità di carbonio organico nel terreno. Se il contenuto di carbonio organico dei suoli italiani aumentasse ad un ritmo dell’1% all’anno, si sequestrerebbero, in un solo anno, 45 milioni di tonnellate circa di CO2 atmosferica, pari al 10% delle emissioni di gas serra del nostro paese. Da qui la scelta di promuovere esclusivamente le filiere virtuose, corte e rispettose delle vocazioni anche paesaggistiche dei territori. "Se in positivo va segnalato che la finanziaria 2007 contiene misure che rilanciano il settore dei biocarburanti fissando quote minime da immettere al consumo, incentivazioni attraverso la defiscalizzazione e programmi per favorire la creazione di una filiera nazionale di biocarburanti – ha continuato Ferrante -, pensiamo sia necessario precisare ulteriormente le caratteristiche di questa nuova agricoltura da promuovere, perché altrimenti anche l’obiettivo europeo di raggiungere entro il 2020 il 10% di biocarburanti rischia di diventare un traguardo pericoloso relativamente agli equilibri che invece bisogna mantenere sul territorio". Bisogna quindi fissare un obiettivo relativo alla percentuale del fabbisogno energetico nazionale che sia possibile soddisfare grazie alle fonti energetiche di origine agricola da filiera corta,; scegliere l’applicazione di sistemi idonei alle caratteristiche ambientali del territorio in un contesto di piena sostenibilità; sostenere l’organizzazione della filiera produttiva da parte degli imprenditori agricoli; gestire con lungimiranza il patrimonio forestale in un ottica di applicazione del protocollo di Kyoto; incentivare la diffusione delle buone pratiche agricole, a partire dall’agricoltura biologica, e premere affinché sia esteso alle biomasse da filiera corta il sistema di incentivazione in conto energia previsto attualmente solo per il fotovoltaico. Tutto ciò, secondo Legambiente, consentirebbe di scongiurare, o almeno di contribuire a limitare, i danni devastanti che le produzioni intensive di biocarburanti in alcuni Paesi del terzo mondo stanno provocando all’ecosistema e soprattutto alle popolazioni che vivevano prevalentemente dei prodotti delle loro terre. Secondo la Coldiretti, l’Italia dispone dei terreni, delle professionalità e delle tecnologie adeguate a sviluppare all'interno dei confini la produzione di biocarburanti. La recente firma dell'accordo quadro di filiera per lo sviluppo di energie rinnovabili consentirà per il 2007 la coltivazione di semi oleosi a fini energetici, come colza e girasole, per 70mila ettari di terreno dai quali è possibile ottenere circa 70mila tonnellate di biodiesel. La superficie coltivata sarà incrementata negli anni successivi a 180mila ettari nel 2008 e a 240mila ettari nel 2009 che significa un risparmio di 250mila tonnellate di equivalente petrolio per permettere all'Italia di avvicinarsi all'obiettivo fissato dalla Commissione Europea con la prospettiva di aumentare entro il 2020 la proporzione di utilizzo fino al 10 per cento. (Fonte: aise)


martedì 20 marzo 2007


News

Ammazzarsi non è la soluzione.
Giovanni Viola, trentenne, si è impiccato nella sua azienda agricola. Giovanni era sposato, era padre di un bambino, era un produttore agricolo capace, era una brava persona che non accettava la situazione economica in cui era precipitato. Per tutto questo non ha retto. Le brave persone non fanno mai del male agli altri, non ci riescono, e per questo ieri dopo pranzo si è recato nella sua azienda e li ha compiuto l’ultimo atto - assurdo e per nulla condivisibile - della sua breve vita. Siamo alla resa dei conti, quello di ieri non è il gesto disperato di un singolo. NO! Vittoria sta vivendo la crisi economica e sociale più ampia della sua storia recente. Migliaia di titolari di aziende agricole, artigianali e commerciali si trovano nelle stesse condizioni economiche e psicologiche in cui si trovava Giovanni. Nessuno ha compreso quanto sia ampio il livello di disperazione di questa terra. Quella di ieri è solo una piccola frazione della punta dell’iceberg che ci sta venendo addosso. Il rischio, che va subito contrastato è l’emulazione. Togliersi la vita non è la soluzione. >>



SOLIDARIETA' AL POPOLO MAPUCHE!
“Operazione Uragano”. È il nome che i carabinieri cileni hanno scelto per un’azione repressiva contro 8 leader del popolo mapuche, il popolo “originario” che da secoli lotta per la sua terra. Gli 8 erano stati arrestati, in via preventiva, per associazione terroristica, accusati di aver prodotto attacchi incendiari. >>



Le Ong possono chiedere il riesame delle autorizzazioni agli OGM, perché ambiente e salute sono connessi. Il Tribunale dell’Ue dà torto alla Commissione.
Il Tribunale dell’Ue ha annullato la decisione con la quale la Commissione europea aveva respinto la richiesta di un’organizzazione non governativa, la TestBioTech, volta ad ottenere il riesame dell’autorizzazione all’immissione in commercio di prodotti contenenti soia geneticamente modificata. La richiesta dell’Ong era stata avanzata sulla base di un regolamento dell’Unione che consente alle organizzazioni non governative di partecipare ai processi decisionali in materia ambientale, il cosiddetto “regolamento di Aarhus”. La Commissione Ue aveva obiettato che gli aspetti legati alla valutazione sanitaria degli alimenti o dei mangimi OGM non potevano essere esaminati nel contesto del regolamento di Aarhus, dal momento che tali aspetti non riguardavano la valutazione dei rischi ambientali, bensì il settore della sanità. >>