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«Oggi ho venduto le vacche»

UN ALLEVATORE ENTUSIASTA CHE SI E’ ARRESO BRESCIA - «Questa mattina le mie vacche sono state caricate sui camion e sono andate in una stalla di Mairano. Vive: sono frutto di 20 anni di selezione. La quota latte è già venduta a Walter Giacomelli (in presidente della Cobreca n.d.r.). Ero pronto a raddoppiare la stalla, invece rinuncio. Mi dedicherò alla coltivazione biologica, sono interessato a diventare una fattoria didattica, sto facendo un pensierino alla coltivazione di piccoli frutti». Giambattista Goffi, perito agrario di Prevalle, consigliere della cooperativa Gardalatte, un entusiasta che dice «non mi sentivo bene se ogni anno non facevo un investimento», racconta così la decisione forse più sofferta della sua vita. Ora è sereno, ma non deve essere stato facile.
Del resto Sergio Visini aveva detto poco prima al presidente della Provincia che «si litiga in famiglia su cosa fare della stalla da latte, se comprare quote, se venderle tutte, se crescere o abbandonare». L’abbandono di Giambattista Goffi è un segnale di quelli forti. Non è la piccola stalla che si accorge di essere fuori mercato. Chiude una signora azienda. «Ero pronto a raddoppiare la stalla investendo molto in quote latte e strutture. mi hanno convinto a mollare tutto». «Non si può alzarsi la mattina prima dell’alba e chiedersi se mungere è una cosa giusta o sbagliata». Goffi conduce a Prevalle la cascina Caselle che avevano 120 capi di cui 60 in Ero pronto ad indebitarmi per un miliardo di vecchie lire. La confusione che domina il settore e il calo dei prezzi lattazione. Tra proprietà e affitto Goffi ha 60 piò di terra. Dimensioni ottimali per la zona. Con successivi acquisti Goffi aveva portato la sua quota latte da 1.300 quintali a 5.500 quintali. Malgrado questo, per l’impossibilità di stipulare affitti in corso d’anno e ancor meno soccide, ha anche lui il suo fardello di 130 mila euro di multe. «Ho cominciato nell’82 con 5 manze per passione», racconta Goffi. Passione che si è trasmessa al secondogenito che studia al Pastori. Troppo tardi? (g.m.p)


venerdì 27 dicembre 2002


News

Ammazzarsi non è la soluzione.
Giovanni Viola, trentenne, si è impiccato nella sua azienda agricola. Giovanni era sposato, era padre di un bambino, era un produttore agricolo capace, era una brava persona che non accettava la situazione economica in cui era precipitato. Per tutto questo non ha retto. Le brave persone non fanno mai del male agli altri, non ci riescono, e per questo ieri dopo pranzo si è recato nella sua azienda e li ha compiuto l’ultimo atto - assurdo e per nulla condivisibile - della sua breve vita. Siamo alla resa dei conti, quello di ieri non è il gesto disperato di un singolo. NO! Vittoria sta vivendo la crisi economica e sociale più ampia della sua storia recente. Migliaia di titolari di aziende agricole, artigianali e commerciali si trovano nelle stesse condizioni economiche e psicologiche in cui si trovava Giovanni. Nessuno ha compreso quanto sia ampio il livello di disperazione di questa terra. Quella di ieri è solo una piccola frazione della punta dell’iceberg che ci sta venendo addosso. Il rischio, che va subito contrastato è l’emulazione. Togliersi la vita non è la soluzione. >>



SOLIDARIETA' AL POPOLO MAPUCHE!
“Operazione Uragano”. È il nome che i carabinieri cileni hanno scelto per un’azione repressiva contro 8 leader del popolo mapuche, il popolo “originario” che da secoli lotta per la sua terra. Gli 8 erano stati arrestati, in via preventiva, per associazione terroristica, accusati di aver prodotto attacchi incendiari. >>



Le Ong possono chiedere il riesame delle autorizzazioni agli OGM, perché ambiente e salute sono connessi. Il Tribunale dell’Ue dà torto alla Commissione.
Il Tribunale dell’Ue ha annullato la decisione con la quale la Commissione europea aveva respinto la richiesta di un’organizzazione non governativa, la TestBioTech, volta ad ottenere il riesame dell’autorizzazione all’immissione in commercio di prodotti contenenti soia geneticamente modificata. La richiesta dell’Ong era stata avanzata sulla base di un regolamento dell’Unione che consente alle organizzazioni non governative di partecipare ai processi decisionali in materia ambientale, il cosiddetto “regolamento di Aarhus”. La Commissione Ue aveva obiettato che gli aspetti legati alla valutazione sanitaria degli alimenti o dei mangimi OGM non potevano essere esaminati nel contesto del regolamento di Aarhus, dal momento che tali aspetti non riguardavano la valutazione dei rischi ambientali, bensì il settore della sanità. >>