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Caccia ai polli ogm

Greenpeace blocca gli stabilimenti dell'Aia. Che si difende: «siamo senza ogm».
VERONA L'azione spettacolare anti-ogm che una quarantina di attivisti di Greenpeace ha realizzato ieri mattina allo stabilimento dell'Aia (Gruppo Veronesi: mangimi, prodotti avicoli, marchi Montorsi e Negroni) a S. Martino Buonalbergo, pochi chilometri da Verona, ha fruttato (oltre a una quarantina di denunce per manifestazione non autorizzata) il primo incontro faccia a faccia tra i dirigenti dell'azienda e i portavoce della campagna anti-ogm di Greenpeace Italia. Un colloquio durato sette ore «che rompe un tabù - ci ha detto Luca Colombo, che con Federica Ferrario vi ha partecipato per Greenpeace - quello dell'autoreferenzialità di questa azienda, che non ha mai accettato prima il dialogo, da noi richiesto più volte anche attraverso azioni dirette». Ieri l'intervento è iniziato con l'arrivo simultaneo dei furgoni carichi di materiale e di persone nel cortile dello stabilimento: quintali di soia non-ogm acquistata presso il Consorzio agrario di Verona scaricati davanti all'ingresso principale «perché - spiega Greenpeace - le alternative alla soia transgenica esistono», ragazzi e ragazze in tuta o vestiti da gallina che si arrampicano sul tetto e sui camion, alcuni dei quali pronti alla partenza o fermi per il carico. Una sequenza durata una manciata di minuti e poi lo sventolìo degli striscioni gialli, «Se c'è Aia, c'è soia ogm», «Difenditi dall'ogm», «No ogm». La reazione dei primi arrivati, addetti alla sicurezza dell'azienda ma anche impiegati e semplici operai, non è per niente incoraggiante. Qualche spintone, insulti che volano, clima di tensione che dura anche dopo l'arrivo delle forze dell'ordine. A calmare gli animi è la comparsa del responsabile-qualità dell'Aia, Gabriele Speri, che si presenta con un cappone confezionato ed etichettato «alimentato con mangimi non-ogm». E' lo spiraglio per la trattativa, che parte immediatamente, anche se il clima resta acceso. C'è un viavai di dipendenti che discutono con i manifestanti, giornalisti e operatori che si affollano, poliziotti e carabinieri che alla fine decidono di intervenire e iniziano a prelevare gli attivisti (per quelli sui tetti ci sono voluti i mezzi dei vigili del fuoco) che si fanno trasportare «a peso morto» nei cellulari. L'identificazione in questura è velocissima, ma la vicenda si conclude solo verso sera, quando i due di Greenpeace escono dall'Aia. Soddisfatti del risultato? «E' un primo passo avanti - commentano - l'azienda si è impegnata ad ampliare l'assortimento non-ogm, ma soprattutto a mettere insieme un tavolo tecnico per verificare la fattibilità della conversione alla produzione di mangimi non-ogm». Dal canto suo l'Aia, in un comunicato diffuso mentre si svolgeva l'incontro, sottolinea il problema dell'approvvigionamento di soia non modificata. Secondo l'azienda le condizioni del mercato internazionale della soia e la legislazione attualmente in vigore non consentono di garantire l'esclusivo utilizzo di mangimi non-ogm. Per questo, pur essendo disposta al dialogo con gli ambientalisti, li invita a rivolgere le proprie azioni verso i produttori di soia e le autorità europee preposte alla materia.


giovedì 12 dicembre 2002


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