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Sicilia Coldiretti «Comuni e Provincia dicano no alle produzioni Ogm»

I dirigenti e i tecnici della Coldiretti di Catania si sono riuniti per esaminare il decreto sugli Ogm (Organismi Geneticamente Modificati) approvato nei giorni scorsi e pubblicato lo scorso 29 novembre (con il quale viene demandato alle Regioni la fissazione dei parametri e dei criteri per la "coesistenza" degli Ogm) ed hanno ribadito ancora una volta la grande preoccupazione delle imprese agricole e dell'organizzazione per la possibile introduzione degli Ogm sul nostro territorio.
L'ulteriore approfondimento della delicata tematica «ha convinto i partecipanti che il passaggio agli Ogm è dettato solo da motivi speculativi e di forte interesse economico, per i quali le multinazionali ed alcuni "potentati" cercano di carpire la buona fede di alcuni sprovveduti per introdurre nuovi metodi colturali e produttivi che, purtroppo, vanno certamente ad affossare le nostre produzioni tipiche, tradizionali e di qualità a totale discapito dei nostri produttori (già fortemente penalizzati dalla concorrenza incontrollata e sleale) e dei consumatori (che hanno il diritto di essere salvaguardati in materia di naturalezza e di sicurezza alimentare)». Per questo, nel corso della riunione, è stato espresso apprezzamento per le decisioni adottate dai Comuni di Caltagirone, Palagonia, Calatabiano, Mineo, Nicolosi, Biancavilla, ed altri che hanno già deliberato o si accingono a farlo, ed è stato deciso di reiterare l'invito ai sindaci ed ai presidenti dei Consigli, dei Comuni che non hanno ancora dato riscontro alla richiesta, formulata nel morzo scorso dalla Coldiretti, di "investire" i relativi consessi comunali per deliberare l'auspicata dichiarazione dei rispettivi territori "liberi da Ogm". Altrettanto sarà fatto con la Provincia Regionale di Catania. Hanno già aderito 14 Regioni, 27 Province e circa 1800 Comuni. Tratto da "la Sicilia.it"


martedì 7 dicembre 2004


News

Eni e la politica estera dell’Unione europea: il consigliere a rischio “conflitto di interessi”
Nathalie Tocci, nel cda della multinazionale degli idrocarburi da metà maggio 2020, è stata nominata consigliere speciale dell’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione europea, Joseph Borrell. Quest’ultimo ammette le incongruenze e promette “mitigazioni” per evitare sovrapposizioni. Ma per Re:Common le misure adottate sono “insufficienti”. Consigliere di amministrazione di Eni e ora anche consigliere speciale dell’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione europea. È la storia di Nathalie Tocci, nominata lo scorso 13 maggio amministratore non esecutivo del cda della multinazionale degli idrocarburi partecipata dallo Stato italiano al 30%. Quasi due mesi dopo, Tocci ha ricevuto dalla Commissione europea l’incarico di “fornire consulenza sull’elaborazione della strategia globale dell’Ue” accanto allo spagnolo Josep Borrell. >>



Il Parlamento di Cipro boccia il CETA, Trattato Ue-Canada,
Il Parlamento di Cipro boccia il CETA, Trattato Ue-Canada, già in vigore provvisorio dal 21 settembre 2017, un piccolo Stato che blocca l'iter di ratifica di un accordo dalle conseguenze devastanti per l'agroalimentare, decisione esplosiva che speriamo sia ripresa da altri Stati europei, Italia innanzitutto. Con 37 voti contrari e solo 18 favorevoli (partito di Sinistra Akel e socialisti contrari, destra favorevole), il 31 luglio il Parlamento della piccola Cipro ha detto NO al trattato di libero scambio fra UE e Canada. Tutti i partiti, ad eccezione della destra, hanno votato contro il CETA, opponendo diverse motivazioni: dai rischi del tribunale ICS, costruito su misura per le multinazionali che vogliono fare causa agli stati, alla mancata protezione dei prodotti tipici, tra cui ricordiamo il formaggio di capra Halloum, esposti alla pirateria alimentare d'oltreoceano. E poi i pericoli dell’uso troppo disinvolto di pesticidi come il glifosato, che in Canada viene utilizzato per seccare il grano prima della raccolta, e la paura di accrescere ulteriormente il potere delle grandi imprese. >>



Covid e biologico: il 73% delle aziende in crisi a causa della pandemia.
Per oltre due aziende su tre del settore biologico la possibilità di reggere alla crisi economica sopraggiunta a causa dell’emergenza sanitaria è di massimo tre mesi. È questo uno dei primi dati dell’analisi voluta e sviluppata dalle tre maggiori organizzazioni del comparto, Aiab, FederBio e Assobiodinamica, a partire da una proposta della Fondazione italiana per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica (FIRAB), per rilevare l’impatto della pandemia da Covid19 sul biologico. >>