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Sicilia Coldiretti «Comuni e Provincia dicano no alle produzioni Ogm»

I dirigenti e i tecnici della Coldiretti di Catania si sono riuniti per esaminare il decreto sugli Ogm (Organismi Geneticamente Modificati) approvato nei giorni scorsi e pubblicato lo scorso 29 novembre (con il quale viene demandato alle Regioni la fissazione dei parametri e dei criteri per la "coesistenza" degli Ogm) ed hanno ribadito ancora una volta la grande preoccupazione delle imprese agricole e dell'organizzazione per la possibile introduzione degli Ogm sul nostro territorio.
L'ulteriore approfondimento della delicata tematica «ha convinto i partecipanti che il passaggio agli Ogm è dettato solo da motivi speculativi e di forte interesse economico, per i quali le multinazionali ed alcuni "potentati" cercano di carpire la buona fede di alcuni sprovveduti per introdurre nuovi metodi colturali e produttivi che, purtroppo, vanno certamente ad affossare le nostre produzioni tipiche, tradizionali e di qualità a totale discapito dei nostri produttori (già fortemente penalizzati dalla concorrenza incontrollata e sleale) e dei consumatori (che hanno il diritto di essere salvaguardati in materia di naturalezza e di sicurezza alimentare)». Per questo, nel corso della riunione, è stato espresso apprezzamento per le decisioni adottate dai Comuni di Caltagirone, Palagonia, Calatabiano, Mineo, Nicolosi, Biancavilla, ed altri che hanno già deliberato o si accingono a farlo, ed è stato deciso di reiterare l'invito ai sindaci ed ai presidenti dei Consigli, dei Comuni che non hanno ancora dato riscontro alla richiesta, formulata nel morzo scorso dalla Coldiretti, di "investire" i relativi consessi comunali per deliberare l'auspicata dichiarazione dei rispettivi territori "liberi da Ogm". Altrettanto sarà fatto con la Provincia Regionale di Catania. Hanno già aderito 14 Regioni, 27 Province e circa 1800 Comuni. Tratto da "la Sicilia.it"


martedì 7 dicembre 2004


News

Il Parlamento di Cipro boccia il CETA, Trattato Ue-Canada,
Il Parlamento di Cipro boccia il CETA, Trattato Ue-Canada, già in vigore provvisorio dal 21 settembre 2017, un piccolo Stato che blocca l'iter di ratifica di un accordo dalle conseguenze devastanti per l'agroalimentare, decisione esplosiva che speriamo sia ripresa da altri Stati europei, Italia innanzitutto. Con 37 voti contrari e solo 18 favorevoli (partito di Sinistra Akel e socialisti contrari, destra favorevole), il 31 luglio il Parlamento della piccola Cipro ha detto NO al trattato di libero scambio fra UE e Canada. Tutti i partiti, ad eccezione della destra, hanno votato contro il CETA, opponendo diverse motivazioni: dai rischi del tribunale ICS, costruito su misura per le multinazionali che vogliono fare causa agli stati, alla mancata protezione dei prodotti tipici, tra cui ricordiamo il formaggio di capra Halloum, esposti alla pirateria alimentare d'oltreoceano. E poi i pericoli dell’uso troppo disinvolto di pesticidi come il glifosato, che in Canada viene utilizzato per seccare il grano prima della raccolta, e la paura di accrescere ulteriormente il potere delle grandi imprese. >>



Covid e biologico: il 73% delle aziende in crisi a causa della pandemia.
Per oltre due aziende su tre del settore biologico la possibilità di reggere alla crisi economica sopraggiunta a causa dell’emergenza sanitaria è di massimo tre mesi. È questo uno dei primi dati dell’analisi voluta e sviluppata dalle tre maggiori organizzazioni del comparto, Aiab, FederBio e Assobiodinamica, a partire da una proposta della Fondazione italiana per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica (FIRAB), per rilevare l’impatto della pandemia da Covid19 sul biologico. >>



Coronavirus, 5,7 mln di litri di latte al giorno dall’estero
Ogni giorno 5,7 milioni di litri di latte straniero attraversano le frontiere e invadono l’Italia con cisterna o cagliate congelate low cost di dubbia qualità in piena emergenza coronavirus, proprio mentre alcune aziende di trasformazione cercano di tagliare i compensi riconosciuti agli allevatori italiani, con la scusa della sovrapproduzione. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati del Ministero della salute relativi ai primi quindici giorni del mese di marzo 2020 sui flussi commerciali dall’estero in latte equivalente. Bisogna fermare qualsiasi tentativo di speculazione sui generi alimentari di prima necessità come il latte che – sottolinea la Coldiretti – nell’ultima settimana di rilevazione sui consumi ha registrato un balzo del 47% degli acquisti da parte delle famiglie, sulla base dei dati IRI che evidenziano anche l’aumento degli acquisti di formaggi, dalla mozzarella (+35%) al Grana Padano e Parmigiano Reggiano (+38%). >>