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A Roma la marcia dei trattori.

«Salvare le aziende agrozootecniche senza se e senza ma», «Assurdo: 365 giorni di lavoro per morire di fame». Si potrebbe sintentizzare con queste poche parole, prese in prestito da due dei tanti striscioni presenti ieri in piazza S. Giovanni a Roma - da dove si è snodato un corteo che ha raggiunto poi piazza Vittorio - la grave crisi che sta vivendo, e non da oggi, l'agricoltura italiana. Ieri, dopo le numerose mobilitazioni che hanno interessato tutto il meridione, i tanti comitati spontanei nati tra gli agricoltori siciliani, Altragricoltura, Codifas (Consorzio difesa agricoltura siciliana), il Comitato degli agricoltori metapontini e tanti altri sono arrivati nella capitale - proprio nella giornata di apertura del vertice Fao sulla «sicurezza alimentare» - per protestare contro i prezzi bassi delle materie prime alimentari e lo strapotere delle multinazionali o della grande distribuzione, per il diritto al futuro.

«Vorrei chiedere ai nostri governanti» dice un agricoltore in piazza «se devo continuare a lavorare oppure no. Io ho un vigneto, e sa quanto costa coltivare un ettaro di terreno?» chiede. «1.700 euro. Sa quanto ne ricavo? 1000 euro. Lordi, naturalmente. L'uva che produco viene pagata 13-14 centesimi al kg, mentre a me ne costa circa 35. Non solo non lavoriamo per guadagnare, ma alla fine ci rimettiamo. Non si può continuare così, è un disastro totale», esclama sconsolato.

Alle Regioni e al governo gli agricoltori chiedono, tra l'altro: un intervento immediato che fermi il massacro che sta condannando il 40% delle aziende agricole alla chiusura, soprattutto al sud; la dichiarazione dello stato di crisi socieconomica delle aziende agricole (come hanno già fatto Sicilia, Basilicata e Sardegna) per assumere provvedimenti straordinari, anche in deroga alle regole comunitarie, a sostegno del mancato reddito delle aziende agricole e zootecniche.

Molti dei manifestanti erano partiti quattro giorni fa dalla Sicilia con centinaia di trattori e tra mille difficoltà (l'iniziativa di ieri, autofinanziata, è stata resa possibile grazie ad una sottoscrizione lanciata dagli agricoltori siciliani). Dopo aver macinato più di duemila chilometri (a 30 km orari) la maggior parte di loro non ha ricevuto l'autorizzazione per sfilare e sono rimasti quasi tutti bloccati all'Eur. Solo tre trattori venivano autorizzati a raggiungere piazza S. Giovanni, accolti dagli applausi di migliaia di agricoltori. (di di P. Cor.)
Il Manifesto

mercoledì 18 novembre 2009


 
News

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