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ACQUA: una risorsa preziosa.

Ogni giorno in Italia si consumano circa 250 litri d'acqua potabile a testa (dai 106 di Pistoia ai 457 di Milano). Molto di più di quella che ci serve davvero. E' acqua che è stata prelevata da pompe, talvolta trattata in impianti, analizzata in laboratori sofisticati, distribuita in tutte le nostre case. E' un bene prezioso. E' possibile evitare inutili sprechi con un po' di attenzione: un rubinetto che perde una goccia ogni 5 secondi, a fine anno ne ha buttati 2 mila litri! Se poi a perdere è il rubinetto dell'acqua calda, è come se avessimo sprecato anche una decina di metri cubi di metano. Ecco perché i consigli per non sprecare l'acqua e non sprecare l'energia si assomigliano così tanto.

Si trovano in commercio semplici e poco costosi apparecchi (riduttori di flusso o rompigetto areati) che consentono di ridurre drasticamente i consumi quando abbiamo bisogno di acqua fluente (quando sciacquiamo i piatti, ci laviamo, facciamo la doccia). In genere si consuma meno lavandosi sotto la doccia che riempiendo la vasca da bagno: ancor meno con un getto che ci fa risparmiare. Controllare bene l'etichetta prima dell'acquisto, per verificare che si tratti effettivamente di dispositivi che consentano il risparmio d'acqua. Nelle nuove costruzioni si prevede il recupero dell'acqua piovana (per la lavatrice) e il riuso dell'acqua ancora pulita per usi meno nobili (innaffiare i giardini): a Bologna si stanno costruendo case che dovrebbero dimezzare i consumi d'acqua(vedi Enea, Bologna). Acqua da bere. L'acqua in bottiglia non è necessariamente più sana dell'acqua potabile del rubinetto: certamente l'acqua pubblica è più controllata, più fresca, molto meno costosa, non è stata trasportata per centinaia di chilometri e non produce rifiuti (ogni anni in Italia usiamo 9 miliardi di bottiglie di plastica). L'acqua del rubinetto è tutta oligominerale e anche quando è “dura” (ricca di sali) fa solo bene in un corpo sano. E' sconsigliata solo per chi soffre di calcoli renali e quando è il medico a dirlo. Inoltre l'acqua imbottigliata non è necessariamente più buona: Legambiente ha fatto la prova offrendo da bere agli studenti di diverse università italiane l'acqua di cinque diverse brocche: solo il 23% ha riconosciuto l'acqua dell'acquedotto. Appena più del 20%, la probabilità casuale di indovinare. Sei brevi suggerimenti per un risparmio ed uso consapevole dell'acqua: 1)- Cambiare le guarnizioni (oppure, se necessario, l'intero pezzo) dei rubinetti che perdono. Costo indicativo: qualche decina di centesimo di euro. 2)- Controllare lo scarico del WC. Il 30% dell'acqua usata in casa è per il gabinetto: se è a cassetta, adottare il pulsante a doppio tasto (poca e tanta acqua). Costo indicativo: 100 euro. 3)- Attenzione ai rubinetti aperti, chiuderli mentre ci si lava i denti o ci si fa la barba (in un minuto scendono anche 10 litri d'acqua). Ogni ciclo di lavaggio consuma la stessa quantità d'acqua e di energia e costa nello stesso modo indipendentemente dal carico: usare lavatrice e lavastoviglie sempre a pieno carico (in alternativa, attivare il tasto economizzatore). Solo risparmio. 4)- Installare rompigetto areati da apporre all'interno del terminale svitabile dei rubinetti: controllare che siano quelli che garantiscono un vero risparmio d'acqua, miscelandola con l'aria, e non soltanto un modo per trattenere la sabbia delle tubazioni. Cambiare il getto della doccia con erogatori “a basso flusso”. Si possono ridurre i consumi anche del 40%. Costo indicativo: circa 1 euro ogni rubinetto, 25-40 euro ogni doccia. 5)- Per innaffiare le piante nei vasi o nel giardino usare l'acqua dei risciacqui e, se c'è bisogno di tanta acqua, acquistare e installare impianti a goccia. Costo indicativo: 100-150 euro. 6)- Bere acqua del rubinetto, risparmiando sull'acquisto di bottiglie di marca. Solo risparmio. ----------

Campagna i portatori d'acqua. Il diritto all'acqua è possibile. Verso la prima Assemblea Mondiale dei cittadini. Per il diritto all'acqua per tutti. Per una gestione pubblica e partecipata. Ancora oggi 1,5 miliardi di persone non hanno accesso all'acqua potabile e 2,6 miliardi a servizi igienico-sanitari di base. Ogni anno 8 milioni di persone muoiono per le malattie connesse all'utilizzo di acqua stagnante. Ogni giorno 34.000 persone, in prevalenza donne e bambini, muoiono per il mancato accesso all'acqua potabile. Siamo di fronte a un “silenzioso genocidio” che si perpetua nell'indifferenza della comunità internazionale. Una situazione intollerabile causata da una politica mondiale imposta dalle imprese Multinazionali e da precise responsabilità e scarsa volontà politica dei Governi. E' tempo di ribellarsi a questi scandalosa indifferenza . L'accesso all'acqua costituisce un elemento costitutivo della vita, rappresenta la “sacralità della vita” di ogni essere vivente ed quindi necessario pervenire al più presto l'acqua al suo riconoscimento come un diritto umano, inalienabile. L'accesso all'acqua sta diventando infatti una questione fondamentale per l'ambiente, per l'economia, per la pacifica convivenza delle popolazioni, in Italia come nella maggior parte dei paesi mondo e pertanto l'acqua deve essere considerata come un bene comune, un patrimonio dell'umanità. Sono questi gli obiettivi ed il campo di azione del MANIFESTO PER UN CONTRATTO MONDIALE sull'Acqua che attraverso l'azione del Comitato internazionale e dei vari Comitati nazionali (Belgio,Canada,Italia,Francia,Svizzera,etc), il sostegno di diverse Associazioni e Movimenti attivi nei tre continenti, si propone di riuscire ad imporre alla comunità internazionale ed ai singoli Governi , il riconoscimento dell'acqua come un “diritto umano inalienabile”, come un “bene comune”, contrastando nel contempo i processi di privatizzazione e di mercificazione della risorsa e della sua gestione. Questo obiettivo è stato lanciato dalla Dichiarazione di Roma, sottoscritta dai sindaci di diverse città italiane in Campidoglio nel dicembre del 2003 ed è stato successivamente condiviso ed inserito nelle Dichiarazioni conclusive dei vari Forum Mondiali sull'Acqua:di Porto Allegre (2001-2002), New Delhi(2004), Manaus (2005), Bamakò e Caracas (2006) e dalle proposte dei Forum Alternativi Mondiali di Firenze (marzo 2003),di Ginevra ( marzo 2005) e da ultimo nel Forum di Città del Messico (marzo 2006). Questa richiesta, condivisa a livello mondiale da tutti i Movimenti impegnati a difesa dell'Acqua, è stata accolta da alcune recenti risoluzioni del Parlamento Europeo, ma non è stata finora minimante presa in considerazione e sancita dagli Stati e dalle Comunità internazionale. La Comunità internazionale che ha approvato la dichiarazione finale del IV° Forum Mondiale dell'acqua (città del Messico 2006) si è rifiutata di riconoscere l'accesso all'acqua come diritto umano nonostante una precisa richiesta formulata dal Parlamento europeo, cioè dai rappresentanti di 25 paesi e di 450 milioni di cittadini. In sintesi, la Campagna " I portatori d'acqua" vuole essere una modalità per mettere in rete, rendere concrete e dare visibilità politica a tutte le iniziative locali di partecipazione dei cittadini e delle comunità locali che sono disponibili a sostenere ed impegnarsi per il riconoscimento dell'acqua come diritto umano e soprattutto di mobilitazione di risorse e di impegno da parte dei Movimenti ed ONG. Un percorso di mobilitazione che si concretizzerà nel marzo del 2007 a Bruxelles, con la realizzazione della “1° Assemblea Mondiale dei cittadini per l'Acqua”. Questo appuntamento costituirà il primo concreto momento di progettualità politica, di tipo parlamentare, messo in atto dai cittadini e dalle comunità locali, nei confronti dei Governi e delle Comunità internazionale per sollecitare, da parte dei Parlamenti il riconoscimento dell'accesso all'acqua come un diritto universale per tutti .

BOZZA di proposta per un MANIFESTO ITALIANO PER UNA GESTIONE PUBBLICA NUOVA DELL’ACQUA Le proposte del Comitato italiano 1. Per un nuovo quadro nazionale e regionale La situazione italiana si presenta oggi a macchia di leopardo ed è variegata e confusa rispetto agli stessi principi introdotti dalla legge Galli. Il Comitato Italiano chiede quindi, a livello nazionale, alla politica di avviare l’iter parlamentare per il varo di una nuova legge quadro nazionale che sancisca, rispetto all’Acqua, i seguenti principi: - il riconoscimento dell’acqua come diritto umano, inalienabile,imprescrittibile da parte della Comunità internazionale ed a livello della Carta Costituzionale italiana e di statuti Regionali e Comunali - il riconoscimento dei servizi idrici, come servizio pubblico nazionale - l’introduzione del principio della ripubblicizzazione dei servizi idrici e delle modalità finanziarie di perseguimento di questo obiettivo - l’istituzione di Fondi Nazionali di solidarietà e di casse nazionali e di meccanismi di fiscalità generale di finanziamento delle opere di manutenzione e di quelle idriche - il riconoscimento ccon leggi Quadro nazionali o a livello Regionale delle Consulte dei cittadini per l’acqua( in ottemperanza all’art.118 della costituzione che riconosce il valore dell’autonoma iniziativa dei cittadini,singoli ed associati, per lo svolgimento di attività di interessi generali. •• L’obbligatorietà della adozione da parte di tutti gli enti locali di una Carta dei Servizi e la proposta di elaborazione di una Carta europea del diritto all’acqua deii cittadini A livello regionale il CICMA auspica che ci pervenga a riconoscere, con leggi regionali ad hoc, la gestione dell’acqua come servizio pubblico e quindi venga superata l’attuale impostazione riconsiderare i servizi idrici nella tipologie di quelli a rilevanza economica e quindi industriale. Ricordiamo al riguardo alcune delle proposte del Comitato per una gestione pubblica del ciclo integrale dell’acqua. Le proposte legislative: § Integrazioni di tutte le gestioni delle acque/risorse idriche. Una politica 'integrata' dell'acqua significa optare per un unico soggetto(autorità) che abbia però la proprietà, la gestione, il controllo, la programmazione di tutte le risorse idriche, di tutte le competenze. § integrazione di tutte le funzioni ed utillizzi a livello di ATO. Politica integrata di "gestione" significa non solo quella potabile, ma quella dello sfruttamento delle sorgenti e quindi delle acque minerali (ripubblicizzazione), quella destinata all'industria, quella utilizzata dall'agricoltura con eliminazione delle autonomie gestionali dei Consorzi idrici. §§ ripubblicizzazione della gestione integrata e dei servizi. Un solo soggetto giuridico a cui conferire il “servizio pubblico” sopprimendo la separazione tra proprietà dei beni/reti e gestione delegata al mercato dei servizi; un gestione “integrata” e “partecipativa” che preveda l'apporto del cittadino, delle comunità sul territorio. § priorità agli investimenti per migliorare la qualità delle acque da rubinetto migliorare la qualità dell’ acqua potabile da rubinetto ed una politica di contenimento dei consumi delle acque minerali. § attivare politiche di riduzione dell’uso dell’acqua e quindi dei consumi per uso non potabile, politiche di riduzione dei consumi a livello agricolo, industriale e per usi domestici, introduzione tramite leggi nazionali o regionali di incentivi per la riconversione degli impianti di irrigazione. § politiche di riciclaggio e riutilizzazione delle acque reflue. § introduzione delle reti duali nelle abitazioni e nei nuovi insediamenti industriali; raccolta e trattamento delle acque piovane, censimento dei pozzi e delle fonti esistenti sul territorio ed utilizzate a livello agricolo. Le proposte di riforma e di innovazione sul piano gestionale a livello di ATO e di Ente Gestore in house: - obbligo di svolgere le attività idriche solo a livello dell’ATO di appartenenza; la SpA deve operare solo a livello di ambito territoriale; - divieto di adesione o di fusione ad imprese multi-utility ; - adozione di una politica delle tariffe differenziate definite sulla base dei principi proposti dal Manifesto, proporzionali ai consumi ed agli usi a partire dal riconoscimento dei 40 litri come diritto di base da assicurare ad ogni cittadino; - contrarietà alla impresalizzazione, cioè ad una gestione dell’acqua come un prodotto industriale di impresa, obbligo del reinvestimento degli utili per miglioramento impianti; - divieto negli Statuti di cessione da parte di soci della Spa di quote di capitale di assenza di diritto di prelazione; - divieto alle privatizzazione e vendita delle Reti idrici; - presenza di modalità di partecipazione dei cittadini e di democrazia dell'acqua; - investimenti per campagne di informazioni ai cittadini/utenti finalizzata a promuovere l’ acqua rubinetto, ridurre i consumi, migliorare la qualità dell’acqua di rubinetto. A livello di Enti Locali, alle Regioni chiediamo: - emanazione di nuove leggi Quadri che escludano la gestione dell’acqua potabile ed i servizi idrici dalla categoria dei servizi industriali , cioè rilevanza economica e sanciscano l’identità di “ servizio pubblico”; - applicazione di una tassa regionale sull’imbottigliamento delle acque minerali pari almeno a 0,516 Euro per ogni 100/lt (1 lira al litro) attualmente applicata solo da tre Regioni. Alle Province chiediamo : - svolgere un effettivo ruolo di coordinamento politico degli indirizzi di gestione dei servizi idrici privilegiando la dimensione dei bacini idrogeologici a livello di ATO; - censimento e monitoraggio, a livello dei singoli ATO, dei prelievi abusivi a livello di pozzi e di prese da acquedotti e sostegno a programmi di riduzione degli sprechi, delle perdite e degli emungimenti; - impegno a destinare un centesimo di euro per metro cubo di acqua fatturato come contributo al finanziamento di specifici interventi di cooperazione che perseguano modelli sostenibili di gestione delle risorse idriche nei paesi sofferenti di carenza di acqua potabile (garantire i 40 litri come diritto inalienabile); Ai Comuni chiediamo: - la revisione dello statuto dell'ATO nel senso sopraindicato, cioè del riconoscimento dell'acqua come “bene comune” e non assoggettato alle norme del mercato e secondo il principio dell'unità di bacino idrografico,così come prescritto dalla direttiva dell’Unione Europea del 23 ottobre 2003, con conseguente individuazione geomorfologica dello stesso. - realizzazione di campagne di sensibilizzazione per disincentivare il consumo di acqua in bottiglia che è altamente inquinante per l’ambiente, mercifica le migliori risorse idriche, produce solo vantaggi e profitti per le imprese private. - impegno alla ripubblicizzazione dell’ATO che hanno già effettuato l’affidamento ad una “gestione mista”; - introduzione di norme funzionali al risparmio idrico, alla realizzazione di reti duali, nelle nuove concessioni edilizie; - introduzione di incentivi per l’adozione nelle abitazioni, negli uffici pubblici, negli hotel, di tecnologie di riduzione dei consumi (riduttori di flussi); 2. Per una finanza pubblica dell’acqua (fiscalità, tariffe,riforma del credito pubblico, cooperative dell’acqua). ll Cicma ritiene che l’accesso all’acqua deve essere garantito sulla base del riconoscimento dell’acqua come diritto umano differenziato su due principi differenziati : - l’accesso al quantitativo minimo di accqua potabile per bere e per l’igiene personale a livello individuale e familiare; - l’accesso all’acqua come risorsa per la sanità(acque minerali ed altri usi), per l’alimentazione e per l’energia. Il CICMA chiede quindi agli amministratori ed ai politici di impegnarsi a creare un sistema finanziario cooperativo, mutualistico,mondiale,destinato a sostenere la messa in opera di un servizio pubblico mondiale dell’acqua ed interventi miranti a garantire l’accesso all’acqua potabile a livello locale, nazionale e continentale, specie nelle regioni semi-aride e desertiche e nelle grandi metropoli della povertà, favorendo anche le azioni di partenariato pubblico-pubblico. Le proposte del Cicma per garantire attraverso un nuovo modello di fiscalità l’accesso all’acqua come diritto umano sono : - accesso all’acqua come diritto umano (40 litri) a carico della comunità tramite la fiscalità generale; per consumi successivi tariffe proporzionali ai consumi; - non applicazione del principio che chi paga può consumare quanta acqua vuole; - applicazione di una water tax sui prelievi delle acque minerali e sulle acque purificate per ogni litro imbottigliato; - applicazione di un sistema di tassazione mondiale a fine redistributivo (tassa mondiale repubblicana) a livello locale, nazionale, continentale e mondiale mediante la destinazione dello 0,01% del PIL dei paesi dell’OCDE destinato ad un fondo per il diritto all’acqua; - fiscalità locali, continentale,mondiale specifica sull’acqua, a titolo provvisorio o di lunga durata (tasse di solidarietà per ATO o su base regionale es. cents/per m3 sulle tariffe di consumo); - creazione di Fondi cooperativi nazionali e mondiali,( es Cassa depositi e prestiti) cioè di strutture finanziarie che possano sostituire la Banca Mondiale o il FMI attraverso : - un cents della pace , cioè sulle spese per gli armamenti (stima 9 miliardi di $ per anni); - un cents per un altro consumo , cioè prelievo di un cents su ogni bottiglia di acqua minerale applicata in tutti i paesi; - un cents della solidarietà : cioè un cents di euro per ogni metro cubo di acqua potabile consumata; - esenzione di IVA, sui servizi svolti dagli ATO in quanto effettuato da Ente pubblico relativo servizio pubblico a favore dei Comuni e degli utenti; - il governo regionale trasferisca agli ATO un contributo in conto esercizio per la compartecipazione alle spese amministrative e generali che dovranno sostenere; - la Provincia regionale continui a farsi carico delle spese finora sostenute a qualsiasi titolo per la salvaguardia e la gestione ambientale delle risorse idriche. 3. Per un innovazione delle modalità di gestione le proposte elaborate dal CICMA e sottoposte alle forze politiche sono le seguenti: - la gestione deve essere pubblica e bisogna puntare sulla ripubblicizzazione della gestione dei servizi e delle sorgenti delle acque minerali; - dar vita ad un nuovo pubblico locale e globale partecipato, che nulla a che fare con la statalizzazione ma ancor meno con la presenza dei partiti nei Cda delle Spa; - promuovere e favorire la partecipazione diretta dei cittadini nei vari organi servizio pubblico; - pensare a nuovi principi etici, ispiratori di una nuova cultura giuridica e legislativa delle Spa di gestione dei servizi pubblici, relativamente alle quotazione in borsa, alle finalità delle Spa, delle modalità di funzionamento dei Cda, sul piano degli indirizzi gestionali; - vincolare la gestione dei servizi idrici delle Spa solo a livello di ATO (territorio); - principio del reinvestimento degli utili nel miglioramento dei servizi; - no alla creazione di multi-utility ; - no alla impresalizzazione (cioè alla gestione dell’acqua come un prodotto industriale di impresa); - no alla cessione di quote di capitali da parte dei sindaci/soci; - attivazione di strumenti di partecipazione e democrazia dell'acqua e di proposte di riduzione dei consumi (riduttori di flusso negli edifici pubblici, nelle scuole, nelle case; - attivazione dei contatori per famiglia, applicazione di canoni sui consumi, campagne di informazioni sui cittadini per valorizzare le acque da rubinetto e per promuovere la riduzione dei servizi; - info, con le bollette, sulle politiche degli ATO sulle analisi dell’acqua di rubinetto; - tariffe differenziate in funzione dell’uso(alimentare, produttivo, industriale); - abolizione dei canoni forfetario minimi; - introduzione del divieto di spreco dell’acqua; - applicazione dei principi del manifesto : 40 litri come diritto, a carico della fiscalità generale e tariffe proporzionali per fasce di consumi; - utilizzo di acqua da rubinetto nelle mense scolastiche, nelle strutture pubbliche, rifiutando l’acqua minerale o in boccioni; - introdurre i riduttori di flusso a livello di usi domestico; - riduzione delle perdite per irrigazione di almeno il 40% dei consumi; - portare al 12% la media delle perdite delle reti di distribuzione; - censimento dei pozzi esistenti; 4. Per una democrazia partecipativa consultazione dei cittadini (a livello nazionale, regionale e locale), il CiCMA ritiene necessario il concorso dei cittadini per la realizzazione dei seguenti obiettivi previsti dalla Dichiarazione di Roma: - mobilitazione per la raccolta di adesioni a sostegno della Dichiarazione di Roma; - inserimento negli statuti dei comuni, province e regioni del diritto all’acqua; - trasformare l’Acqua in uno strumento di Pace attraverso iniziative da parte di Comuni, Province , Regioni e Stati per sancire, con ordini del giorno, delibere ed altri documenti, il ripudio dell’uso dell’acqua per fini politici o militari e come strumento di oppressione, di esclusione e di ricatto. - applicare a tutti i livelli locali (comuni, città, province,regioni, bacini internazionali) la costituzione di Consigli dei cittadini, con poteri effettivi, a sostegno ed in rafforzamento delle istituzioni di democrazia rappresentativa; - messa in atto di una nuova cultura e di comportamenti responsabili sul piano dei consumi e quindi dei comportamenti individuali e collettivi, come ad esempio: - bere l’acqua del rubinetto e non accettare la cocacolizzazione dell’acqua da bere, cioè l’uso dell’acqua in bottiglia.
www.contrattoacqua.it

venerdì 12 gennaio 2007


 
News

Pesticidi in Unione europea.
La European Food Safety Authority (EFSA) ha pubblicato un report sugli ortaggi e frutta più contaminati da pesticidi... studio pubblicato nel mese di febbraio 2021 che discute i dati del 2019. In tutta Europa, nell’anno 2019, sono stati analizzati 96.302 campioni e la frequenza media si attesta su 19 analisi per 100mila abitanti. I paesi più virtuosi sono la Lituania (125 analisi su 100mila abitanti), la Bulgaria (104 analisi) e il Lussemburgo (81 analisi). I meno virtuosi sono la Gran Bretagna (1,5 analisi), la Spagna (5 analisi) e la Polonia (7 analisi). L’Italia e la Francia si attestano sulla media europea di 19 analisi per 100mila abitanti, la Germania appena un po’ in più con 25 analisi. >>



Sesto Rapporto IPCC - Working Group I su nuove conoscenze e cambiamenti climatici.
In occasione della presentazione del rapporto del Working Group I dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) che delinea le nuove conoscenze scientifiche in merito ai cambiamenti climatici, ai loro effetti e agli scenari futuri, di seguito sono proposti i dati del VI rapporto Ipcc riassunti e forniti dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac) di Bologna. Sesto Rapporto IPCC – Working Group I Annalisa Cherchi, Susanna Corti, Sandro Fuzzi Lead Authors IPCC WG I Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima Consiglio Nazionale delle Ricerche Bologna INTRODUZIONE SU IPCC Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), creato dalle Agenzie delle Nazioni Unite UNEP (UN Environmental Program e WMO (World Meteorological Organisation) nel 1988, ha il compito di redigere a scadenza regolare rapporti di valutazione sulle conoscenze scientifiche relative al cambiamento climatico, ai suoi impatti, ai rischi connessi, e alle opzioni per la mitigazione e l’adattamento. È attualmente in corso di finalizzazione il 6° Rapporto IPCC (AR6). Ogni Rapporto IPCC si compone di tre parti, ognuna redatta a cura di un apposito Working Group (WG). Working Group I: valuta le nuove conoscenze scientifiche emerse rispetto al rapporto precedente. Working Group II: valuta gli impatti del cambiamento climatico sull’ambiente e la società e le azioni di adattamento necessarie. Working Group III: valuta le azioni di mitigazione del cambiamento climatico. Ogni WG redige un rapporto mediamente dell’ordine di 2-3000 pagine, accompagnato da un Riassunto tecnico che mette in evidenza i punti salienti del rapporto e un breve Summary for Policy Makers ad uso dei responsabili politici dei paesi associati all’ONU, nei quali sono condensate per punti essenziali tutte le informazioni analizzate nel dettaglio nei singoli rapporti. Ogni WG si compone mediamente di 200-250 scienziati (Lead Authors) scelti su proposta dei singoli governi dal Bureau IPCC. La partecipazione dei singoli scienziati è volontaria e non retribuita. È bene ricordare che i risultati dei Rapporti IPCC sono basati esclusivamente sull’esame critico di diverse migliaia di lavori scientifici pubblicati (14.000 solo per quanto riguarda il WG I). I Rapporti IPCC, la cui stesura impegna gli scienziati per circa tre anni, sono soggetti prima della stesura finale a due fasi di revisione da parte di diverse centinaia di altri scienziati esperti del settore e da parte di esperti dei singoli governi. Il giorno 9 agosto 2021 verrà presentato ufficialmente il Rapporto del Working Group I dedicato allo stato dell’arte delle basi scientifiche del cambiamento climatico e degli avanzamenti rispetto all’ultimo rapporto AR5. Gli altri due Rapporti di cui si compone AR6 sono tuttora in corso di elaborazione e verranno presentati nei primi mesi del 2022. Per quanto riguarda il Working Group I, sui 234 Lead Authors provenienti da 66 Paesi, tre sono gli scienziati appartenenti a un’istituzione di ricerca italiana, tutti ricercatori dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche. >>



Il comitato “Noi braccianti esclusi da tutti”, il SIFUS e la LILCA a Roma in presidio.
Roma 26-04-202 – Ogni pazienza ha un limite. Il SiFUS ed il comitato ” noi braccianti agricoli esclusi da tutto”, organizzano, mercoledì 5 maggio prossimo, alle ore 10.00 , in Piazza di Monte Citorio, un Presidio di protesta dei Braccianti Agricoli contro il Governo Draghi. >>