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Acqua potabile: i dati allarmanti dell'italia.

In Italia i livelli di spreco di acqua potabile sono allarmanti sia a livello gestionale sia per quanto riguarda i singoli cittadini. Un quadro allarmante descritto con precisione da uno studio appena pubblicato da Eurispes. La principale criticità riguarda la presenza di un sistema infrastrutturale antiquato e disfunzionale, concepito sulla base delle necessità degli anni Cinquanta. Secondo i dati riferiti all’anno 2020, le perdite idriche nella rete di distribuzione sono state pari al 42,2% del volume di acqua immessa, cioè 3,4 miliardi di metri cubi di acqua ogni anno. Detta in altro modo, in Italia ogni giorno vengono buttati 157 litri al giorno di acqua per abitante pari al fabbisogno idrico di circa 43 milioni di persone. Va detto che esistono differenze sostanziali tra un Nord, tendenzialmente più virtuoso, e un Centro-Sud in cui permangono situazioni di grave criticità.

A peggiorare una situazione già tragica interviene anche la crisi climatica. Le proiezioni climatiche condotte da ISPRA evidenziano i possibili impatti dei cambiamenti climatici sul ciclo idrologico e sulla disponibilità di risorsa idrica. Il quadro delineato non è rassicurante, dato che le stime, nella proiezione al 2100, sulla riduzione della disponibilità annua di acqua vanno da un minimo del 10% (proiezione a breve termine) nel caso si adotti un approccio forte nella riduzione delle emissioni di gas serra, ad un massimo del 40% (che arriva fino al 90% per alcune zone del Sud Italia) nel caso in cui si mantengano gli attuali livelli di emissione dei gas serra.

Anche andando a guardare i dati relativi ai consumi individuali di acqua dal rubinetto, gli italiani si dimostrano essere la popolazione meno virtuosa a livello europeo con oltre 220 litri pro capite consumati giornalmente contro una media europea di 123 litri di acqua per abitante al giorno. Secondo l’istituto di ricerca, l’ammodernamento e il rifacimento della nostra rete idrica è forse uno degli elementi più urgenti, ma sarà necessario anche adottare misure di adattamento ai cambiamenti climatici che favoriscano un uso più razionale ed efficiente delle risorse a nostra disposizione, ad esempio basti pensare come l’Italia potrebbe recuperare, attraverso la depurazione e il riuso delle acque reflue, circa 8,5 miliardi di metri cubi di acqua potabile (poco meno di un terzo dell’acqua consumata annualmente) da destinare all’agricoltura e all’irrigazione dei campi.

A partire dal 2012 si è assistito ad un graduale e costante aumento degli investimenti nella rete idrica ma come cifre rimaniamo ampiamente al di sotto della media europea fatto che, secondo l’Eurispes è collegato al livello tariffario che, nel nostro Paese, resta tra i più bassi d’Europa In assenza di investimenti che possano favorire la captazione, l’immagazzinamento, il trasporto, la distribuzione, la depurazione e il riuso delle acque si rischia di cronicizzare il problema rendendo la mancanza d’acqua una questione strutturale. (di Valeria Nardi -ilfattoalimentare.it)
www.ilfattoalimentare.it

martedì 31 ottobre 2023


 
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