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La trappola dell’opposizione.

La trappola dell’opposizione. (di Sergio Bologna) Dopo la sconfitta umiliante del centro-sinistra (preferisco definirlo così l’esito delle elezioni piuttosto che “la vittoria clamorosa della destra”) si sprecano le chiamate alle armi: facciamo opposizione! Lo si può capire, il ceto politico superstite deve pensare a come sopravvivere. Ma questo è il modo più efficace per evitare di affrontare il vero problema. Il vero problema è: come ricostruire una prospettiva politica che contenga una parte almeno dei valori per cui è nata “la sinistra”. Il vero problema non è il governo Meloni, perché questo governo non è che il risultato di una lunga marcia di arretramento, iniziata forse già negli anni 70, da parte delle forze politiche che si richiamavano ai valori della giustizia sociale e della pace. Valori che avevano come punto di riferimento la condizione della parte più debole della società, più sottomessa, le “classi subalterne” la chiamavano allora. Quella che più aveva da perdere da una guerra. Tutto il resto, il problema dei diritti civili, il problema della giustizia, il problema della politica estera, della politica economica, della scuola, della sanità, del fisco, la politica della cultura – tutto veniva da quella scelta di campo, di stare dalla parte dei più deboli. Chiaro come il sole, semplice, non c’è bisogno di scomodare né Marx né Lenin, né l’antifascismo né la Resistenza.

Problematiche d’altri tempi – mi si obbietta – la classe operaia, il proletariato, non ci sono più. Ma scherziamo? Oggi non solo quella classe operaia si è moltiplicata frantumandosi in mille rivoli di precariato ma l’area delle “classi subalterne” è diventata assai più ampia perché là dentro ci è scivolata una bella quota di middle class. Questa è una parte della società molto più debole, molto meno tutelata, molto più insicura della classe operaia di 40 anni fa, perché i poteri economico-finanziari di oggi sono molto più forti, più invasivi, le tecnologie con cui controllano e condizionano la mente e le scelte della gente molto più incontrollabili. Oggi c’è un livello d’istruzione molto più elevato, certo, ma i nostri laureati stanno peggio del metalmeccanico Fiat anni 70 e a 35 anni sono ancora in famiglia. Possibile che nessuno dei partiti dell’”agenda Draghi” avesse un’idea su come farli uscire da questa situazione? Non certo con il PNRR, la Next Generation EU destina ai giovani l’1,12% del suo bilancio, come ci dice il Censis. Le forze politiche che avrebbero dovuto rappresentare l’alternativa alla destra hanno cancellato dalla loro prospettiva la “questione sociale”, pensando di potersi guadagnare la medaglia di progressismo con un po’ di ecologismo di maniera, un po’ di pidocchiosa “inclusione” e un po’ di aperture transessuali. Quindi la chiamata alle armi con cui si gonfiano il petto non è che il miserabile trucco per non dover rispondere del loro tradimento dei valori della vera democrazia. Per non dover rispondere di averci portato in guerra.

Come si fa a ricostruire questa immensa rovina? Come si fa a riportare in primo piano la moderna “questione sociale”, quella determinata dalla globalizzazione e dalla gig economy, dalla digitalizzazione e dal metaverso? La via istituzionale è definitivamente bloccata, non c’è forma della politica di partito che possa essere utilizzata, non solo perché non c’è più presenza sul territorio ma perché il personale politico non sente più “un mandato”, non sente più la responsabilità di rispondere a degli elettori, pensa solo a riprodurre se stesso, pensa solo “alla poltrona”. Non è qualunquismo, è la constatazione di ogni giorno ed è la ragione prima della irriformabilità di questi partiti. Solo le forme “sindacali” hanno conservato ancora un certo potere di venire incontro al disagio sempre crescente di quell’immensa zona grigia, maggioritaria nella società, che soffre della propria subalternità e impotenza, individuata così bene dai movimenti populisti. Come si fa a sottrarla al giogo populista, sotto il quale sta ormai in Italia da almeno un ventennio? Con un lavoro duro, costante, oscuro, ingrato, di ascolto, di empatia, di prossimità, con una presenza. Non c’è bisogno di avere grandi idee, non c’è bisogno di promettere soli dell’avvenire. Basta la vicinanza. Perché siamo noi quella zona grigia. Chi non ha un figlio che trova difficoltà a fare la propria vita indipendente? Chi ha un lavoro che non sia vincolato ai poteri di un committente? Che non sia condizionato dal burocrate messo a quel posto da un partito? Che non sia soggetto alle scelte volatili di un fondo d’investimento? Parlando con la gente vengono fuori mille idee sulle cose da fare, il programma nasce da quel dialogo.

La pandemia forse ha avuto un merito, ha fatto capire a una parte almeno d’Italiani quale patrimonio sia ancora, malgrado tutto, la sanità pubblica. Ma chi l’ha costruita? Chi aveva ancora a cuore la giustizia sociale. Gira e rigira, se vogliamo trovare ancora residui di democrazia, di civiltà, di cultura, sempre lì dobbiamo tornare. Sergio Fontegher Bologna
http://effimera.org/

mercoledì 2 novembre 2022


 
News

FPP2 GRATIS, ANNUNCIO DI BIDEN, COSA ASPETTA DRAGHI?
Il presidente USA Biden, raccogliendo la richiesta che da tempo avanza Bernie Sanders, ha annunciato che gli Stati Uniti forniranno mascherine ffp2 gratis ai cittadini. >>



Pesticidi in Unione europea.
La European Food Safety Authority (EFSA) ha pubblicato un report sugli ortaggi e frutta più contaminati da pesticidi... studio pubblicato nel mese di febbraio 2021 che discute i dati del 2019. In tutta Europa, nell’anno 2019, sono stati analizzati 96.302 campioni e la frequenza media si attesta su 19 analisi per 100mila abitanti. I paesi più virtuosi sono la Lituania (125 analisi su 100mila abitanti), la Bulgaria (104 analisi) e il Lussemburgo (81 analisi). I meno virtuosi sono la Gran Bretagna (1,5 analisi), la Spagna (5 analisi) e la Polonia (7 analisi). L’Italia e la Francia si attestano sulla media europea di 19 analisi per 100mila abitanti, la Germania appena un po’ in più con 25 analisi. >>



Sesto Rapporto IPCC - Working Group I su nuove conoscenze e cambiamenti climatici.
In occasione della presentazione del rapporto del Working Group I dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) che delinea le nuove conoscenze scientifiche in merito ai cambiamenti climatici, ai loro effetti e agli scenari futuri, di seguito sono proposti i dati del VI rapporto Ipcc riassunti e forniti dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac) di Bologna. Sesto Rapporto IPCC – Working Group I Annalisa Cherchi, Susanna Corti, Sandro Fuzzi Lead Authors IPCC WG I Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima Consiglio Nazionale delle Ricerche Bologna INTRODUZIONE SU IPCC Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), creato dalle Agenzie delle Nazioni Unite UNEP (UN Environmental Program e WMO (World Meteorological Organisation) nel 1988, ha il compito di redigere a scadenza regolare rapporti di valutazione sulle conoscenze scientifiche relative al cambiamento climatico, ai suoi impatti, ai rischi connessi, e alle opzioni per la mitigazione e l’adattamento. È attualmente in corso di finalizzazione il 6° Rapporto IPCC (AR6). Ogni Rapporto IPCC si compone di tre parti, ognuna redatta a cura di un apposito Working Group (WG). Working Group I: valuta le nuove conoscenze scientifiche emerse rispetto al rapporto precedente. Working Group II: valuta gli impatti del cambiamento climatico sull’ambiente e la società e le azioni di adattamento necessarie. Working Group III: valuta le azioni di mitigazione del cambiamento climatico. Ogni WG redige un rapporto mediamente dell’ordine di 2-3000 pagine, accompagnato da un Riassunto tecnico che mette in evidenza i punti salienti del rapporto e un breve Summary for Policy Makers ad uso dei responsabili politici dei paesi associati all’ONU, nei quali sono condensate per punti essenziali tutte le informazioni analizzate nel dettaglio nei singoli rapporti. Ogni WG si compone mediamente di 200-250 scienziati (Lead Authors) scelti su proposta dei singoli governi dal Bureau IPCC. La partecipazione dei singoli scienziati è volontaria e non retribuita. È bene ricordare che i risultati dei Rapporti IPCC sono basati esclusivamente sull’esame critico di diverse migliaia di lavori scientifici pubblicati (14.000 solo per quanto riguarda il WG I). I Rapporti IPCC, la cui stesura impegna gli scienziati per circa tre anni, sono soggetti prima della stesura finale a due fasi di revisione da parte di diverse centinaia di altri scienziati esperti del settore e da parte di esperti dei singoli governi. Il giorno 9 agosto 2021 verrà presentato ufficialmente il Rapporto del Working Group I dedicato allo stato dell’arte delle basi scientifiche del cambiamento climatico e degli avanzamenti rispetto all’ultimo rapporto AR5. Gli altri due Rapporti di cui si compone AR6 sono tuttora in corso di elaborazione e verranno presentati nei primi mesi del 2022. Per quanto riguarda il Working Group I, sui 234 Lead Authors provenienti da 66 Paesi, tre sono gli scienziati appartenenti a un’istituzione di ricerca italiana, tutti ricercatori dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche. >>