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Lavoratori controllati da algoritmi: cosa cambia con i decreti del governo.

L'Italia ha recepito due direttive Ue in materia lavorativa. Tra le altre cose, i datori di lavoro dovranno informare i dipendenti sul funzionamento e la logica degli algoritmi usati per assumerli e controllarli. La decisione rientra in una strategia europea più grande e a metà tra quella Usa e quella cinese. L'obiettivo è una convivenza sana e pacifica con algoritmi, intelligenza artificiale e nuove tecnologie.

Corrieri, rider e camionisti sono alcuni dei lavoratori più monitorati al mondo. Le società per cui lavorano li seguono attraverso app e dispositivi come gps e telecamere interne ed esterne ai veicoli. Le informazioni raccolte vengono rielaborate poi da algoritmi che determinano l'affidabilità del lavoratore, premiandolo o sanzionandolo. Milioni di altri cittadini subiscono trattamenti simili, spesso senza saperlo. Le selezioni per un colloquio, le diagnosi mediche, la pubblicità personalizzata, le auto a guida autonoma oggi hanno al centro degli algoritmi dal funzionamento spesso misterioso. Cos'è un algoritmo Ma cosa sono questi algoritmi? Si tratta di lunghe serie di operazioni matematiche reiterate che oggi vengono svolte rapidamente dalle macchine. Il loro obiettivo è quello di fornire rapidamente una risposta a degli input che vengono forniti dall’esterno. L'algoritmo prende dei dati (ad esempio quelli raccolti dai social network, dai database della polizia o dalle cartelle cliniche dei pazienti del passato) e grazie a sistemi di intelligenza artificiale (AI) riesce a predire dei risultati futuri (ad esempio l'interesse di una persona in un prodotto oppure le possibilità di un soggetto di sviluppare determinate patologie). La qualità dei dati che la macchina ingurgita è un punto fondamentale: meno sono precisi, più saranno errate le previsioni. Essendo raccolti da umani, i dati sono spesso pieni di errori o di pregiudizi, che vengono reiterati dagli algoritmi. Il caso più famoso di discriminazione causata dai dati è forse quello dei Paesi Bassi, dove la polizia continua ancora oggi a fermare molti più cittadini di origine turca rispetto a quelli di origine europea. Ciò è dovuto al fatto che un algoritmo ha studiato i registri criminali del passato – quando per pregiudizio si fermavano più neri che bianchi - e ha erroneamente appreso che i turchi delinquono più degli europei.

La scelta italiana Lo scorso 30 marzo il Consiglio dei ministri ha approvato due diversi decreti legislativi per recepire altrettante direttive europee in tema di condizioni di lavoro trasparenti ed equilibrio tra vita lavorativa e privata. All’interno delle direttive e dei decreti viene dedicato uno spazio importante alla gestione degli algoritmi. La decisione segna un cambio di passo. Il datore di lavoro dovrà infatti informare i propri dipendenti su vari aspetti dei sistemi automatizzati, tra cui scopi e finalità dell’algoritmo nonché la sua logica, il suo funzionamento e i dati che esso utilizza. A seguito della decisione, figure come rider, corrieri e camionisti potranno ancora essere monitorati, ma solo previa informazione dei lavoratori stessi, ai quali dovrà anche esser detto in quale modo gli algoritmi con cui si interfacciano sono stati progettati e addestrati. Nello specifico, la norma prevede che il datore di lavoro o il committente “è tenuto a informare il lavoratore dell’utilizzo di sistemi decisionali o di monitoraggio automatizzati deputati a fornire indicazioni rilevanti ai fini della assunzione o del conferimento dell’incarico, della gestione o della cessazione del rapporto di lavoro, dell’assegnazione di compiti o mansioni nonché indicazioni incidenti sulla sorveglianza, la valutazione, le prestazioni e l’adempimento delle obbligazioni contrattuali dei lavoratori”.

Una questione internazionale La regolamentazione di algoritmi e intelligenza artificiale è un grande cavallo di battaglia dell’Unione europea. Mentre gli Usa preferiscono un approccio molto liberale e non regolamentato e la Cina, al contrario, spinge per una strettissima sorveglianza statale sulla questione, l’Europa ha seguito la strategia dell’AI “a misura d’uomo”. Ad esempio una delle direttive appena recepite dall’Italia parte dal presupposto che “la gestione algoritmica deve essere pienamente trasparente e sottoposta al controllo umano” affinché le persone “possano contestare le decisioni” e assicurarsi che le decisioni di cui sono vittime non siano basate “su insiemi di dati distorti concernenti il genere, l'origine etnica o l'orientamento sessuale”. L’idea di Bruxelles è di creare all’interno dell’Unione uno spazio sicuro, dove l’AI possa svilupparsi senza prendere il sopravvento sull’uomo e senza determinare la cessazione dei diritti individuali (ad esempio alla privacy o al lavoro). Non è dunque un caso che la norma che prevede l’obbligo di informare i lavoratori sia contenuta all’interno di un pacchetto che nel complesso tratta di benessere individuale e di un corretto equilibrio tra carriera lavorativa e vita privata.
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giovedì 7 aprile 2022


 
News

FPP2 GRATIS, ANNUNCIO DI BIDEN, COSA ASPETTA DRAGHI?
Il presidente USA Biden, raccogliendo la richiesta che da tempo avanza Bernie Sanders, ha annunciato che gli Stati Uniti forniranno mascherine ffp2 gratis ai cittadini. >>



Pesticidi in Unione europea.
La European Food Safety Authority (EFSA) ha pubblicato un report sugli ortaggi e frutta più contaminati da pesticidi... studio pubblicato nel mese di febbraio 2021 che discute i dati del 2019. In tutta Europa, nell’anno 2019, sono stati analizzati 96.302 campioni e la frequenza media si attesta su 19 analisi per 100mila abitanti. I paesi più virtuosi sono la Lituania (125 analisi su 100mila abitanti), la Bulgaria (104 analisi) e il Lussemburgo (81 analisi). I meno virtuosi sono la Gran Bretagna (1,5 analisi), la Spagna (5 analisi) e la Polonia (7 analisi). L’Italia e la Francia si attestano sulla media europea di 19 analisi per 100mila abitanti, la Germania appena un po’ in più con 25 analisi. >>



Sesto Rapporto IPCC - Working Group I su nuove conoscenze e cambiamenti climatici.
In occasione della presentazione del rapporto del Working Group I dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) che delinea le nuove conoscenze scientifiche in merito ai cambiamenti climatici, ai loro effetti e agli scenari futuri, di seguito sono proposti i dati del VI rapporto Ipcc riassunti e forniti dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac) di Bologna. Sesto Rapporto IPCC – Working Group I Annalisa Cherchi, Susanna Corti, Sandro Fuzzi Lead Authors IPCC WG I Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima Consiglio Nazionale delle Ricerche Bologna INTRODUZIONE SU IPCC Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), creato dalle Agenzie delle Nazioni Unite UNEP (UN Environmental Program e WMO (World Meteorological Organisation) nel 1988, ha il compito di redigere a scadenza regolare rapporti di valutazione sulle conoscenze scientifiche relative al cambiamento climatico, ai suoi impatti, ai rischi connessi, e alle opzioni per la mitigazione e l’adattamento. È attualmente in corso di finalizzazione il 6° Rapporto IPCC (AR6). Ogni Rapporto IPCC si compone di tre parti, ognuna redatta a cura di un apposito Working Group (WG). Working Group I: valuta le nuove conoscenze scientifiche emerse rispetto al rapporto precedente. Working Group II: valuta gli impatti del cambiamento climatico sull’ambiente e la società e le azioni di adattamento necessarie. Working Group III: valuta le azioni di mitigazione del cambiamento climatico. Ogni WG redige un rapporto mediamente dell’ordine di 2-3000 pagine, accompagnato da un Riassunto tecnico che mette in evidenza i punti salienti del rapporto e un breve Summary for Policy Makers ad uso dei responsabili politici dei paesi associati all’ONU, nei quali sono condensate per punti essenziali tutte le informazioni analizzate nel dettaglio nei singoli rapporti. Ogni WG si compone mediamente di 200-250 scienziati (Lead Authors) scelti su proposta dei singoli governi dal Bureau IPCC. La partecipazione dei singoli scienziati è volontaria e non retribuita. È bene ricordare che i risultati dei Rapporti IPCC sono basati esclusivamente sull’esame critico di diverse migliaia di lavori scientifici pubblicati (14.000 solo per quanto riguarda il WG I). I Rapporti IPCC, la cui stesura impegna gli scienziati per circa tre anni, sono soggetti prima della stesura finale a due fasi di revisione da parte di diverse centinaia di altri scienziati esperti del settore e da parte di esperti dei singoli governi. Il giorno 9 agosto 2021 verrà presentato ufficialmente il Rapporto del Working Group I dedicato allo stato dell’arte delle basi scientifiche del cambiamento climatico e degli avanzamenti rispetto all’ultimo rapporto AR5. Gli altri due Rapporti di cui si compone AR6 sono tuttora in corso di elaborazione e verranno presentati nei primi mesi del 2022. Per quanto riguarda il Working Group I, sui 234 Lead Authors provenienti da 66 Paesi, tre sono gli scienziati appartenenti a un’istituzione di ricerca italiana, tutti ricercatori dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche. >>