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13 milioni di polli, tacchini e altri volatili eliminati in Italia per l’influenza aviaria. Colpiti 272 allevamenti.

In Italia negli ultimi due mesi sono stati eliminati a causa dell’influenza aviaria 13 milioni di polli, tacchini, galline ovaiole, quaglie, anatre e qualche allevamento di galli e fagiani. Si tratta di numeri preoccupanti, anche se i focolai sono per il momento concentrati nelle province di Mantova, Verona e Padova, con qualche episodio in Lombardia e in Emilia-Romagna. Nei 27 paesi europei e nel Regno Unito (*) fra il 16 settembre e l’8 dicembre 2021, sono stati segnalati 867 focolai di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI). Le rilevazioni indicano che l’Italia è stato il Paese più colpito per quanto riguarda gli allevamenti di pollame con ben 167 casi, seguita da Ungheria e Polonia (35 ciascuna). Una situazione così critica, si spiega perché le specie di volatili selvatici risultate positive al virus dell’influenza aviaria e quindi in grado di contaminare gli allevamenti sono quasi 50. Il ministero della salute in una circolare precisa che: “Se da un lato è ormai innegabile l’introduzione del virus (direttamente o tramite fattore umano) dal settore selvatico è anche vero che le intime connessioni logistiche e organizzative della filiera, l’elevata densità zootecnica del territorio, la persistenza in alcuni casi di debolezze sul fronte delle biosicurezze (sia strutturali ma forse ancor più a livello gestionale) e non ultime alcune criticità nella gestione dei focolai che ne hanno rallentato l’estinzione, hanno contribuito a diffondere l’epidemia nel territorio e a farla persistere sino ad oggi. Di particolare suggestione sembrerebbe anche l’osservazione che la ventilazione forzata, di cui negli ultimi anni si sono dotati molti allevamenti al fine di migliorare le condizioni di benessere degli animali, abbia un ruolo non trascurabile nella diffusione dell’infezione soprattutto in situazioni di particolare densità degli allevamenti”.

Il rischio di infezione per la popolazione europea in generale è valutato come basso, e per le persone esposte per motivi di lavoro, da basso a medio. Non ci sono prove secondo cui i virus A(H5), A(H7N9) o altri virus dell’influenza aviaria possano essere trasmessi alle persone attraverso la manipolazione delle carni di pollame o uova (che comunque devono essere adeguatamente cotte). In ogni caso i prodotti a base di carne di pollo, e anche le uova, possono essere consumati in sicurezza, previa accurata cottura, in quanto il virus dell’influenza aviaria è inattivato dal trattamento termico. Alcuni casi umani di influenza A(H5N1) sono stati collegati al consumo di piatti a base di sangue di pollame crudo e contaminato. I virus responsabili di focolai nel pollame in Italia si sono dimostrati sempre poco pericolosi per l’uomo. Le rarissime infezioni segnalate sono state asintomatiche o hanno provocato delle congiuntiviti guarite spontaneamente. È importante ricordare che nei Paesi in cui si sono verificati casi umani gravi, la trasmissione della malattia è avvenuta per uno stretto contatto con volatili domestici attraverso secrezioni e feci disseccate degli animali. Di fronte a questi numeri gli Stati europei sono stati sollecitati a intensificare la sorveglianza e ad aumentare le misure di biosicurezza negli allevamenti avicoli per prevenire l’ulteriore espansione dei focolai. Gli approfondimenti epidemiologici in corso da parte dei servizi veterinari territoriali, coadiuvati dagli osservatori epidemiologici regionali e dal Centro di referenza nazionale per l’Influenza aviare presso l’IZS delle Venezie di Padova, stanno mettendo in luce diversi elementi che suggeriscono una molteplice causalità nel determinismo della malattia.

I virus dell’influenza aviaria in genere vengono trasmessi direttamente dagli uccelli selvatici al pollame domestico. Il virus si diffonde direttamente da uccello a uccello per via aerea o indirettamente, attraverso la contaminazione fecale di materiale, piume o mangime. Grandi quantità di virus vengono secrete negli escrementi di uccelli, contaminando il suolo e l’approvvigionamento idrico. Per questo motivo attrezzature, veicoli, mangimi, gabbie o indumenti contaminati (in particolare le scarpe) possono diffondere il virus tra gli allevamenti. Si discute anche della possibilità di diffusione di particelle di polvere contaminate tramite vento da un’azienda agricola all’altra, nelle immediate vicinanze. Il virus può anche essere trasportato meccanicamente da altri animali, come i roditori. In Asia, i cosiddetti mercati ‘umidi’ o mercati di uccelli vivi, dove vengono venduti uccelli vivi, può essere un’altra fonte di diffusione e mescolanza di virus diversi tra specie di uccelli. La situazione è comunque in continua evoluzione. È di queste ore la notizia delle associazioni di categoria che hanno chiesto un rimborso per gli allevamenti colpiti.

(*) Il Laboratorio di riferimento in Italia è l’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie. La situazione in Europa è costantemente aggiornata e quasi tutti i paesi sono coinvolti. L’elenco comprende: Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Svezia, Ucraina, Bosnia Erzegovina, Ungheria, Norvegia, Francia, Romania, Belgio, Bulgaria, Croazia, Slovacchia, Svizzera, Austria, Lussemburgo, Portogallo, Irlanda del Nord, Grecia oltre naturalmente al Regno Unito. (di Roberto La Pira - https://ilfattoalimentare.it)
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giovedì 23 dicembre 2021


 
News

FPP2 GRATIS, ANNUNCIO DI BIDEN, COSA ASPETTA DRAGHI?
Il presidente USA Biden, raccogliendo la richiesta che da tempo avanza Bernie Sanders, ha annunciato che gli Stati Uniti forniranno mascherine ffp2 gratis ai cittadini. >>



Pesticidi in Unione europea.
La European Food Safety Authority (EFSA) ha pubblicato un report sugli ortaggi e frutta più contaminati da pesticidi... studio pubblicato nel mese di febbraio 2021 che discute i dati del 2019. In tutta Europa, nell’anno 2019, sono stati analizzati 96.302 campioni e la frequenza media si attesta su 19 analisi per 100mila abitanti. I paesi più virtuosi sono la Lituania (125 analisi su 100mila abitanti), la Bulgaria (104 analisi) e il Lussemburgo (81 analisi). I meno virtuosi sono la Gran Bretagna (1,5 analisi), la Spagna (5 analisi) e la Polonia (7 analisi). L’Italia e la Francia si attestano sulla media europea di 19 analisi per 100mila abitanti, la Germania appena un po’ in più con 25 analisi. >>



Sesto Rapporto IPCC - Working Group I su nuove conoscenze e cambiamenti climatici.
In occasione della presentazione del rapporto del Working Group I dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) che delinea le nuove conoscenze scientifiche in merito ai cambiamenti climatici, ai loro effetti e agli scenari futuri, di seguito sono proposti i dati del VI rapporto Ipcc riassunti e forniti dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac) di Bologna. Sesto Rapporto IPCC – Working Group I Annalisa Cherchi, Susanna Corti, Sandro Fuzzi Lead Authors IPCC WG I Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima Consiglio Nazionale delle Ricerche Bologna INTRODUZIONE SU IPCC Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), creato dalle Agenzie delle Nazioni Unite UNEP (UN Environmental Program e WMO (World Meteorological Organisation) nel 1988, ha il compito di redigere a scadenza regolare rapporti di valutazione sulle conoscenze scientifiche relative al cambiamento climatico, ai suoi impatti, ai rischi connessi, e alle opzioni per la mitigazione e l’adattamento. È attualmente in corso di finalizzazione il 6° Rapporto IPCC (AR6). Ogni Rapporto IPCC si compone di tre parti, ognuna redatta a cura di un apposito Working Group (WG). Working Group I: valuta le nuove conoscenze scientifiche emerse rispetto al rapporto precedente. Working Group II: valuta gli impatti del cambiamento climatico sull’ambiente e la società e le azioni di adattamento necessarie. Working Group III: valuta le azioni di mitigazione del cambiamento climatico. Ogni WG redige un rapporto mediamente dell’ordine di 2-3000 pagine, accompagnato da un Riassunto tecnico che mette in evidenza i punti salienti del rapporto e un breve Summary for Policy Makers ad uso dei responsabili politici dei paesi associati all’ONU, nei quali sono condensate per punti essenziali tutte le informazioni analizzate nel dettaglio nei singoli rapporti. Ogni WG si compone mediamente di 200-250 scienziati (Lead Authors) scelti su proposta dei singoli governi dal Bureau IPCC. La partecipazione dei singoli scienziati è volontaria e non retribuita. È bene ricordare che i risultati dei Rapporti IPCC sono basati esclusivamente sull’esame critico di diverse migliaia di lavori scientifici pubblicati (14.000 solo per quanto riguarda il WG I). I Rapporti IPCC, la cui stesura impegna gli scienziati per circa tre anni, sono soggetti prima della stesura finale a due fasi di revisione da parte di diverse centinaia di altri scienziati esperti del settore e da parte di esperti dei singoli governi. Il giorno 9 agosto 2021 verrà presentato ufficialmente il Rapporto del Working Group I dedicato allo stato dell’arte delle basi scientifiche del cambiamento climatico e degli avanzamenti rispetto all’ultimo rapporto AR5. Gli altri due Rapporti di cui si compone AR6 sono tuttora in corso di elaborazione e verranno presentati nei primi mesi del 2022. Per quanto riguarda il Working Group I, sui 234 Lead Authors provenienti da 66 Paesi, tre sono gli scienziati appartenenti a un’istituzione di ricerca italiana, tutti ricercatori dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche. >>