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Sedano, storia e proprietà di un ortaggio radicato nelle tradizioni e nelle culture del Mediterraneo.

“Se il contadino sapesse il valore del sedano, allora ne riempirebbe tutto il giardino”, recita un antico proverbio. Un tempo infatti si riteneva che quest’ortaggio avesse mille proprietà, ma soprattutto era apprezzato per il suo intenso aroma che ha determinato la denominazione scientifica di graveolens, “molto odoroso”. Il sedano è un vegetale mediterraneo conosciuto fin dal tempo degli antichi Egizi, ed è citato nell’Odissea di Omero. Selinunte, antica città greca sulla costa sud occidentale della Sicilia, deve il suo nome di Selinus al sedano selvatico presente nella piana che la circonda, tanto da mettere l’immagine di questo vegetale sulle sue monete. Negli orti dei Greci e dei Romani il sedano non manca perché si ritiene che allontani le potenze maligne, mentre nel Medioevo la badessa Ildegarda di Bingen lo considera una panacea contro ogni male, impiegato anche come afrodisiaco per eccitare i sensi, allontanare la malinconia e rimedio nella cura delle ferite.

Il sedano (Apium graveolens L.), della famiglia delle Ombrellifere, è un vegetale biennale ma spesso coltivato a ciclo annuale, che cresce spontaneamente nei luoghi erbosi e paludosi. Diffuso in tutto il Mediterraneo, da secoli é utilizzato come pianta medicinale e in cucina nelle varietà dell’Apium graveolens var. dulce e l’Apium graveolens var. rapaceum, rispettivamente il sedano da costa e quello da rapa. Il panorama varietale del sedano è ampio e in cucina si usano anche il sedano da costa (varietà dulce) e il sedano da taglio dal caratteristico forte ed intenso aroma e del quale si utilizzano le foglie. Altra varietà è il sedano rapa, o sedano di Verona, coltivato per la radice globosa, tondeggiante e consumata cruda o cotta. Il sedano ha un bassissimo contenuto calorico, circa venti kcal per etto. L’acqua é oltre l’88% del suo peso e il restante 12% è ripartito tra carboidrati, proteine, fibre e pochissimi grassi. Presenti sono i sali minerali, quali ferro, manganese e potassio, e le vitamine A, C, E e molecole antiossidanti. Importante è l’olio essenziale, presente in una percentuale variabile dal 2 al 3%, perché contiene molecole bioattive: monoterpeni tra i quali limonene e saliene, cumarine, furocumarine (apiumetina), ftalidi (seciunolide, sedanedolifi, cnidilide, e, soprattutto, 3-n-butilftalide, molecola alla quale é attribuito un ruolo anticolesterolico), flavonoidi e alcaloidi non ancora del tutto identificati. La tradizione e ora la ricerca scientifica mettono in luce alcune potenzialità nutraceutiche del sedano (1) e la fitoterapia lo utilizza per realizzare prodotti per attenuare alcuni disturbi, tra questi anche l’infertilità (2). Nel passato si è propagandata la proprietà antiiperlipidica del sedano, cioè il contrasto del deposito di lipidi in eccesso, attribuendola al 3-n-butilftalide. Quest’attività, comunque poi accertata, si pensa però non sia dovuta a questa molecola, ma che responsabile dell’azione sia l’intero estratto acquoso, anche se il 3-n-butilftalide del sedano ha comunque un’azione ipocolesterolemica e antipertensiva.

Attività marginali del sedano riguardano il sistema nervoso centrale dove agisce come blando antidepressivo e ansiolitico. Note fin dal passato sono le proprietà diuretiche, aperitive (stimolazione della secrezione salivare ed epato-gastrica) e digestive della pianta. Ma in ogni caso non bisogna dimenticare che sono sempre necessarie dosi adeguate per ottenere questi effetti e non basta un gambo di sedano in un brodo o tanto meno nel soffritto. Il successo del sedano nell’alimentazione mediterranea non è più un mistero da quando si è scoperto che il segreto del suo inconfondibile aroma è la molecola 5 alfa-androst-16-en-3 alfa-olo, un feromone che regola il comportamento sessuale negli animali mammiferi e tra questi anche gli esseri umani (3). L’esistenza di feromoni nel regno animale è da tempo un fatto scontato, mentre più recente é la scoperta che steroidi dei tipo Delta-16 sono presenti anche nel regno vegetale e che ogni grammo di sedano e di pastinaca contiene circa otto nanogrammi di 5 alfa-androst-16-en-3 alfa-olo, un feromone che può spiegare il vasto uso di questi ortaggi nella cucina tradizionale.

Alimenti ricchi di feromoni sono anche i tartufi, tanto che il sedano è considerato il “tartufo dei poveri”, capace di modificare il comportamento e gli equilibri ormonali come vuole la psicodietetica, disciplina scientifica che dedica la sua attenzione agli alimenti prendendo in considerazione gli ormoni, gli antiormoni e i feromoni presenti negli alimenti soprattutto vegetali. Un sottile, ma tenace filo odoroso di chiara connotazione sessuale, unisce il sedano all’attrazione come ipotizza la ricerca scientifica che sta dipanando la complessa e aggrovigliata matassa di credenze e comportamenti giustificando la radicata e diffusa preferenza per questo ortaggio, in molte culture e nei popoli più diversi dell’area mediterranea. Note: H. B. Sowbhagya – Chemistry, technology, and nutraceutical functions of celery (Apium graveolens L.): an overview – Crit. Rev. Food Sci. Nutr., 54 (3), 389-398, 2014 Wesam Kooti, Maryam Moradi, Khadijeh Peyro, Maedeh Sharghi, Fatima Alamiri, Milad Azami, Mohammad Firoozbakht, Mehri Ghafourian – The effect of celery (Apium graveolens L.) on fertility: A systematic review – J. Complement. Integr. Med., Oct 6, 5 (2), 2017 R. Claus, H. O. Hoppen – The boar-pheromone steroid identified in vegetables – Experientia, 15, 35 (12), 1674 – 1675, 1979 (di Giovanni Ballarini - https://ilfattoalimentare.ii )
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venerdì 3 settembre 2021


 
News

Pesticidi in Unione europea.
La European Food Safety Authority (EFSA) ha pubblicato un report sugli ortaggi e frutta più contaminati da pesticidi... studio pubblicato nel mese di febbraio 2021 che discute i dati del 2019. In tutta Europa, nell’anno 2019, sono stati analizzati 96.302 campioni e la frequenza media si attesta su 19 analisi per 100mila abitanti. I paesi più virtuosi sono la Lituania (125 analisi su 100mila abitanti), la Bulgaria (104 analisi) e il Lussemburgo (81 analisi). I meno virtuosi sono la Gran Bretagna (1,5 analisi), la Spagna (5 analisi) e la Polonia (7 analisi). L’Italia e la Francia si attestano sulla media europea di 19 analisi per 100mila abitanti, la Germania appena un po’ in più con 25 analisi. >>



Sesto Rapporto IPCC - Working Group I su nuove conoscenze e cambiamenti climatici.
In occasione della presentazione del rapporto del Working Group I dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) che delinea le nuove conoscenze scientifiche in merito ai cambiamenti climatici, ai loro effetti e agli scenari futuri, di seguito sono proposti i dati del VI rapporto Ipcc riassunti e forniti dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac) di Bologna. Sesto Rapporto IPCC – Working Group I Annalisa Cherchi, Susanna Corti, Sandro Fuzzi Lead Authors IPCC WG I Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima Consiglio Nazionale delle Ricerche Bologna INTRODUZIONE SU IPCC Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), creato dalle Agenzie delle Nazioni Unite UNEP (UN Environmental Program e WMO (World Meteorological Organisation) nel 1988, ha il compito di redigere a scadenza regolare rapporti di valutazione sulle conoscenze scientifiche relative al cambiamento climatico, ai suoi impatti, ai rischi connessi, e alle opzioni per la mitigazione e l’adattamento. È attualmente in corso di finalizzazione il 6° Rapporto IPCC (AR6). Ogni Rapporto IPCC si compone di tre parti, ognuna redatta a cura di un apposito Working Group (WG). Working Group I: valuta le nuove conoscenze scientifiche emerse rispetto al rapporto precedente. Working Group II: valuta gli impatti del cambiamento climatico sull’ambiente e la società e le azioni di adattamento necessarie. Working Group III: valuta le azioni di mitigazione del cambiamento climatico. Ogni WG redige un rapporto mediamente dell’ordine di 2-3000 pagine, accompagnato da un Riassunto tecnico che mette in evidenza i punti salienti del rapporto e un breve Summary for Policy Makers ad uso dei responsabili politici dei paesi associati all’ONU, nei quali sono condensate per punti essenziali tutte le informazioni analizzate nel dettaglio nei singoli rapporti. Ogni WG si compone mediamente di 200-250 scienziati (Lead Authors) scelti su proposta dei singoli governi dal Bureau IPCC. La partecipazione dei singoli scienziati è volontaria e non retribuita. È bene ricordare che i risultati dei Rapporti IPCC sono basati esclusivamente sull’esame critico di diverse migliaia di lavori scientifici pubblicati (14.000 solo per quanto riguarda il WG I). I Rapporti IPCC, la cui stesura impegna gli scienziati per circa tre anni, sono soggetti prima della stesura finale a due fasi di revisione da parte di diverse centinaia di altri scienziati esperti del settore e da parte di esperti dei singoli governi. Il giorno 9 agosto 2021 verrà presentato ufficialmente il Rapporto del Working Group I dedicato allo stato dell’arte delle basi scientifiche del cambiamento climatico e degli avanzamenti rispetto all’ultimo rapporto AR5. Gli altri due Rapporti di cui si compone AR6 sono tuttora in corso di elaborazione e verranno presentati nei primi mesi del 2022. Per quanto riguarda il Working Group I, sui 234 Lead Authors provenienti da 66 Paesi, tre sono gli scienziati appartenenti a un’istituzione di ricerca italiana, tutti ricercatori dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche. >>



Il comitato “Noi braccianti esclusi da tutti”, il SIFUS e la LILCA a Roma in presidio.
Roma 26-04-202 – Ogni pazienza ha un limite. Il SiFUS ed il comitato ” noi braccianti agricoli esclusi da tutto”, organizzano, mercoledì 5 maggio prossimo, alle ore 10.00 , in Piazza di Monte Citorio, un Presidio di protesta dei Braccianti Agricoli contro il Governo Draghi. >>