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Fermate quel regolamento.

Un colpo di mano in piena estate, mentre Roma si svuota e la discussione sul Green Pass catalizza ogni attenzione. Una improvvisa quanto nefasta accelerazione, alla viglia del voto, dopo cinque lunghissimi anni di sconcertante immobilismo e opportunismo politico. La maggioranza del Movimento 5 Stelle pare intenzionata a portare in discussione e ad approvare il Regolamento sulle concessioni del patrimonio indisponibile e demaniale di Roma Capitale sapendo bene di non avere neanche il tempo di gestire le complesse implicazioni amministrative che comporterà la lunga e delicata fase transitoria prevista dal Regolamento stesso. Un appello per evitare che un testo inutile, ambiguo, e dannoso, sotto ogni punto di vista, provi ancora una volta a cancellare le condizioni di esistenza di esperienze che da più di vent’anni hanno costruito nella città un laboratorio avanzatissimo, riconsegnando il patrimonio di tutti all’abbandono, alla speculazione e al degrado.

In Assemblea Capitolina sta per consumarsi uno scempio. La maggioranza ormai zoppicante del Movimento 5 Stelle pare intenda portare in discussione e in approvazione il famigerato Regolamento sulle concessioni del patrimonio indisponibile e demaniale di Roma Capitale. Si tratta dell’atto che, da un lato, dovrebbe porre definitivamente fine agli effetti della sciagurata delibera 140 con cui la Giunta Marino pose sotto sgombero centinaia di realtà sociali e associative che operavano all’interno di immobili del patrimonio pubblico di Roma; dall’altro lato, si tratta del provvedimento che vorrebbe riscrivere le regole di uso e di gestione di quel patrimonio, per il presente e soprattutto per il futuro. Riteniamo il testo di questo Regolamento, che verrà proposto dalla maggioranza di Virginia Raggi, un testo inutile, ambiguo, e dannoso, sotto tutti i punti di vista. Inutile, perché non risolve in nulla il pasticcio amministrativo e legale cui la vicenda del patrimonio pubblico è stata condannata ormai da quasi dieci anni, frutto della combinazione fatale tra irresponsabilità politica e incapacità amministrativa. Ambiguo, perché rinuncia di fatto a sancire con forza quel semplice principio, confermato da centinaia di sentenze giurisprudenziali, secondo cui il patrimonio pubblico deve essere destinato allo sviluppo sociale e culturale del tessuto urbano, e non al profitto. Dannoso, perché – in un delirio di legalitarismo ottuso – equipara in sostanza le esperienze sociali e culturali, organizzate a beneficio della città intera, ad imprese economiche, costringendole con il meccanismo del bando ad una logica di reciproca concorrenza che nulla ha a che fare con quei mondi, e sottoponendole ad una miriade di vincoli economici e amministrativi che ne renderanno praticamente impossibile l’esistenza. Con un colpo di spugna, con questo atto – scandalosamente tardivo – la maggioranza di Virginia Raggi si appresta a cancellare dal tessuto urbano centinaia di esperienze associative, culturali, sociali, aggregative, mutualistiche, innovative, che erano riuscite a sopravvivere al deserto urbano solo grazie alla possibilità di utilizzare il patrimonio immobiliare pubblico, recuperandolo dal degrado e dall’abbandono e rendendolo disponibile alla città intera, rendendolo davvero comune. Con questo Regolamento, quella possibilità – che dagli anni Novanta aveva reso Roma un laboratorio avanzatissimo a livello nazionale – verrà cancellata per sempre, riconsegnando quel patrimonio di tutti all’abbandono e al degrado. Riteniamo scandaloso il colpo di mano che la maggioranza Raggi si appresta a compiere con la discussione di questo Regolamento. La vicenda annosa delle concessioni del patrimonio pubblico era nota alla Sindaca già dalla scorsa campagna elettorale. In quell’occasione, impegni erano stati presi, ormai del tutto dimenticati.

I cinque anni di consiliatura sono passati invano: nonostante una larga e perseverante mobilitazione cittadina, in cinque anni non si è mai trovato il coraggio di aprire un capitolo nuovo, superando i problemi amministrativi e stipulando un patto con la città. Consideriamo le colpe di questa amministrazione, in questo senso, gravissime: per cinque lunghi anni, neppure un singolo immobile pubblico è stato riconsegnato alla città, mentre non si conta più il numero di quelli che – in un modo o nell’altro – sono stati svuotati delle loro funzioni sociali e culturali. La gravità di questa responsabilità politica è tanto maggiore, quanto più si pensa all’utilità che il patrimonio pubblico avrebbe potuto avere durante la pandemia, in termini di spazi da destinare per garantire servizi sanitari, per fronteggiare la crisi sociale, per promuovere attività mutualistiche, per dare risposta al disastro occupazionale della città. Ma nulla di tutto questo è stato possibile. Il tempo è ormai scaduto. Per quasi un anno, abbiamo costantemente manifestato – nelle Commissioni e fuori da esse – la più ferma opposizione a questo progetto. Da parte dei suoi autori, Valentina Vivarelli e Francesco Ardu, non c’è mai stata la volontà reale di discutere il testo con la città, di accogliere le moltissime proposte che pure sono state avanzate con spirito collaborativo, di cambiare prospettiva. Il confronto di questi ultimi mesi è stato, in definitiva, del tutto inutile, non avendo portato ad alcun avanzamento se non del tutto nominale. Un confronto, peraltro, viziato dalla fase pandemica, durante la quale è stato impossibile il confronto fisico, in presenza, con la città; una fase pandemica durante la quale ben altre sarebbero dovute essere le priorità. Un confronto al quale Vivarelli e Ardu si sono sistematicamente presentanti con l’arroganza di chi non conosce nulla del mondo che vorrebbe regolare, con il pregiudizio di chi ha dimostrato anzi di disprezzare quel mondo, e con l’inconsistenza di chi ha passivamente accettato le dettature di una burocrazia amministrativa sempre più autoreferenziale.

Con rabbia, osserviamo che si tenta il colpo di mano in piena estate, mentre Roma si svuota, mentre i contagi ripartono, mentre la partecipazione democratica è impossibile. Lo si tenta, questo colpo di mano, proprio alla vigila delle elezioni, dopo cinque lunghi anni di colpevole immobilismo: denunciamo con forza la vigliaccheria politica, insita nell’intenzione di approvare un Regolamento, sapendo perfettamente di non avere il tempo di gestire le complesse implicazioni amministrative che comporterà la lunga e delicata fase transitoria prevista dal Regolamento stesso. L’esito potrebbe essere disastroso: in questi mesi della campagna elettorale, e in quelli di attesa dopo le elezioni per l’insediamento effettivo della prossima Giunta, gli stessi uffici saranno gettati nel caos, e i provvedimenti adottati saranno privi di una direzione politica chiara. Lo ribadiamo: il tempo è scaduto. Chiediamo con convinzione alla maggioranza capitolina di fermarsi, ritirando la proposta di deliberazione. Chiediamo alla Sindaca di prendere atto dell’insuccesso di questi cinque anni, e di evitare alla città la violenza di questo colpo di mano. Chiediamo a tutti i membri dell’Assemblea Capitolina di impedire oggi a questo scempio di consumarsi. Per comunicare l’adesione all’appello di ulteriori associazioni, collettivi, spazi sociali, assemblee, realtà territoriali, gruppi o enti, scrivere a: coordpatrimonioindisponibile@gmail.com - Arci Roma - Acrobax - Angelo Mai - Astra - Attac Roma - Autorganizzat_ dello spettacolo Roma - BandaJorona - Brancaleone - CAIO, Comunità per le autonome iniziative organizzate - Casa internazionale delle donne - Casale Garibaldi - Cemea - Centro socio-culturale Ararat Roma - CILD , Centro d’Iniziativa per la Legalità Democratica - CIP Alessandrino - Città dell’utopia - CLAP, Camere del lavoro autonomo e precario - Collettivo Nuovo Cinema Palazzo - Communia - Comune-info - CorvialeDomani - CRAP, Comitato Romano Acqua Pubblica - CSA La Torre - CSOA Auro e Marco - CSOA Forte Prenestino - Esc Atelier Autogestito - Ex Lavanderia - Federazione delle associazioni Decima Torrino - Fivizzano 27 - Forum per la Tutela del Parco di Aguzzano - Forum Terzo Settore - Grande Cocomero - Lab!Puzzle - Laboratorio sociale 100celle ex Casale Falchetti - LAC, Libera Assemblea di Centocelle - Libera Repubblica di San Lorenzo - Lucha y Siesta - Movimento per il Diritto all’abitare - Nonna Roma - ReTer, Reti e Territorio - SCI, Servizio Civile Internazionale - SCuP! Sport e Cultura Popolare - Sparwasser - Teatro della Dodicesima ASC - Trenta Formiche.
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mercoledì 11 agosto 2021


 
News

Pesticidi in Unione europea.
La European Food Safety Authority (EFSA) ha pubblicato un report sugli ortaggi e frutta più contaminati da pesticidi... studio pubblicato nel mese di febbraio 2021 che discute i dati del 2019. In tutta Europa, nell’anno 2019, sono stati analizzati 96.302 campioni e la frequenza media si attesta su 19 analisi per 100mila abitanti. I paesi più virtuosi sono la Lituania (125 analisi su 100mila abitanti), la Bulgaria (104 analisi) e il Lussemburgo (81 analisi). I meno virtuosi sono la Gran Bretagna (1,5 analisi), la Spagna (5 analisi) e la Polonia (7 analisi). L’Italia e la Francia si attestano sulla media europea di 19 analisi per 100mila abitanti, la Germania appena un po’ in più con 25 analisi. >>



Sesto Rapporto IPCC - Working Group I su nuove conoscenze e cambiamenti climatici.
In occasione della presentazione del rapporto del Working Group I dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) che delinea le nuove conoscenze scientifiche in merito ai cambiamenti climatici, ai loro effetti e agli scenari futuri, di seguito sono proposti i dati del VI rapporto Ipcc riassunti e forniti dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac) di Bologna. Sesto Rapporto IPCC – Working Group I Annalisa Cherchi, Susanna Corti, Sandro Fuzzi Lead Authors IPCC WG I Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima Consiglio Nazionale delle Ricerche Bologna INTRODUZIONE SU IPCC Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), creato dalle Agenzie delle Nazioni Unite UNEP (UN Environmental Program e WMO (World Meteorological Organisation) nel 1988, ha il compito di redigere a scadenza regolare rapporti di valutazione sulle conoscenze scientifiche relative al cambiamento climatico, ai suoi impatti, ai rischi connessi, e alle opzioni per la mitigazione e l’adattamento. È attualmente in corso di finalizzazione il 6° Rapporto IPCC (AR6). Ogni Rapporto IPCC si compone di tre parti, ognuna redatta a cura di un apposito Working Group (WG). Working Group I: valuta le nuove conoscenze scientifiche emerse rispetto al rapporto precedente. Working Group II: valuta gli impatti del cambiamento climatico sull’ambiente e la società e le azioni di adattamento necessarie. Working Group III: valuta le azioni di mitigazione del cambiamento climatico. Ogni WG redige un rapporto mediamente dell’ordine di 2-3000 pagine, accompagnato da un Riassunto tecnico che mette in evidenza i punti salienti del rapporto e un breve Summary for Policy Makers ad uso dei responsabili politici dei paesi associati all’ONU, nei quali sono condensate per punti essenziali tutte le informazioni analizzate nel dettaglio nei singoli rapporti. Ogni WG si compone mediamente di 200-250 scienziati (Lead Authors) scelti su proposta dei singoli governi dal Bureau IPCC. La partecipazione dei singoli scienziati è volontaria e non retribuita. È bene ricordare che i risultati dei Rapporti IPCC sono basati esclusivamente sull’esame critico di diverse migliaia di lavori scientifici pubblicati (14.000 solo per quanto riguarda il WG I). I Rapporti IPCC, la cui stesura impegna gli scienziati per circa tre anni, sono soggetti prima della stesura finale a due fasi di revisione da parte di diverse centinaia di altri scienziati esperti del settore e da parte di esperti dei singoli governi. Il giorno 9 agosto 2021 verrà presentato ufficialmente il Rapporto del Working Group I dedicato allo stato dell’arte delle basi scientifiche del cambiamento climatico e degli avanzamenti rispetto all’ultimo rapporto AR5. Gli altri due Rapporti di cui si compone AR6 sono tuttora in corso di elaborazione e verranno presentati nei primi mesi del 2022. Per quanto riguarda il Working Group I, sui 234 Lead Authors provenienti da 66 Paesi, tre sono gli scienziati appartenenti a un’istituzione di ricerca italiana, tutti ricercatori dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche. >>



Il comitato “Noi braccianti esclusi da tutti”, il SIFUS e la LILCA a Roma in presidio.
Roma 26-04-202 – Ogni pazienza ha un limite. Il SiFUS ed il comitato ” noi braccianti agricoli esclusi da tutto”, organizzano, mercoledì 5 maggio prossimo, alle ore 10.00 , in Piazza di Monte Citorio, un Presidio di protesta dei Braccianti Agricoli contro il Governo Draghi. >>