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SENZ’ACQUA NON C’È VITA. LA CRISI E LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA NEL MONDO.

Vuoi lasciare alle future generazioni un mondo disastrato? Tutto ciò che devi sapere per capire, fermare o affrontare questa catastrofe. Cambiamento climatico. Intervista a Birame Boye, dottore in chimica-fisica applicata all’ambiente e nei trattamenti di acque per processi di ossidazione avanzata. (di Katia Novella Miller) Lettura lunga / Intervista. Birame Boye si è formato come ingegnere chimico e tecnologo presso l’Università di Ivanovo, nell’Unione Sovietica, e ha approfondito i suoi studi nell’l’Università di Parigi XII Val de Marne, presso lo EIER in Burkina Faso, l’EPFL di Losanna in Svizzera e presso l’Università di Barcellona, dove ancora oggi lavora come ricercatore. Attualmente Birame Boye si dedica anche allo studio di soluzioni tecnologiche sostenibili ai problemi ambientali, dell’acqua e alle energie rinnovabili. E’ direttore generale del Consorzio Eco e Verde MBI GREEN CONSORTIUM, con sede nella città di Barcellona, specializzato in trattamenti dell’acqua (potabilizzazione e disinfezione eco e sostenibile senza prodotti chimici aggiunti), di effluenti liquidi (acque residuali) e solidi urbani, industriali e ospedalieri (RSU, RSI e RH) e in energie rinnovabili, sempre sotto l’opzione zero residui, zero emissioni, zero scariche/discariche e con una visione circolare dell’economia. Grazie Birame per averci concesso questa intervista nel corso della quale vorremmo approfondire un tema estremamente delicato che riguarda assolutamente tutti, tutti i continenti, tutti gli esseri viventi: la crisi e la privatizzazione dell’acqua. Il nostro pianeta è pieno d’acqua, ma non è una risorsa illimitata. E inoltre, anche se il nostro mondo è ricco di questa risorsa, non tutta l’acqua è atta al consumo umano, vero? BIRAME BOYE: ”E’ vero che viviamo circondati dall’acqua. E’ come se il mondo fosse un’isola o un gruppo di isole con fiumi, laghi e mari dentro l’oceano (o degli oceani). Noi percepiamo questa enorme quantità d’acqua come un’infinità davanti al nostro piccolo occhio e la nostra infima persona e abbiamo la sensazione che è inesauribile, illimitata. Ma la verità è che non lo è. Dell’immensità d’acqua che percepiamo, meno dell’1% è potabile e direttamente consumabile appena lo 0,025%; di questa percentuale, una ridotta quantità è alla portata di coloro che veramente ne hanno bisogno. Inoltre non soltanto l’acqua potabile è scarsa, ma anche quel poco che è raggiungibile è sotto un tale stress che è necessaria molta attenzione per il prossimo futuro se vogliamo evitare mali ancora peggiori di quelli che stiamo vivendo già ora” KNM: Attualmente si calcola che il 55% della popolazione mondiale soffre di carenza idrica (scarsità d’acqua). E’ dovuto all’esigua quantità d’acqua potabile nel mondo, è questo il punto? BIRAME BOYE: ”Probabilmente più del 55% della popolazione mondiale soffre di carenza idrica se si tiene conto che, purtroppo, in molti posti del pianeta l’acqua esistente è inadatta al consumo umano. In realtà esiste meno acqua di quanto pensiamo. Possiamo chiaramente capirlo se teniamo conto che molti nativi di paesi con acqua potabile stanno rimanendo senza la possibilità di consumarla direttamente, sia per la mancanza di mezzi di sfruttamento e trattamenti adeguati, sia per l’accaparramento da parte dei più ricchi, sia per la contaminazione provocata dalle attività industriali (che solitamente è anch’essa accaparramento)”. KNM: Secondo IAGUA Spagna nel nostro pianeta ogni persona consuma 50 litri d’acqua al giorno. Logicamente si tratta di una quantità che non corrispondende alla realtà perché nel mondo ci sono aree che consumano di più e altre di meno. Quali sono? BIRAME BOYE: ”Sicuramente hanno fatto un media mondiale globalizzando i dati in un determinato momento. La media che qui vediamo può essere di paesi con più mezzi economici, ma perfino nei paesi definiti ‘sviluppati’, il consumo è enorme in alcuni strati sociali, fino a 200 o 150 litri 1persona/al giorno, mentre in altre classi meno ricche è molto più basso. Ma disgraziatamente sono molti i paesi in cui il consumo giornaliero d’acqua è di circa 15 litri al giorno o meno e soltanto se riescono a trovare questa preziosa risorsa. Stiamo parlando dei paesi desertici e/o sotto condizioni estreme di siccità e dei così detti ‘paesi in sviluppo’ o con mezzi economici ridotti, perché ora tutto è una questione di denaro. Lo è così tanto che in alcuni luoghi del mondo un consumo di 2.500 litri giornalieri per abitante è considerato un lusso e non uno sperpero e una stravaganza”.

KNM: Gli esperti parlano di una crescente carestia idrica giacché i picchi nevosi, i fiumi, le lagune, i ghiacciai, i pantani si stanno prosciugando. Quali sono le cause della carenza idrica? BIRAME BOYE: ”La crescente scarsità d’acqua ha varie cause profondamente connesse e correlate tra di loro. C’è scarsità perché c’è siccità, meno piogge, innalzamento delle temperature (cambiamento climatico) ed evaporazione senza il riempimento dei reservoir (grandi laghi naturali o artificiali utilizzati come fonte di approvvigionamento idrico). Se siamo onesti e non abbiamo timore, dobbiamo ammettere che il contributo dell’essere umano a questo processo è molto rilevante, anzi d e t e r m i n a n t e, ed è dovuto al suo smisurato desiderio di crescere industrialmente, di produrre senza sosta e sempre di più, consumando migliaia di milioni di litri giornalieri. E così facendo il livello freatico (correnti d’acqua accumulate nel sottosuolo) scende e il riempimento che aveva luogo da sotto verso l’alto non avviene più e poco di quanto evaporato ritorna all’origine. Quindi facendo in questo modo, producendo e consumando freneticamente, continuiamo a riscaldare, cioè a evaporare sempre di più per consumare sempre di più, provocando e distribuendo siccità in giro per il mondo. Ed è così che, tristemente, i reservoir d’acqua che hanno supportato la vita di milioni di persone durante millenni si stanno prosciugando inesorabilmente. Alla fine dei conti, la principale causa della carenza idrica è l’essere umano: una macchina unica di autodistruzione, intelligente? Quindi partendo dal po’ di acqua potabile esistente (0,025%) e consumando insaziabilmente come stiamo facendo (con l’agricoltura e l’industria in testa), presto l’essere umano arriverà allo 0,000% se non adotta soluzioni drastiche a favore del riempimento degli acquiferi con acqua OPTIMA e se non inizia a fare un uso ragionevole e sostenibile di questa risorsa”. KNM: Questa scarsità concerne anche le fonti non rinnovabili d’acqua? BIRAME BOYE: ”Innanzitutto bisogna ritornare alla definizione di fonte non rinnovabile d’acqua, che è un’acqua sotterranea di profondità, dai 1.000 ai 2.000 metri. Per il suo rinnovo sono necessari circa 4.600 anni, dunque è evidente che stiamo utilizzando molto di più di ciò che si può rigenerare. O per dirla in modo più esatto: si usa di più e si rigenera praticamente zero. Nella definizione di ‘fonti non rinnovabili’ ci sono anche i ghiacciai e l’acqua atmosferica, con un tempo di rigenerazione di 16.000 anni e che, per fortuna, si usano poco, o sono fonti protette, soprattutto nel caso dei ghiacciai. Tuttavia, purtroppo, il cambio climatico indotto dall’essere umano e la sua farraginosa attività agro-industriale stanno provocando lo scioglimento dei ghiacciai in maniera irreversibile. Infatti le acque sotterranee con una profondità maggiore ai 1.000 metri e i ghiacciai sono sempre più a rischio. Un rischio che nel corso del tempo provocherà disastri, i cosiddetti ‘disastri naturali’ anche se sono causati direttamente dall’attività umana sulla terra. Tra questi disastri possiamo elencare ad esempio frane, inondazioni, uragani”. KNM: Si calcola che per il 2030 la richiesta d’acqua crescerà di un 50%: a cosa sarà dovuto questo incremento? Ed è vero che questo aumento potrebbe provocare guerre in giro per il mondo? E se è così, si tratta di conflitti inevitabili? BIRAME BOYE: ”L’aumento della domanda di acqua sarà dovuto in maniera minore al fatto che ci saranno più bocche a cui dare da bere (ca. 10.000M abitante) e principalmente al crescente e insostenibile ritmo della produzione agricola e industriale (includendo quella energetica) sul pianeta terra, un ritmo di produzione che ci porterà ad un deficit idrico del 40% o più in poco meno di 20 anni. Questo lasso di tempo è così corto da provocare brividi. La verità è che fino ad oggi le guerre per carenza idrica sono state evitate dalle diplomazie e dalla saggezza delle società civili, altrimenti ora potremmo citarne molte tra e dentro i vari paesi e in tutti i continenti. Ma se il livello di carenza idrica continua ad aumentare, ci saranno occupazioni, rivolte, massive migrazioni, guerre interne e tra gli stati, perché chiunque rimarrà senz’acqua sarà destinato alla morte. E morire di sete o morire cercando acqua sarà semplicemente una questione di opzione o di obbligo. Questa visione del futuro è lugubre, ma indubbiamente la cosa peggiore è la vicinanza delle scadenze, dei termini della scarsità d’acqua, che in questo stesso momento costa più del gasolio. Ma tutto è evitabile se c’è volontà: le guerre, il deficit idrico, lo sperpero di acqua/risorse. Se siamo sensati e ascoltiamo, se i leader politici ascoltano gli esperti, e se la società civile si muove. Tutto è possibile e tutto è interconnesso, interdipendente. E’ semplicemente una questione di volontà. Volontà del prepotente paese ricco di produrre ragionevolmente e sostenibilmente, volontà di riutilizzare le risorse, di riempire le fonti d’acqua sotterranee che si succhiano senza sosta. Insomma, tutto è evitabile se si opta per la sostenibilità e non per l’auto-suicidio frenetico, quasi programmato”. KNM: Attualmente si enumerano tra i paesi più colpiti dalla scarsità idrica quelli di Medio Oriente e Israele. Questi stati convertono l’acqua salata di mare in acqua potabile. Potrebbe l’acqua degli oceani essere la soluzione al problema della carenza idrica? BIRAME BOYE: ”In realtà attualmente la scarsità idrica non colpisce soltanto il Medio Oriente. Sono molti i paesi che già si trovano sotto l’influenza dello stress idrico, in una situazione che diventerà molto più grave tra 20 anni. La lista include paesi d’Europa come la Spagna, la Grecia, paesi dell’Africa come ad esempio l’Algeria, il Marocco e la Tunisia, e nel continente americano il Cile, per citarne solo uno. La tendenza è globale e toccherà tutti i continenti se non agiamo ora. La trasformazione di acqua di mare in acqua potabile si sta diffondendo sia nei paesi con stress idrico che negli altri come alternativa alla scarsità d’acqua. Indubbiamente costa molto di più rispetto al metodo classico per ottenere acqua potabile. Ma è anche vero che ottenere acqua potabile dal più del 97% di questa risorsa sulla terra è parte dell’alternativa. Ma l’altra parte – di estrema rilevanza – si riassume in tre concetti: sostenibilità, ragionevolezza e rispetto dell’ambiente. Possiamo optare al 100% per l’acqua salata, ma se non depuriamo ottimamente, e se continuiamo come pazzi e incoscienti al ritmo in cui andiamo, arriveremo lo stesso molto presto a situazioni critiche”. KNM: Per chiarirci le idee: si parla di scarsità fisica e di scarsità economica dell’acqua, qual è la differenza? BIRAME BOYE: ”La differenza tra scarsità fisica ed economica dell’acqua è la povertà di coscienza dei dirigenti e dei politici dei paesi in cui si sente già la carenza economica d’acqua. Mi spiego: la scarsità fisica consiste nel fatto che non ci sono risorse idriche sufficienti a far sì che tutta la popolazione abbia sufficiente acqua ogni giorno, per le tante o poche ragioni che possano essere; la scarsità economica invece non è altro che la cattiva gestione e cattivo orientamento degli investimenti pubblici, in infrastrutture e misure sanitarie. Qualunque governo sensato e cosciente deve sapere che la priorità assoluta è quella di provvedere di sufficiente acqua ‘salutare’ (secondo le norme delle OMS e le raccomandazioni delle Nazioni Unite) alla popolazione del proprio paese, a tutta la popolazione e non soltanto a una parte di essa, cioè ai ricchi, assolutamente a tutta. Il perché è logico e semplice: perché senz’acqua è morte sicura, perché senz’acqua ottima la salute è questionabile, perché senza di essa la forza fisica della popolazione diminuisce e il paese continuerà ad essere minacciato dalla povertà”. KNM: Attualmente quante persone soffrono la mancanza di acqua nel mondo? BIRAME BOYE: ”Possiamo dire che almeno circa 3.000 milioni di persone soffrono nel mondo a causa della scarsità d’acqua, di cui la metà non ha acqua potabile. Ma la cifra potrebbe essere molto più elevata se si cercasse di definire e includere le persone che soffrono di mancanza di acqua di ottima qualità”. KNM: Possiamo dire che non c’è industria senz’acqua? E se è così, qual è la relazione esatta tra industria e crisi dell”acqua? BIRAME BOYE: ”Nessuna attività terrestre si fa senz’acqua. E questa considerazione include, e quasi sempre al primo posto, l’industria che ha soppiantato l’agricoltura tradizionale nell’approvvigionamento di cibo alla popolazione mondiale. L’industria è la causa numero due della crisi dell’acqua nell’intero pianeta insieme all’agricoltura che occupa il lugubre podio. Ma bisogna tener presente che l’agricoltura contemporanea è principalmente industriale o produce con fini industriali di produzione di energia, cibo, medicine e tanti altri prodotti. Per ciò e riassumendo l’industria in generale occupa il podio della cause della crisi dell’acqua, ed è dunque la principale responsabile del consumo e della contaminazione di questa preziosa risorsa”. KNM: Questo vuol dire che i paesi industrializzati sono i principali consumatori di acqua? E se è così, si tratta esclusivamente di acqua che i paesi industrializzati prendono nei propri territori nazionali? BIRAME BOYE: ”Se parliamo di consumo diretto per abitante, certamente possiamo dire che i paesi industrializzati sono i principali consumatori di acqua, con tassi mediamente di 100-200 litri a persona, anche se alcuni paesi arrivano a consumarne di più. Poi anche l’industria di questi paesi contribuisce all’auge del consumo di acqua in tutto il mondo. Non dobbiamo scordare che sono molti i paesi industrializzati che hanno esteso il proprio uso d’acqua ad altri stati, esportando la propria tecnologia e impiantando industrie e sfruttamenti agricoli nei paesi detti ‘non industrializzati’. Infatti la maggior parte dell’acqua consumata dai paesi industrializzati proviene e appartiene ad altri territori nazionali ovviamente non industrializzati. Per essere più chiari e precisi: l’importazione di prodotti/beni specifici che richiedono il consumo di molta acqua permette ai paesi industrializzati di continuare a consumare ma dalle risorse idriche dei paesi in sviluppo”. KBN: Nei casi specifici degli STATI UNITI, GERMANIA e CINA, grandi consumatori industriali: l’acqua che utilizzano la prendono dentro il proprio territorio nazionale o in altri stati? BIRAME BOYE: ”Si tratta di tre paesi che sono grandi consumatori di acqua virtuale d’importazione da altri paesi; pertanto, se facciamo un bilancio, possiamo correttamente affermare che questi paesi utilizzano principalmente acqua di altri stati e non l’acqua del proprio territorio. L’acqua virtuale è la quantità d’acqua utilizzata per fabbricare un bene di consumo determinato ed è una quantità molto più elevata di quella consumata normalmente dagli abitanti del paese per le varie necessità quotidiane. Grazie a questo concetto di acqua virtuale è stato possibile determinare che paesi come gli STATI UNITI, la GERMANIA e la CINA, insieme a altri stati industriali come il GIAPPONE, l’ITALIA, il MESSICO e la FRANCIA, esportano la produzione di gran parte dei propri beni di consumo, e usano l’acqua dei paesi dove le proprie industrie si sono installate per la fabbricazione di detti beni”. KNM: E’ vero che l’industria della carne è una delle principali responsabili della scarsità idrica o è falso? BIRAME BOYE: ”Senza alcun dubbio l’industria della carne è una delle principali colpevoli della scarsità dell’acqua. Lo è così tanto che se le cose peggiorassero ancora di più, dovremmo promuovere il consumo e il concetto di vita vegetariana e vegana per salvare parte o la totalità del mondo. Riferendoci al nuovo concetto di acqua virtuale (acqua utilizzata in altri paesi da enti economici di altre nazioni), dobbiamo sapere che per ogni chilo di carne bovina che comperiamo sono stati utilizzati 15.500 litri di acqua nell’arco di tutto di processo di produzione: nessun altro prodotto di consumo giornaliero richiede così tanta acqua. Quindi certamente: l’industria della carne è una delle principali causanti della scarsità idrica nel pianeta”. KNM: Per chiarirci bene le idee: anche l’agricoltura industriale dunque è una delle principali cause della scarsità d’acqua? BIRAME BOYE: ”L’agricoltura è stata industrializzata moltissimo nel corso degli ultimi cinquant’anni e indiscutibilmente l’agricoltura industriale è una delle maggiori cause della scarsità d’acqua nel pianeta: il 92% dell’acqua consumata globalmente è consumata dall’agricoltura in generale e particolarmente dalla produzione di mais, frumento e riso. Soltanto la coltivazione di cereali rappresenta più del 70% dentro dell’agricoltura mondiale ed è la coltivazione che consuma più di tutte. E indubbiamente, anche se c’è stata una diminuzione della domanda di cereali dagli anni ’80 e ’90, la richiesta aumenterà con la crescita della popolazione mondiale, e di conseguenza crescerà ancora di più la contribuzione dell’agricoltura di cereali allo stress idrico”. KNM: Paesi come la Germania, gli Stati Uniti e altri stati presentano i biocombustibili come la soluzione ai problemi ambientali creati dai combustibili fossili. Ma i biocombustibili sono fatti con vegetali che devono essere coltivati e la loro produzione si trova in una crescente competizione con la produzione di piante destinate all’alimentazione. Questa tendenza può ridurre le risorse idriche e la disponibilità di alimenti nei paesi che hanno ceduto le proprie terre per questa specifica produzione di piante per biocombustibili? Inoltre, se non sbaglio, sono esattamente i principali paesi che ‘cedono’ le loro terre alle multinazionali straniere, come ad esempio la REPUBBLICA DEL CONGO, le FILIPPINE, quelli della costa occidentale del SUDAMERICA, il SUDAN, la TANZANIA, gli stati che stanno già soffrendo scarsità fisica o economica di acqua, è così? BIRAME BOYE: ”Bisogna sapere che è completamente falso, un’enorme bugia presentare i biocombustibili come la soluzione alle energie fossili: non lo sono, non lo sono in assoluto. I biocombustibili, nella loro grande maggioranza, sono in competizione con l’autosufficienza alimentare nel nostro pianeta. Sequestrano milioni di ettari che dovrebbero servire ad alimentare, ad elevare il livello nutrizionale e la salute nel mondo e lasciano le terre infertili e completamente scoperte e povere di nutrimento, di vita. I biocombustibili consumano milioni di tonnellate di acqua che potrebbero alleviare i bisogni dei poveri, dei bisognosi di acqua potabile. E c’è un altro aspetto di cui nessuno parla: la contaminazione acquosa derivata dalla produzione, estrazione e pulizia dei biocombustibili è enorme, con livelli di DQO (domanda chimica di ossigeno) che superano facilmente i 200.000ppm, cioè più di 1.000-2.000 volte il carico contaminante di acqua residuale urbana. E questo senza contare il danno subito dai boschi a cui tagliano gli alberi e tolgono il tessuto nutritivo accumulato in milioni di anni. Per queste ragioni i biocombustibili non sono l’alternativa e nemmeno sono sostenibili, poiché per ottenerli bisogna distruggere la Madre Natura. Bisogna guardarsi le foto satellitari che mostrano il logoramento, la distruzione di migliaia di milioni di ettari in poco meno di un decennio nell’Amazzonia, il polmone della terra, o nei boschi equatoriali dell’Africa per vedere quanto allarmante è questo fenomeno. No! E’ assolutamente sbagliato optare per l’agricoltura dei biocombustibili. E’ un suicidio e un genocidio poiché per produrli bisogna appropriarsi della terra che nutre la gente che la coltiva da centinaia d’anni, inviando queste persone alla povertà fisica e intellettuale. Le coltivazioni per la produzione di biocombustibili rendono le terre sterili. Si utilizzano prodotti contaminanti per nutrire i terreni, e praticamente si produce per poi bruciare e aumentare l’impronta di carbonio invece di nutrire e ridurre la fame e la malnutrizione nel mondo. I biocombustibili non soltanto riducono le risorse idriche e alimentari nei paesi che cedono le proprie terre alle multinazionali, sono anche sinonimo di espulsioni, cacciano le comunità ‘povere’ dalle proprie terre di origine avviando così trasformazioni culturali compulsive negative che obbligano milioni di persone ad abbandonare la propria terra, a lasciare le proprie attività tradizionali, per trasformarsi in nuovi schiavi di una falsa modernità energetica. I governi che decidono di vendersi alle compagnie di biocombustibili sbagliano. Quei paesi non soltanto soffrono e soffriranno sempre di più carenza idrica. Nel prossimo futuro affronteranno problemi civili e sociali enormi, come sta già avvenendo nel Madagascar, e questo succederà non appena la società civile si renderà conto che i beni più essenziali alla vita, la terra e l’acqua, sono stati venduti. L’alternativa energetica è un’altra: il Sole, l’Acqua e, anche se sembra paradossale, i nostri residui giornalieri, industriali e ospedalieri (RSU, RSI e RH). La combinazione di questi tre elementi naturali, insieme alla trasformazione integrale dei nostri molti residui di energia e di nuovi prodotti, sono la salvezza energetica del pianeta, la soluzione sostenibile ottimale”. KNM: Perché l’industria mineraria è uno dei grandi problemi in relazione con la crisi dell’acqua? BIRAME BOYE: ”Indubbiamente il settore minerario è l’altro grande problema quando parliamo di consumo d’acqua. Infatti fa parte delle categorie dell’industria e di contaminazione delle risorse idriche. Quest’attività industriale non soltanto è campionessa in quanto a consumo di enormi quantità, milioni di tonnellate di acqua, ma pure contamina enormemente le acque superficiali e sotterranee. Le attività minerarie praticate senza previe misure e mezzi di protezione dell’ambiente sono catastrofiche e scavatrici di tombe di migliaia di esseri viventi. E l’estrazione di metalli preziosi quali l’oro, con i suoi ingredienti tossici, come l’arsenico e il mercurio, contamina fiumi e laghi, e obbliga intere popolazioni a emigrare, a trovare qualunque altro posto o a lasciare le loro attività agricole; l’attività mineraria avvelena tutto se non è preceduta e accompagnata da un adeguato trattamento delle acque residuali. Ma sfortunatamente per il settore minerario è più importante la protezione dei propri milionari, che i benefici della gente e la cura dell’ambiente/natura che ci da vivere. E guardate che soltanto con l’1% dei suoi benefici economici questo settore industriale potrebbe fare fronte alle sue obbligazioni ambientali”. KNM: Anche la spazzatura creata dal consumismo e buttata in mare o sepolta sotto terra ha una relazione con il problema dell’acqua? O soltanto i residui tossici prodotti nei vari processi industriali contaminano questa preziosa e vitale risorsa? BIRAME BOYE: ”Tutte le attività umane hanno un impatto sull’acqua/alveo e poiché l’acqua/alveo finisce infiltrandosi nelle zone sotterranee, alla fine contaminiamo il mare. E’ evidente che la spazzatura creata dal consumismo, specificamente la plastica, finisce provocando un disastro ecologico e sanitario che si nota progressivamente non soltanto nell’aspetto del mare, ma che arriva al mare e finisce poi sui nostri piatti sotto forma di pesce con concentrazioni di microgrammi o nanogrammi di microplastica. Queste piccole concentrazioni possono essere insignificanti per provocare un danno immediato, ma accumulate lungo cinquanta anni di consumo, possono arrivare a livelli che provocano cancro e altre malattie che derivano da questa contaminazione. Seppellire i rifiuti deve essere proibito e considerato un atto criminale. Deve diventare parte dei così detti ‘crimini ambientali’ visto il danno sanitario terribile che provoca l’infiltrazione del percolato (liquido che si forma in una discarica di rifiuti, fortemente contaminato da sostanze organiche e inorganiche in putrefazione) delle discariche. Il percolato, risultato della degradazione dell’immondizia dentro le discariche, è un cocktail di contaminanti e di metalli pesanti tossici come il cromo, l’arsenico e il mercurio. Perciò non soltanto i residui tossici sono una minaccia diretta alla contaminazione dell’acqua, ma lo sono tutto un insieme di categorie che includono parametri e dati vari derivanti da molti settori. Ad esempio noi utilizziamo la plastica in varie forme, per avvolgere, per il trasporto, e anche per l’approvvigionamento dell’acqua. E ora pensate: il processo di taglio e trasformazione della plastica di PVC produce milioni di tonnellate di micro e nanoparticole di plastica che poi si riversano nei letti d’acqua e nel mare. Dopo, queste particole sono consumate dal plancton, che successivamente è ingerito dai pesci e altri animali marini. E alla fine del processo, noi mangiamo quei pesci. Lo stesso essere umano sta danneggiando questa catena alimentare”. KNM: I rifiuti organici umani contaminano l’acqua? BIRAME BOYE: ”Se non sono trattati e ben amministrati sì, certo. Ma qui c’è una gran bella sorpresa: i rifiuti organici umani contengono perfino un 70% di acqua potabile di ottima qualità e incluso di bottiglia. La questione è soltanto quella di scegliere e utilizzare la tecnologia adatta per riciclare integralmente il rifiuto e trasformarlo in nuovi prodotti, tra cui energia, acqua potabile, nutrienti e nuove materie prime. Debbo insistere ancora sul fatto che i nostri rifiuti, i rifiuti umani, sono i componenti base della salvezza energetica del mondo. Il rifiuto umano è la vera base per ottenere energia termica ed elettrica, acqua in enormi quantità per il 70-80% del nostro fabbisogno giornaliero diretto; con questi rifiuti possiamo produrre nutrienti, fertilizzanti per l’agricoltura eco e sostenibile e nuove materie prime per la trasformazione artigianale e industriale. Riassumendo: Rifiuto=Denaro, Rifiuto=Lavoro degno, Rifiuto=Benessere, Rifiuto=Salute e Rifiuto=Futuro. E’ un settore che si può sviluppare di più e sul quale il nostro team di I+D con il nostro Consorzio di Energie Pulite dai RSU & RSI & RH, MBI GREEN CONSORTIUM, ha fatto un passo decisivo per la soluzione ottima e integrale, oltre a finanziarla per i paesi e i governi con mezzi economici limitati”. KNM: Nel mondo muoiono circa 842.000 persone ogni anno a causa dell’acqua contaminata e 800 milioni usano una fonte d’acqua sporca, quanto suppone un grave focolaio di malattie. Le acque contaminate sono sempre acque residuali? BIRAME BOYE: ”E’ più probabile che muoiano più persone a causa della contaminazione. Ci sono casi di morte per contaminazione dell’acqua che si scoprono soltanto dopo anni, quando i metodi analitici lo permettono. Le acque contaminate non sono soltanto quelle residuali. Può esserci confusione, quindi bisogna chiarire fin dall’inizio. L’acqua residuale è acqua usata contaminata, il modo e origine di questa contaminazione dipende dall’uso che se ne è fatto, in parte o nella sua totalità. Tuttavia, le acque contaminate possono non essere acque residuali ma, ad esempio, acque naturali, laghi, fiumi, bacini idrici a cui sono arrivati contaminanti, come i prodotti a base di arsenico e mercurio nelle zone minerarie e industriali di molti paesi. Lo stesso è valido per la contaminazione con pesticidi ed erbicidi delle acque sotterranee in molti stati, incluso dentro l’Unione Europea, dove questi prodotti vengono utilizzati intensivamente”.

KNM: Abbiamo capito che la crisi dell’acqua riguarda tutti i paesi del pianeta e che la contaminazione di questa risorsa ha molteplici e complesse origini. Ma quali sono le principali attività umane che producono acque reflue? BIRAME BOYE: ”Assolutamente tutte le attività umane producono acque residuali. Le principali per grado di contaminazione e volume di produzione sono, senza dubbio: 1. l’agricoltura industriale: eh sì, ne consuma di più e usa più prodotti chimici quale misura di protezione della produzione, per cui produce più acque reflue. 2. L’industria in generale è un altro gigante delle acque residuali, inoltre con carichi così elevati di contaminazione che qualunque persona minimamente o ben informata ha i brividi. 3. L’industria della carne è un altro gigante, con la carne di mucca che consuma 15.500 litri a chilo, il prosciutto 4.900 litri, il formaggio 4.900 litri e il pollo 4.000 litri AL CHILO; e sapendo che quasi l’80% si trasforma in acque residuali, abbiamo già una idea precisa di ciò che rappresenta la produzione dei nostri alimenti principali in acque residuali. Ho dato un podio di tre vincitori. Ma potrebbe essere un podio di cinque, e, ovviamente, potremmo stabilire sottocategorie”. KNM: Secondo IAGUA Spagna l’80% delle acque residuali della società ritorna all’ecosistema senza alcun trattamento, carica di residui industriali, chimici, pesticidi e ogni genere di rifiuti. Quali sono gli effetti negativi provocati da queste scariche e cosa si può fare per evitarle? BIRAME BOYE: ”Sfortunatamente è vero. Com’è anche vero che in molti altri paesi questa percentuale è più elevata. Inoltre, questi calcoli non tengono conto, dentro la contabilizzazione dei contaminanti, delle sostanze nocive e tossiche derivanti dallo sfruttamento minerario clandestino e industriale senza trattamento. Uno degli effetti più diretti è l’eutrofizzazione dei corsi, bacini e mari; quando sono coperti da tanti residui e di alghe causate dalla contaminazione dell’acqua, allora l’acqua non riceve energia solare, non si satura sufficientemente l’ossigeno, putrefacendosi e diventando velenosa per la fauna e la flora. Questa è solo una manifestazione della contaminazione. Il peggio è che tutta la contaminazione che tiriamo nell’acqua senza trattarla, sia poca o molta, prima o poi ritorna nei nostri bicchieri, sui nostri piatti di consumo giornaliero, e, lungo la catena ed il tempo, finisce danneggiando la nostra salute in qualche maniera. L’unica soluzione, l’unica via d’uscita è trattare le acque residuali, qualunque sia il suo origine. Se non iniziamo a farlo sistematicamente, siamo condannati ed esposti ad ogni tipo di rischio corrispondete alla contaminazione che buttiamo. Ed è possibile trattarla tutta”. KNM: La riduzione del 50% del volume delle acque residuali senza trattamento e la riutilizzazione di questa percentuale potrebbero essere veramente la soluzione come sostengono alcuni esperti? BIRAME BOYE: ”La soluzione vera è il trattamento di tutte le acque residuali con il fine di riutilizzarla, e meglio ancora in cicli chiusi dove sia possibile, e/o il ripieno degli acquiferi. E che non ci facciano credere che è impossibile! E’ possibile se c’è volontà e meno avidità. Mettere in atto soltanto parte della soluzione è risolvere a metà il problema, cioè mantenere parte della piaga senza cicatrizzare. Il trattamento di soltanto il 50% è curare il 50% della ferita e pregare perché non si imputridisca, non si incancrenisca l’altra parte. E’ una soluzione parziale o parte della soluzione. Ma la vera soluzione consiste nel trattamento del 100% delle acque residuali, riutilizzarle dove sia possibile, parte o la totalità, e rigenerare le fonti. Arrivare a queste soluzioni è difficile, certo, e indubbiamente richiede nuove politiche, grandi e dure decisioni e regolamentazioni. Pero è lì dove dobbiamo arrivare”. KNM: In cosa consiste esattamente il riutilizzo delle acque residuali? BIRAME BOYE: ”Consiste nel trattamento con metodi accessibili e facili da applicare e in meno spazio che con i metodi di trattamento classici di acque residuali: sono i così chiamati ‘Processi di Separazione e Ossidazione Avanzata (AOPs, AEOPs, MSCATOXI). Se prima il trattamento dell’acqua residuale richiedeva tempi che andavano dalle 5 ore ai 5 giorni, ora, con i cosiddetti trattamenti avanzati è questione di pochi minuti (15-30) di contatto per avere un’acqua trattata. I processi di separazione avanzata come la nanofiltrazione e la osmosi inversa permettono di avere acqua potabile e di uso alimentare. Riassumendo, il trattamento di recupero e riutilizzo consisterà in: 1) separazione dei solidi in sospensione (visibili all’occhio e invisibili); 2) il recupero degli ingredienti contenuti nell’acqua residuale (dai TDS – Solidi disciolti totali); 3) mineralizzazione della frazione organica (trasformazione in acqua e ossidi di carbonio). La nostra contribuzione presso MBI GREEN CONSORTIUM, è la tecnologia e marca commerciale MSCATOXI & BIO-NPK che trasforma integralmente l’acqua residuale in: 1 Biofertilizzanti per l’agricoltura; 2 Energia rinnovabile per pirolisi; 3 Acqua di ottima qualità potabile e alimentare”. KNM: Grazie per tutta quest’informazione. Ora credo che dobbiamo chiarire qual è esattamente la relazione tra il problema dell’acqua e il cambiamento climatico. BIRAME BOYE: ”E’ così vasta la correlazione da risultare difficile determinare con esattezza la relazione tra il problema dell’acqua e il cambiamento climatico. I due ‘concetti’, tanto del problema dell’acqua come del cambiamento climatico, sono pieni di parametri determinanti che condizionano. Voglio dire che non si tratta soltanto di una relazione, ma di una moltitudine di intrecci tra i due. Indubbiamente il cambiamento climatico induce e aggrava la scarsità dell’acqua sulla terra. L’uso esagerato di acqua, sotterranea ad esempio, provoca sprofondamenti, slittamenti di terre che solitamente sono interpretati come effetti del cambiamento climatico”. KNM: Qual è l’effetto dell’aumento del CO2 (anidride carbonica, una delle principali cause del cambiamento climatico) sull’acqua? E in che modo incide negativamente sulla sua disponibilità e qualità? BIRAME BOYE: ”Uno arriva a capire sulla propria pelle l’effetto nefasto del cambiamento climatico sull’acqua se ha vissuto la terribile esperienza di nascere in una zona fertile, verde e piena di laghi che vede lentamente prosciugarsi, uno dopo l’altro. Quando uno vede sparire la vegetazione di cui aveva paura – per la sua oscurità – quando era bambino, quando uno vede sparire la vegetazione, la terra inaridirsi, rimanere senza nutrienti o molto povera di questi… quando uno vede ciò che fu una volta un’abbondante fonte di legumi, ortaggi e altri prodotti alimentari trasformarsi in un vasto territorio desertico, quando uno vive questa tragedia si rende conto dell’importanza dell’acqua e della luttuosa magnitudine di tutto ciò che è relazionato con il cambiamento climatico. E quest’esperienza l’ho vissuta personalmente, fin da molto giovane. E ho osservato e sofferto profondamente per non avere i mezzi per agire, per non avere voce per gridare, per non avere qualcuno che ascoltasse i pianti dei laghi del versante occidentale del Senegal, i pianti dello Yandal, i pianti di Tor, i pianti di Tan-ma, dello Kayar, e i pianti dell’ultimo sopravvissuto, il Lago Retba, che muore lentamente QUANDO E’ POSSIBILE EVITARLO”. IL CASO DEL LAGO RETBA DEL SENEGAL. ”Per illustrare un aspetto del meccanismo del cambiamento climatico sull’acqua, basta guardare ciò che sta succedendo al Lago RETBA. Il suo colore rosa, così bello per i turisti, è testimone di un meccanismo tragico di morte annunciata. Si alzano le temperature sulle cappe superficiali che si riscaldano ed evaporano. L’aumento delle temperature rinsecchisce la vegetazione provocando una evapotraspirazione così esagerata che finisce per ucciderla. Il caldo accentua la siccità e le piogge sono sempre meno frequenti. Non cade più la quantità normale che riempiva i letti, i canali che andavano dal nord, dal Thiés e Ndar, fino al RETBA e l’oceano. La freatica dolce cade più giù e più in profondità. Soltanto la freatica salata arriva ad alimentare con poche gocce il ‘figlio dell’oceano’. E così l’acqua del RETBA evapora lasciando tonnellate di sale. Il turista adora quel color rosa, dovuto al riflesso delle alghe saline e la luce solare; è un colore rosa che tende a sparire nei periodi di piogge generose. Il turista è incantato davanti a quel colore rosa che mi rende triste fino alle lacrime nel cuore. Quel color rosa che annuncia che il lago che mi vide nascere, non mi vedrà invecchiare se non si fa qualcosa per salvarlo. La storia degli ultimi sessant’anni della zona dei Niayes del Senegal e della scomparsa di cinque dei suoi laghi, è la storia del meccanismo del cambiamento climatico visto e vissuto da persone ‘economicamente’ povere. Poveri noi che non possiamo salvaguardare i nostri tesori… Certamente il cambiamento climatico non porta nulla di positivo all’ambiente, nè all’evoluzione. Porta soltanto cambiamenti drastici e situazioni di desolazione. [Ho voluto raccontare il caso reale del RETBA, il lago che mi vide nascere, e sul quale sto lavorando da anni per la sua rigenerazione. Noi, il team di MBI Green Consortium, abbiamo la soluzione ottima di rigenerazione di questi laghi grazie ai rifiuti urbani di Dakar e delle zone circostanti]”. KNM: Dicono che l’aumento della popolazione – che crescerà molto di più nei prossimi anni – con la sua domanda di alimenti ha creato uno squilibrio e che abbiamo già raggiunto una situazione critica nell’equilibrio tra domanda di acqua e l’acqua disponibile in molte regioni del mondo. Quali sono? BIRAME BOYE: ”Attualmente nel mondo ci sono due posti di consumo eccessivo d’acqua, sia per pressione demografica (numero di persone), che per l’agricoltura e l’industria: CINA e INDIA. Il boom demografico in India è stato così forte che in meno di 40 anni sono stati fatti 18 milioni di pozzi per soddisfare il fabbisogno di acqua dolce delle piantagioni agricole. Evidentemente questo ha permesso di dare parzialmente qualche soluzione alla fame, ma è avvenuto al prezzo di una crescente contaminazione dell’acqua con prodotti chimici e di tagli elettrici dovuti al basso livello di acqua nelle stazioni idroelettriche. A questi paesi seguono gli STATI UNITI ed il BRASILE, anch’essi due grandi consumatori d’acqua, anche se con popolazioni molto minori. Bisogna notare tuttavia, che pur avendo un consumo globale minore, gli Stati Uniti guidano la lista del consumo pro capite con 2.842 m³ annuali, a fronte dei 1.089 m³ della Cina, ai 1.071 m³ dell’India e ai 1.385 di media mondiale, cioè più del doppio di tutti”. KNM: Attualmente ci sono stati che non hanno autosufficienza idrica e dipendono dai paesi vicini. Quali nazioni sono dipendenti e qual è il costo di questa dipendenza? Come funziona e che impatto ha l’uso di risorse trans-frontaliere sulla gente? BIRAME BOYE: ”Paesi come quelli delle zone e isole desertiche hanno un’enorme dipendenza idrica, tra questi possiamo citare MALTA, KUWAIT, GIORDANIA e ISRAELE, che hanno una dipendenza rispettivamente del 92% (Malta), 90% (Kuwait), 86% (Giordania) e 82% (Israele) dall’acqua virtuale. Questi stati consumano enormi quantità d’acqua virtuale attraverso l’importazione di prodotti agricoli e industriali da altri paesi. La tendenza dell’importazione di acqua virtuale ha stimolato investimenti multi-milionari in paesi con meno risorse per l’agricoltura e l’industria agroalimentare e la successiva esportazione di questi prodotti agricoli verso i paesi con dipendenza idrica, o a volte senza dipendenza ma che preferiscono conservare le proprie risorse nazionali e utilizzare quelle di altri stati. Questo fenomeno ha avuto effetti negativi ad esempio in ETIOPIA, dove le multinazionali di INDIA, KUWAIT e altri paesi arabi, hanno acquistato milioni di ettari di terre – con tutte le conseguenze sociali – e impiantato un’agricoltura intensiva di fiori, frutta e altri legumi. La ripercussione di queste politiche nel mondo è drammatica poiché causa spostamenti traumatici e ingiusti di agricoltori nativi e di pastori che si vedono obbligati ad abbandonare le proprie terre millenarie. Si tratta di saccheggi organizzati di terre a danno dei poveri, e della loro riconversione forzata in impiegati poveri delle società a cui sono state aggiudicate le ‘loro’ terre: è una terribile umiliazione molto ben camuffata degli strati più deboli della società agricola e pastorale. Poi ovviamente lungo tutto il processo di sfruttamento, le risorse idriche del paesi che hanno ceduto le terre scendono, si esauriscono, con tutte gli effetti che già conosciamo. Ma il prezzo di ”affitto”, o per meglio dire di depredazione delle terre, è molto minore rispetto a quanto guadagnano le ditte, le multinazionali, e – paradossi della corruzione e l’avidità – il danno alla gente locale, all’ambiente e alle stesse risorse idriche (discesa del livello freatico e contaminazione progressiva) è molto maggiore che la miseria di denaro che il paese riceve in cambio”.

KNM: Attualmente sono molti paesi importatori di acqua? BIRAME BOYE: ”L’importazione d’acqua non soltanto rappresenta un problema serio, è anche molto strategico. Bisogna sapere che i paesi che dominano le buone prediche sulle risorse idriche, potendo pagare degli studi avanzati di simulazione di questa risorsa, a seconda del risultato e delle previsioni future a corto, medio e lungo termine, decidono se sfruttare o non sfruttare parte delle proprie risorse idriche. E spesso preferiscono importare acqua virtuale oggi, per non rimanerne senza o trovarsi in stress idrico domani o per evitare la contaminazione nelle proprie nazioni… ma provocano tutto questo in altri paesi del mondo”. KNM: Andiamo ora su casi specifici. Si può parlare di un cattivo uso dell’acqua nel drammatico processo di desertificazione che sta vivendo la SPAGNA? BIRAME BOYE: ”Bisogna sapere che la pressione demografica del secolo XIX e il boom tecnologico sono stati la base di grandi cambiamenti nell’agricoltura e nell’industria spagnole, così come in molti altri o tutti i paesi europei definiti sviluppati. Ci sono stati cambiamenti drastici nel modo di coltivare quando l’obiettivo ha smesso di essere l’autosufficienza ed è diventato l’esportazione, con tutto lo stress idrico che comporta, passando così da un’agricoltura estensiva moderata, con concimi naturali (a sua tempo combinando la presenza di bestiame e attività agricola), a un’agricoltura intensiva con più necessità di quantità enormi d’acqua e un uso di molti chimici nocivi per l’ambiente e la salute. Ci sono stati cambiamenti negativi con un’enorme impatto sui boschi, con tagli eccessivi di alberi per avere a disposizione più terre arabili e poter usufruire di più legna. Ci sono stati cambiamenti nella stessa tessitura dei terreni, cambiamenti dovuti a un intervento umano orientato ad ottenere maggiori rendimenti nell’attività agricola senza tener conto delle controindicazioni scientifiche su quelle pratiche. Ed infine, l’incremento dell’uso dell’acqua dalle freatiche ha provocato discese nei livelli delle risorse idriche sotterranee e la salinizzazione delle terre a causa dell’inclusione della freatica salata. Inoltre, nel caso spagnolo – ma avviene anche in altri paesi – gli incendi, piuttosto provocati che naturali, quindi con fini disgraziatamente lucrativi nella sua maggioranza, hanno contribuito insieme all’industria all’intensificazione del processo di desertificazione del territorio. Pertanto: tutto questo insieme di fattori, l’eccessivo uso dell’acqua e l’orientamento a favore dell’opzione agricola, hanno portato il paese ad una situazione di desertificazione accentuata e all’attuale problematica nazionale ed internazionale (condivisa con il Portogallo) del travaso di alcuni fiumi interni o transfrontalieri”. KNM: Un paese che utilizza molte risorse idriche per produrre cibo per l’industria alimentare, come ad esempio l’ARGENTINA, può avere nel futuro effetti negativi sulle terre, nel suolo? BIRAME BOYE: ”Senza alcun dubbio. A lungo termine l’effetto della specializzazione nella produzione di carne si sentirà sia in Argentina che in qualunque paese che abbracci questa specializzazione. Come abbiamo già visto, il costo/impatto sulle risorse idriche della produzione di un chilo di carne bovina è il più elevato di tutti i prodotti elaborati per il consumo: 15.500 liti. Bisogna immaginare ciò che rappresentano le 546.000 tonnellate prodotte nel 2006 dall’Argentina, e valutare l’impatto idrico ogni anno e dieci anni dopo con 5,67 milioni di tonnellate di carne bovina prodotte. Sono quantità enormi che a lungo termine produrranno effetti visibili nelle risorse idriche, sia nel territorio nazionale che nei paesi circostanti. Bisogna tenere in conto i prodotti di manutenzione e pulizia che di solito accompagnano detta produzione e l’impatto che questi hanno sull’ambiente: sia gli antibiotici quanto i microelementi utilizzati per l’allevamento finiscono nel suolo e nelle acque superficiali e sotterranee. Inoltre anche se lo sterco può essere utilizzato in parte come fertilizzante, il suo uso eccessivo sui terreni non è auspicabile perché è contaminante. Altro aspetto che non passa inosservato è l’enorme contributo all’effetto serra, in altre parole al riscaldamento globale: il metano che emana l’insieme di teste di animali d’allevamento del paese ha un impatto quattro volte maggiore che CO2 emesso dalla macchine e l’industria (problema che si ripercuote anche negli altri paesi dell’area). Perciò l’effetto negativo che bisogna combattere, non è soltanto nei terreni e nell’acqua, ma anche nell’atmosfera”. KNM: Sembra che nel futuro la scarsità d’acqua colpirà principalmente i paesi del sud del pianeta. Se è così, perché? E quali paesi saranno più colpiti? BIRAME BOYE: ”Attualmente gli stati con più scarsità idrica sono i paesi dell’Africa subsahariana. E questo succede ora quando tutti ci lamentiamo di ciò che avverrà tra vent’anni e chiediamo interventi da parte dei governanti – se questi riescono ad ascoltare gli scienziati e la società civile sulla necessità di agire subito oggi per attenuare gli effetti nefasti che ci attendono nel prossimo futuro e non ascoltano soltanto la propria avidità. Partendo da questa constatazione, si sa che la tendenza sarà quella di una crescente scarsità idrica, cioè la situazione peggiorerà, ed è evidente che sarà peggio per i paesi del sud, dove attualmente si notano di più gli effetti del cambiamento climatico creati principalmente dai paesi del nord. Quindi tra 20 anni, oltre ai paesi dell’Africa subsahariana, dovremo mettere nella lista quelli del Nordafrica e buona parte di quelli dell’Africa Centrale. Ma nessun continente sarà immune, libero dal problema della scarsità dell’acqua, della contaminazione o dagli effetti diretti o collaterali del cambiamento climatico. Tutti saranno colpiti”. KNB: Secondo le previsioni sull’acqua, come sarà il mondo nel 2075? Una buona parte dell’umanità potrebbe trovarsi ad affrontare malattie mortali e morire di sete? BIRAME BOYE: ”Vista la velocità con cui avanza il cambiamento climatico, la scarsità d’acqua e la desertificazione, le previsioni per il 2030 sono già nere. Metà della popolazione mondiale abiterà in zone con stress idrico. Si prevedono spostamenti di perfino 700 milioni di persone da nuove zone desertiche verso luoghi migliori. In questa situazione praticamente estremamente critica ovviamente si prevedono guerre per condividere le risorse idriche transfrontaliere. Se non si usano la buona diplomazia e la comprensione, il condividere o non condividere può portare a focolai di tensione, come già ora si stanno vedendo nel pianeta per accaparrarsi l’acqua. Secondo la comunità scientifica l’umanità sta conoscendo un escalation senza precedenti della contaminazione del suolo, dell’atmosfera e delle risorse idriche a un ritmo preoccupante. E il peggio non è soltanto quel che si può notare, vedere del riscaldamento globale. Anche se occhi deliberatamente ciechi non lo vogliono ammettere, il peggio è l’inquinamento cancerogeno invisibile all’occhio e apprezzabile soltanto con attrezzature che non sono alla portata di tutti, quali sono le tecniche cromatografiche di ultima generazione che evidenziano un aumento di malattie da cui sarà difficile liberarsi per la maggioranza della gente disgraziatamente povera. Ma ciò di cui le élite non si rendono conto, è che nemmeno la gente ricca, con tante risorse economiche per curarsi, avrà le difese sanitarie necessarie per far fronte alle malattie. Come sarà il mondo nel 2075? Osservando l’orientamento attuale: la tendenza a sfruttare tutto, i problemi conservazionstici, l’egoismo, il consumismo, l’affanno a crescere, a produrre, a guadagnare di più senza tenere in conto la necessità di ricorrere e basarci sulla sostenibilità delle nostre azioni, è previsibile che la tendenza si accentui per arrivare all’apice critico nel 2075, sfociando in conflitti”. KNM: Già abbiamo visto qual è l’atteggiamento dei governi davanti a questa reale catastrofe: perché senz’acqua non si vive ne si produce. Invece di pensare soltanto a riempire i portafogli di pochi, cosa dovrebbero fare i governi? BIRAME BOYE: ”Dopo anni di tentativi e proposte di miglioramento e salvaguardia delle risorse idriche senza essere ascoltati, si continua a lottare nella speranza che un giorno qualche governante o governo veda la luce e scelga il cammino di uno sviluppo e di un futuro sostenibili. Siamo troppo fissati sul concetto attuale di progresso con cui ci mitragliano dai nostri schermi tv. E così anche i paesi non industrializzati, produttori di materie prime, copiano gli errori dei paesi attualmente definiti sviluppati. Ora anche quelli del così chiamato ‘terzo mondo’ vogliono crescere a tutti i costi, vogliono arrivare, raggiungere la velocità da crociera in cui navigano gli altri, senza prendere in considerazione la fragilità del territorio, la fragilità dei loro ecosistemi, vere e proprie bellezze che purtroppo – e odiosamente – stiamo distruggendo soltanto per un po’ di denaro, senza pensare al prossimo. Sperperano la risorsa vitale più preziosa e si giocano non soltanto le loro vite ma anche quella dei loro discendenti. Innegabilmente abbiamo bisogno di un nuovo ordine politico e civile, un nuovo ordine guidato da gente cosciente, che pensa e agisce in modo sostenibile. La priorità deve diventare la sostenibilità, non la ricchezza personale o nazionale. Invece di accumulare produzioni e promuovere visioni obsolete, dobbiamo riciclare tutto ciò che produciamo, sia eccedente che residuale. Senza questa nuova visione sostenibile siamo persi e condannati a soffrire”. KNM: Per finire, cosa possiamo fare noi, consumatori, gente comune, per cercare di evitare o affrontare meglio questa terribile scarsità d’acqua che sembra mettere davanti a noi il prossimo futuro, in un lasso di tempo brevissimo, tra 20 o 30 anni? BIRAME BOYE: ”Essere responsabili e prendere coscienza; responsabilizzare, scuotere l’opinione pubblica e creare consapevolezza: questa è la chiave. Ci deve essere una nuova generazione di politici, di governanti che prende le decisioni con più consapevolezza. Gente responsabile, etica, con più coscienza ambientale, gente attenta, sensibile e aperta alla sostenibilità. Non bastano più soltanto le parole, abbiamo bisogno di azioni e legislazioni: quest’è la nostra unica speranza. Anche la società civile deve fare lo stesso. Informarsi, essere cosciente, consapevole e responsabile. Deve prendere la forza che le appartiene e far uscire la voce del popolo in difesa della natura, il benessere e la salute. Insieme, la società civile e scientifica, arriveranno a mutamenti sostanziali e rilevanti che invertiranno la cattiva strada che abbiamo preso. Per cambiare rotta abbiamo bisogno di valori più elevati che quello della ricchezza economica: valore predominante impostoci forzatamente. Il nostro Pianeta, il nostro mondo ha bisogno di veri buoni valori, di coraggio, di consapevolezza e sacrifici per dire NO globalmente e prendere una via d’uscita sostenibile. Soltanto in questo modo potremo evitare mali peggiori nel prossimo futuro e assicurare un’eredità degna e non avvelenata ai nostri discendenti. Soltanto se cambiamo, le generazioni future non ci malediranno per tutta la porcheria, le malattie e i disastri che avremo lasciato loro in eredità”. KNM: Molte grazie, Birame, per questa lunga e chiarificante intervista. BIRAME BOYE: ”Il mio contributo è dettato dal sincero desiderio a che le cose cambino in meglio, un desiderio di una vita migliore per tutti”. KNM: Molte grazie Birame per il tempo che ci hai dedicato e per condividere con noi le tue conoscenze.
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sabato 15 maggio 2021


 
News

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