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Parchi eolici: strage di vacche in Francia. E in Italia?

Le turbine eoliche possono uccidere. Uccidere ed arrecare danni ad esseri viventi, e più in generale all’ambiente. Lo farebbe pensare la vicenda che vede contrapposti da un lato due allevamenti della Loira, in Francia, e dall’altro la Abo Wind, titolare del parco eolico “Quatre Seigneurs“ (Quattro Signori) di Nozay, 43 chilometri a nord di Nantes, e la tedesca Kgal che quell’impianto realizzò, nel 2012. Da allora, nei due allevamenti sono stati registrati insoliti comportamenti nelle vacche al pascolo, una riduzione della loro produttività, problemi nella caseificazione e, via via nel tempo, la morte di ben quattrocento capi. Davvero troppo per non suscitare comprensibili sospetti, eseguire delle perizie (oltre trenta, sulla presenza di campi elettrici ed elettromagnetici, oltre agli accertamenti veterinari) e protrarre nel tempo tutte le azioni possibili, al fine di giungere a capo del problema.

Lungi dal risolvere ancora la questione, però, le due aziende, palesemente danneggiate, sono riuscite ad ottenere dal Governo francese, martedì scorso, 9 febbraio, un primo passo concreto in avanti, con la pubblicazione di un documento ufficiale – da parte dei ministeri della transizione ecologica e dell’agricoltura – che conferma la “concomitanza” tra le problematiche registrate nelle aziende e la presenza del parco eolico. L’ultimo studio tecnico conferma quindi l’individuazione di due fattori di “potenziale e principale disturbo” che potrebbero spiegare la grave situazione, avanzando delle ipotesi su cui verranno condotti altri accertamenti, in particolare sul fenomeno delle correnti elettriche “vaganti”, correlate alla particolare situazione idrogeologica del sottosuolo di quegli allevamenti. La vicenda, finalmente approdata tra gli interessi governativi, ha quindi assunto la visibilità che da tempo meritava di avere, per cui i relatori dell’ultima valutazione hanno messo in programma il fermo dell’impianto (otto turbine, 16 MW, ndr) per almeno dieci giorni, al fine di misurare l’impatto sugli animali e sulla produzione di latte.

Vista la rilevanza che la questione sta assumendo, essendo nel frattempo emersi altri dodici casi consimili nel Paese, il test verrà gestito e finanziato dal Governo. Esso sarà stabilito in ogni dettaglio, attraverso la definizione di un protocollo concordato ad un tavolo tecnico a cui siederanno i periti indicati dai ministri, dal parco eolico e dagli allevatori. Tra le prospettive possibili, potrebbe essere valutato un piano di riconversione o di trasferimento delle aziende agricole (non del parco eolico!, ndr). Di sicuro, ora che lo Stato francese pare aver preso sul serio la questione, non si esclude la creazione di un osservatorio nazionale che si spera voglia porre un freno, ove necessario, alla concessione di licenze, e soprattutto che eviti la sovrapposizione tra la presenza di allevamenti (preesistenti) e l’installazione di impianti così impattanti.

Chissà che la Francia non arrivi a questo, e chissà che un’Italia sinora spesso in affanno e in ritardo sulle questioni ambientali, non pensi di assumere – attraverso il neonato Ministero per la transizione ecologica – un atteggiamento meno lassista di quello sin qui avuto. 15 febbraio 2021
www.qualeformaggio.it

giovedì 18 febbraio 2021


 
News

Eni e la politica estera dell’Unione europea: il consigliere a rischio “conflitto di interessi”
Nathalie Tocci, nel cda della multinazionale degli idrocarburi da metà maggio 2020, è stata nominata consigliere speciale dell’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione europea, Joseph Borrell. Quest’ultimo ammette le incongruenze e promette “mitigazioni” per evitare sovrapposizioni. Ma per Re:Common le misure adottate sono “insufficienti”. Consigliere di amministrazione di Eni e ora anche consigliere speciale dell’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione europea. È la storia di Nathalie Tocci, nominata lo scorso 13 maggio amministratore non esecutivo del cda della multinazionale degli idrocarburi partecipata dallo Stato italiano al 30%. Quasi due mesi dopo, Tocci ha ricevuto dalla Commissione europea l’incarico di “fornire consulenza sull’elaborazione della strategia globale dell’Ue” accanto allo spagnolo Josep Borrell. >>



Il Parlamento di Cipro boccia il CETA, Trattato Ue-Canada,
Il Parlamento di Cipro boccia il CETA, Trattato Ue-Canada, già in vigore provvisorio dal 21 settembre 2017, un piccolo Stato che blocca l'iter di ratifica di un accordo dalle conseguenze devastanti per l'agroalimentare, decisione esplosiva che speriamo sia ripresa da altri Stati europei, Italia innanzitutto. Con 37 voti contrari e solo 18 favorevoli (partito di Sinistra Akel e socialisti contrari, destra favorevole), il 31 luglio il Parlamento della piccola Cipro ha detto NO al trattato di libero scambio fra UE e Canada. Tutti i partiti, ad eccezione della destra, hanno votato contro il CETA, opponendo diverse motivazioni: dai rischi del tribunale ICS, costruito su misura per le multinazionali che vogliono fare causa agli stati, alla mancata protezione dei prodotti tipici, tra cui ricordiamo il formaggio di capra Halloum, esposti alla pirateria alimentare d'oltreoceano. E poi i pericoli dell’uso troppo disinvolto di pesticidi come il glifosato, che in Canada viene utilizzato per seccare il grano prima della raccolta, e la paura di accrescere ulteriormente il potere delle grandi imprese. >>



Covid e biologico: il 73% delle aziende in crisi a causa della pandemia.
Per oltre due aziende su tre del settore biologico la possibilità di reggere alla crisi economica sopraggiunta a causa dell’emergenza sanitaria è di massimo tre mesi. È questo uno dei primi dati dell’analisi voluta e sviluppata dalle tre maggiori organizzazioni del comparto, Aiab, FederBio e Assobiodinamica, a partire da una proposta della Fondazione italiana per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica (FIRAB), per rilevare l’impatto della pandemia da Covid19 sul biologico. >>