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INCENERIMENTO E DIFFERENZIATA SONO INCOMPATIBILI .

NO alla quarta linea dell’inceneritore di Padova! APPELLO ALLA MOBILITAZIONE HERA S.p.a. ha di recente annunciato l’intenzione di realizzare una quarta linea dell’inceneritore di S. Lazzaro, dove le linee operative allo stato attuale sono tre, nonostante due di esse avrebbero già dovuto essere soppresse con l’avvio della terza, nel lontano 2010. Il nuovo progetto arriva a Piano Regionale scaduto, ma a quanto pare in accordo con la regione stessa. Ciò significa che HERA S.p.a. si assume quelle che dovrebbero essere decisioni di interesse collettivo arrogandosi una funzione programmatoria che non le spetta, con buona pace della trasparenza dei processi. Già questo basterebbe per opporsi all’opera annunciata, ma le ragioni sono molte di più.

Le attuali linee dell’inceneritore bruciano intorno alle 160.000 tonnellate annue di rifiuti. In tutta la regione Veneto, secondo i dati Arpav, nel 2019 si sono incenerite 238.922 t/a di rifiuti su un totale di 2.311.00. La quarta linea, funzionando a regime, dovrebbe trattare un volume superiore al potenziale della prima e della seconda messe insieme e, congiuntamente alla terza, raggiungerebbe circa 245.000 t/a. Con la quarta linea, quindi, l’inceneritore di Padova giungerebbe a trattare una quantità annua di rifiuti di superiore al totale bruciato in regione nel 2019. Sempre che si smantellino davvero le prime due linee, altrimenti lo scenario peggiora. Tutto questo è in evidente contraddizione con l’estensione progressiva della raccolta differenziata nel comune di Padova, che – se verranno realizzati i passaggi previsti per alcuni quartieri – aumenterà di vari punti percentuali. Una nuova linea dell’inceneritore non ha alcun senso, a questo punto, se non quello di una convergenza a Padova di rifiuti provenienti da altre zone del Veneto e da fuori regione. Un colosso come HERA S.p.a. non può che puntare alla massimizzazione dei PROPRI utili, guardando ai PROPRI margini operativi e all’ampliamento delle zone di influenza. Non rientrano tra le sue priorità la tutela della salute, la riduzione dei rifiuti non riciclabili, un modello di gestione compatibile con le nuove emergenze ambientali che vada in direzione di un decongestionamento rispetto a tutto quanto torna nell’ecosistema sotto forma di inquinamento terrestre e atmosferico.

Ricordiamo che Padova presenta valori di inquinamento dell’aria estremamente preoccupanti: nel 2020 si è andati sopra i limiti di legge per la salute umana in misura pari al 240% sugli sforamenti consentiti. Se consideriamo che nella nuova linea saranno inceneriti, mescolati ai rifiuti solidi, percolati provenienti da discariche contenenti PFAS che si aggiungeranno ai tradizionali inquinanti emessi da impianti di questo tipo, l’impatto sulla salute e sull’ambiente dell’inceneritore di Padova diventa ancora più drammatico. Per tutte queste ragioni, il progetto della quarta linea dell’inceneritore va respinto. Ciò di cui invece c’è urgente bisogno è: 1) La dismissione progressiva dell’intero impianto, a partire dalle linee 1 e 2. 2) Il progressivo riutilizzo dei prodotti e il riciclo sempre più massiccio dei rifiuti: i 100 milioni messi a bilancio da HERA S.p.a. per la quarta linea potrebbero (e dovrebbero) essere impiegati per generalizzare in tempi brevi un modello di raccolta avanzato e sostenibile. La direzione da seguire dev’essere quella della conversione circolare delle attività di consumo e produzione, di modo che il ricorso alla termovalorizzazione e alle discariche sia sempre meno necessario. Nella prospettiva di una drastica riduzione dei rifiuti, chiediamo che cosa si stia facendo nei confronti del polo logistico (Interporto e ZIP) e della grande distribuzione per esigere la riduzione degli imballaggi che appesantiscono le operazioni di raccolta e smaltimento. E torna anche utile chiedersi dove vanno a finire i rifiuti che i cittadini raccolgono in modo diversificato. I benefici derivanti dalla filiera del riciclo e del riuso sembrano non interessare! Una gestione privata, quale quella di HERA S.p.a., anteporrà sempre il profitto di pochi all’interesse comune. Affinché l’erogazione di servizi pubblici essenziali quali il trattamento dei rifiuti, i trasporti e la fornitura di luce, acqua e gas rispondano a bisogni reali e non a logiche di mercato, mettendo quindi al primo posto la tutela della salute, dell’ambiente e dei diritti fondamentali di ogni persona, riteniamo che la strada da percorrere sia quella della ripubblicizzazione di tutti questi servizi e del controllo democratico sulle decisioni di interesse collettivo.

Sta in ogni caso a tutte e tutti noi, cittadine e cittadini di Padova e abitanti dei quartieri (a partire da quelli più direttamente interessati dalla presenza dell’inceneritore), far sentire la nostra voce e proporre con forza le nostre istanze: ambiente e salute sono beni comuni da sottrarre alle strategie di business! All’amministrazione comunale e ai suoi rappresentanti nei Consigli di Amministrazione di HERA S.p.a. e di AcegasApsAmga S.p.a. diciamo: è il momento di esprimersi chiaramente in senso contrario all’ulteriore potenziamento dell’inceneritore di Padova. In tutti gli ambiti di competenza, a cominciare dalla Conferenza dei Servizi. Invitiamo la cittadinanza tutta e organizzazioni collettive di ogni genere a aderire e partecipare al: PRESIDIO DAVANTI AL MUNICIPIO sabato 16 gennaio alle ore 11 Per adesioni e informazioni scrivere a: societadellacurapadova@gmail.com FUORI DALL’ECONOMIA DEL PROFITTO COSTRUIAMO LA SOCIETA’ DELLA CURA!
SOCIETA’ DELLA CURA PADOVA

lunedì 11 gennaio 2021


 
News

Eni e la politica estera dell’Unione europea: il consigliere a rischio “conflitto di interessi”
Nathalie Tocci, nel cda della multinazionale degli idrocarburi da metà maggio 2020, è stata nominata consigliere speciale dell’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione europea, Joseph Borrell. Quest’ultimo ammette le incongruenze e promette “mitigazioni” per evitare sovrapposizioni. Ma per Re:Common le misure adottate sono “insufficienti”. Consigliere di amministrazione di Eni e ora anche consigliere speciale dell’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione europea. È la storia di Nathalie Tocci, nominata lo scorso 13 maggio amministratore non esecutivo del cda della multinazionale degli idrocarburi partecipata dallo Stato italiano al 30%. Quasi due mesi dopo, Tocci ha ricevuto dalla Commissione europea l’incarico di “fornire consulenza sull’elaborazione della strategia globale dell’Ue” accanto allo spagnolo Josep Borrell. >>



Il Parlamento di Cipro boccia il CETA, Trattato Ue-Canada,
Il Parlamento di Cipro boccia il CETA, Trattato Ue-Canada, già in vigore provvisorio dal 21 settembre 2017, un piccolo Stato che blocca l'iter di ratifica di un accordo dalle conseguenze devastanti per l'agroalimentare, decisione esplosiva che speriamo sia ripresa da altri Stati europei, Italia innanzitutto. Con 37 voti contrari e solo 18 favorevoli (partito di Sinistra Akel e socialisti contrari, destra favorevole), il 31 luglio il Parlamento della piccola Cipro ha detto NO al trattato di libero scambio fra UE e Canada. Tutti i partiti, ad eccezione della destra, hanno votato contro il CETA, opponendo diverse motivazioni: dai rischi del tribunale ICS, costruito su misura per le multinazionali che vogliono fare causa agli stati, alla mancata protezione dei prodotti tipici, tra cui ricordiamo il formaggio di capra Halloum, esposti alla pirateria alimentare d'oltreoceano. E poi i pericoli dell’uso troppo disinvolto di pesticidi come il glifosato, che in Canada viene utilizzato per seccare il grano prima della raccolta, e la paura di accrescere ulteriormente il potere delle grandi imprese. >>



Covid e biologico: il 73% delle aziende in crisi a causa della pandemia.
Per oltre due aziende su tre del settore biologico la possibilità di reggere alla crisi economica sopraggiunta a causa dell’emergenza sanitaria è di massimo tre mesi. È questo uno dei primi dati dell’analisi voluta e sviluppata dalle tre maggiori organizzazioni del comparto, Aiab, FederBio e Assobiodinamica, a partire da una proposta della Fondazione italiana per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica (FIRAB), per rilevare l’impatto della pandemia da Covid19 sul biologico. >>