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Di ritorno da Gaza, 20/3/2020.

Arrivo nella striscia di Gaza L’ingresso nella striscia di Gaza è stato senza problemi: attraverso il controllo israeliano, dell’Autorita’ Nazionale Palestinese ed infine Hamas. Questi ultimi hanno ripristinato l’ispezione del bagaglio. Nei giorni successivi al mio arrivo a Gaza, lanci di razzi dalla terra assediata verso I territori occupati hanno innescato una pesante risposta da parte di Israele. I media e giornali israeliani riportano che sono stati bombardati siti della resitenza. Quello invece che si può testimoniare è che sono state bombardate aree al confine destinate alla coltivazione, danneggiate abitazioni e civili sono rimasti feriti. La popolazione nella striscia di Gaza vive quotidianamente queste situazioni che causano stress, con attacchi di panico, sempre più frequenti tra I bambini e tanta paura. Il mese scorso ha fatto il giro del mondo il filmato dell’omicidio a khan Younis, vicino al border, di Mohammed 27 anni. E’ stato ucciso da un cecchino israeliano e il suo corpo martoriato da un bulldozer che poi con la pala lo ha trascinato via, sottraendolo ai soccorritori. Due di questi sono stati feriti mentre cercavano di prestare soccorso. La madre di Mohammed e la giovane moglie hanno chiesto, ma senza esito, la restituzione del corpo del loro caro. Mohammed lascia un bimbo di 1 anno. L’atroce crimine e’ stato documentato, ma con ogni probabilità resterà uno dei tanti crimini impuniti di israele. Durante la permenenza a Gaza i controlli sulle strade sono stati frequenti, come anche I posti di blocco. Si respira un’aria di incertezza per il futuro. A differenza del passato la gente non vuole parlare della situazione, delle aspettattive. Sono stanchi, non vedono un’unita’ dei partiti che possa dare fiducia per una dignitosa soluzione alla causa palestinese. Questo non significa che sia venuta meno la volontà di rivendicare il diritto all’autoderminazione e il ritorno nella terra della Palestina storica.

Visite ai nostri/e bambini/e Le visite ai nostri bambini come sempre portano felicita’ per il rinnovato incontro, ma tristezza e frustrazione nel verificare che la situazione e’ sempre peggio. Disoccupazione, bambine/i che abbandonano la scuola per mancanza di motivazione negli studi e di risorse economiche , malnutrizione. Una vita basata sull’assistenzialismo: pacchi viveri ogni tre mesi dell’Unrwa, buoni settimanali da parte di diverse ONG per acquisti di generi alimentari al supermarket, dollari dal Qatar. Nel mese di febbraio scorso il Qatar ha fatto arrivare a Gaza 12 milioni di dollari da distribuire tra 120.000 famiglie (100 dollari cadauna) , 2 milioni di dollari per permettere a 500 giovani copie di sposarsi, 1 milione di dollari per le famiglie povere per rimodernare la casa colpita dai bombardamrnti e 1 milione di dollari per le tasse degli studenti universitari. Alcune famiglie dei bambini in adozione che hanno avuto la casa bombardata nel corso dell’aggressione margine protettivo del 2014, vivono ancora presso parenti o in case che l’Unrwa ha messo a disposizione. Il padre di Fadi riferisce che ha perso la casa nel 2014, e sono in affitto, ma non riescono a far fronte alle spese. l’Unrwa non ha piu’ fondi per queste spese/emergenze. Come ultima soluzione, mi dice il padre di Fadi “ tornero’ sulle macerie della mia casa e mettero’ una tenda”. 520.000 palestinesi abbandonaro le abitazioni durante l’aggressione “margine protettivo”. Circa 17.000 case furono totalmente distrutte e 37.650 abitazioni riportarono danni tali da renderle inabitabili.In questi 6 anni le famiglie speravano di poter ricostruire la casa, ma i finanziamenti non sono stati sufficienti o mai arrivati. Per le strade di Gaza e’ sempre piu’ frequente vedere bambini che cercano di vendere mazzetti di menta, pacchetti di biscotti. Bambini strappati dalla scuola e finiti in strada. La tanta poverta’ si mescola con la poca “ricchezza”. A Gaza i salariati sono i dipendenti dell’A.N.P. che percepiscono il 70%, i dipendenti di Hamas con lo stipendio del 40% e chi lavora nelle banche o nelle compagnie telefoniche. Queste ultime hanno dei progetti di inserimento al lavoro per due anni per i neo laureati. Altri giovani vengono assunti da ONG locali che ricevono fondi per progetti finanziati dalla cooperazione internazionale. Hanno lavoro per 4, 6 mesi forse 1 anno. Per molti altri la disoccupazione. Nel corso della visita ai bambini, sette casi che erano in adozione da piu’ di 10 anni, sono usciti dal progetto perche’ in buone condizioni fisiche. Sono stati sostituiti con nuovi casi di bambini feriti nel corso della Grande Marcia del Ritorno o con disabilità. Non e’ stato facile, anche emotivamente, stringere la mano a questi ragazzi e ragazze, alcuni dei quali ho incontrato per la prima volta feriti negli ospedali. Oltre alle visite ai nostri bambini, grazie al contributo di un donatore di Gazzella, sono stata impegnata per il rinnovo dell’unità dentale nel distretto sanitario pubblico di Shaty Camp. E’ stata acquista la poltrona dentista con tutti gli accessori, il compressore, l’amalgamatore dentale e armadi per gli strumenti. (vedi http://www.gazzella-onlus.com/2020/03/11/da-gaza-11320-inaugurazione-dellambulatorio-dentistico-del-campo-profughi-shati-con-il-contributo-di-gazzella-onlus/ vedi http://www.gazzella-onlus.com/2019/09/10/dalla-volontaria-di-gazzella-a-gaza-9-settembre-2019/) Gazzella da anni, grazie al sostegno di diversi donatori e in collaborazione con altre Associazioni, sostiene iniziaitve a favore della sanità pubblica nella consapevolezza che il benessere psico fisico, quale diritto, garantisce dignità e qualità alla vita.

Covid 19 La missione a Gaza, iniziata il 19 febbraio u.s., e’ stata interrotta il 13 marzo u.s. per l’emergenza del COVID19. La prima settimana di marzo, dopo essere state accertate infezioni a Betlemme, l’A.N.P. ha dichiarato precauzionalmente la chiusura di tutte le scuole e università. Il mistero della Salute di Gaza ha dato seguito alla disposizione e così anche l’Unrwa per le scuole di sua competenza. Gli istituti educativi nella striscia di Gaza resteranno chiusi fino alla fine di marzo, salvo proroghe. Le strade di Gaza, senza i bambini che vanno a scuola, il primo turno alle 6.45 e il secondo dalle 11.45, sono senza vita. Dal 10 marzo scorso ho sospeso le visite ai bambini perchè era sconsigliato muoversi sul territorio e frequentare posti affollati. Intanto tra la popolazione la preoccupazione timore della diffusione dell’infezione COVID19 è diventata un timore. I palestinesi sanno bene quali sono le condizioni sanitarie nella striscia di Gaza: non ci sono strutture sanitarie adegute, sono insufficienti le attrezzature di laboratorio per le analisi, mancano medicinali, materiali monouso per far fronte ad una eventuale contaminazione da CODIV19. ( vedi http://www.gazzella-onlus.com/2020/03/07/da-gaza-632020/). Al Ministero della salute i direttori degli ospedali pubblici, dei distretti sanitari e i responsabili di ONG locali sanitarie, si incontrano, con i rappresentanti dell’Organizzazione Mondiale della Salute, per discutere come affrontare l’eventuale diffondersi dell’infezione. L’O.M.S. chiede di fare le analisi nei laboratori di Ramallah, richiesta che è ragionevolmente impraticabile e insostenibile. Nella striscia di Gaza ci sono laboratori con attrezzature, almeno tre, idonee ad analizzare i campioni. Compito dell’O.M.S. è quella di fornire kit per test, medicinali, materiali monouso per i medici e personale paramedico quali mascherine, guanti ,camici, calzari, macchinari per le analisi e disinfettanti. Attualmente sono disponibili circa 200 test, del tutto insufficienti come riferiscono i direttori sanitari da Gaza. In questi giorni O.M.S. dovrebbe far arrivare nella striscia altri 600/800 test. Nel frattempo l’Autorità di Gaza ha disposto la quarantena per i palestinesi che rientrano dai border di Erez e Rafah. A Rafah è stata allestita una tendopoli per i primi accertamenti. Il Commodor hotel in Gaza City, 90 posti letto, è stato requisito e vengono sistemate le persone in quarantena in attesa del test; altre due scuole per la capacità di circa 1000 posti letto sono state destinate all’accoglienza per la quarantena. Attualmente si parla di circa 800 persone sotto osservazione. L’O.M.S. indica le norme di igiene per ridurre il rischio di infezione: lavarsi spesso le mani, disinfettare le superfici, mantenere le distanze almeno 1 mt. Nelle condizioni in cui vive a la popolazione di Gaza: sotto assedio, sovraffolamento ( due milioni di abitanti su 360kmq con una media di 8/10 persone in povere abitazioni di 60mq), mancanza di adeguati servizi igienici, senza elettricità e acqua non potabile, sarà difficile fare prevenzione rispettando le norme indicate. Una diffusione di COVID19 sarebbe una catastrofe. E ancora la comunità internazionale, di fronte alla condizione di assedio e negazione dei diritti universali per la popolazione di Gaza, resta in silenzio.

Rientro in Italia La diffusione dell’infezione interessa diversi paesi tra i quali anche Israele che ha bloccato tutte le compagnie aeree con voli da e per l’Italia ad eccezione della El Al. I primi giorni di marzo la compagnia aerea Alitalia mi comunica la cancellazione del volo di rientro del 23 marzo. I successive biglietti che acquisto, tre voli con le uniche compagnie aeree che potevano ancora arrivare a Tel Aviv, Ukraine, Klm, Turkish con destinazioni diverse, Monaco, Bruxelles, Berlino e impensabili scali, vengono tutti cancellati . Il Consolato italiano mi comunica che israele ha posto restrizioni agli internazionali che intendono lasciare la striscia: essere in possesso di un biglietto volo, recarsi direttamente all’aereoporto Ben Gurion con un anticipo di 6 ore sul volo, trasmettere il nome e cognome del taxista che farà il trasporto Erez/Ben Gurion e comunicare numero di targa del mezzo. Conoscendo le lungaggini dei controlli in uscita da Gaza al border di Erez, considerate che prima delle 10am non è aperto il passaggio per gli internazionali, è impossibile rispettare le disposizioni. Chiedo quindi al Consolato Italiano di coordinare l’uscita e farmi arrivare a Gerusalemme. Giovedì 12 marzo nel tardo pomeriggio mi viene comunicato dal Consolato di presentarmi al border. In fretta sistemo le carte, valigie e venerdì mattina mi ritrovo al border con un medico francese. Dopo 4 ore di respingimenti da parte della sicurezza israelina, telefonate al Consolato, riesco ad uscire ed arrivare a Gerusalemme. Una città semideserta. Gli ultimi turisti, quasi tutti americani, non hanno potuto visitare i classici luoghi del tour: Betlemme, Nazareth, mar Morto e sono bloccati a Gerusalemme in attesa del volo di rientro. I movimenti sono vietati e le città della West Bank sono tutte sigillate: Nublus, Tulkarem, Jenin, Hebron, Betlemme, Ramalllah, Jerico perchè sono stati riscontrati casi di infezione. Gli alberghi di Gerusalemme si preparano alla chiusura. Le prenotazioni per le fesitvità pasquali sono state tutte cancellate. Dall’Italia mi hanno trovato l’ennesimo biglietto questa volta con più fortuna: compagnia aerea Easy Jet con volo su Nizza per sabato 14 marzo. Arrivo all’aereoporto Ben Gurion che è deserto e sul volo diretto a Nizza 12 passeggeri! Trascorro la notte a Nizza e domenica 15 marzo, dopo 7 cambi di treni, arrivo a casa alle 23 circa. Ringrazio tutte e tutti i sostenitori di Gazzela che da 20 anni partecipano al progetto di adozione di Gazzella e alle attività per migliorare la salute e il benessere di bambini, donne e uomini che vivono nell’assediata striscia di Gaza. Marzo 2020 - PER gazzella-onlus Giuditta
www.gazzella-onlus.com/

venerdì 20 marzo 2020


 
News

Covid e biologico: il 73% delle aziende in crisi a causa della pandemia.
Per oltre due aziende su tre del settore biologico la possibilità di reggere alla crisi economica sopraggiunta a causa dell’emergenza sanitaria è di massimo tre mesi. È questo uno dei primi dati dell’analisi voluta e sviluppata dalle tre maggiori organizzazioni del comparto, Aiab, FederBio e Assobiodinamica, a partire da una proposta della Fondazione italiana per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica (FIRAB), per rilevare l’impatto della pandemia da Covid19 sul biologico. >>



Coronavirus, 5,7 mln di litri di latte al giorno dall’estero
Ogni giorno 5,7 milioni di litri di latte straniero attraversano le frontiere e invadono l’Italia con cisterna o cagliate congelate low cost di dubbia qualità in piena emergenza coronavirus, proprio mentre alcune aziende di trasformazione cercano di tagliare i compensi riconosciuti agli allevatori italiani, con la scusa della sovrapproduzione. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati del Ministero della salute relativi ai primi quindici giorni del mese di marzo 2020 sui flussi commerciali dall’estero in latte equivalente. Bisogna fermare qualsiasi tentativo di speculazione sui generi alimentari di prima necessità come il latte che – sottolinea la Coldiretti – nell’ultima settimana di rilevazione sui consumi ha registrato un balzo del 47% degli acquisti da parte delle famiglie, sulla base dei dati IRI che evidenziano anche l’aumento degli acquisti di formaggi, dalla mozzarella (+35%) al Grana Padano e Parmigiano Reggiano (+38%). >>



Accordo con Gottardo blocca la «marcia dei 100» di Tigotà
Guerra tra Poveri. Padova e Broni (Pavia), vittoria dei lavoratori della logistica. Gli addetti - spinti dalla proprietà - avevano protestato contro il picchetto Cobas dei facchini Qualcuno aveva addirittura scomodato il paragone con la marcia dei 40mila a Mirafiori. La lotta dei lavoratori della logistica Gottardo di Padova e Broni era stata messa in secondo piano dalla contro manifestazione di un centinaio di lavoratori dei Tigotà catena di negozi di cosmetici e per la casa che protestavano contro i blocchi che impedivano lapprovvigionamento dei punti vendita della stessa proprietà per la movimentazione merci. Per fortuna tutto si è concluso ieri con l’accordo siglato alla prefettura di Pavia con cui i sindacati Adl e Si Cobas portano a casa gran parte delle loro richieste che hanno fatto partire la mobilitazione dei facchini e da lunedì riporterà alla normalità il lavoro dei negozi Tigotà. E si spera zittisca anche la spirale mediatica che aveva alimentato lo scontro fra poveri. >>