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Ladri di terra.

“Sono molto sorpresa di scoprire che il land grabbing sta avvenendo anche in Italia, uno dei principali Paesi di produzione di cibo sano e di qualità. Un Paese in cui i piccoli agricoltori rappresentano ancora il modello agricolo più diffuso e virtuoso. A loro, prima di tutto, dovrebbe essere rivolta l’attenzione politica”. Queste le parole di Hilal Elver, Relatrice Speciale ONU sul diritto all’alimentazione, in queste settimane in missione in Italia. Nella presentazione del report, avvenuta il 31 gennaio a Roma, parla anche di GDO, Xylella e land grabbing. “L’Italia ha la fortuna di avere ancora piccoli agricoltori. Li dovrebbe proteggere finché ci sono, perché in altri Paesi sono scomparsi del tutto”. L’appello arriva da Hilal Elver, Relatrice Speciale sul Diritto all’Alimentazione dal Consiglio dei Diritti Umani nel 2014, docente universitaria, co-direttrice del Progetto su Cambiamento climatico globale, Sicurezza umana, e Democrazia a cura del Centro per gli Studi globali e internazionali Orfalea e distinguished fellow all’Università di California Los Angeles Law School (UCLA) Resnick Food Law and Policy Center. I piccoli agricoltori rappresentano il modello agricolo più diffuso in Italia. Secondo il sesto censimento generale dell’agricoltura del 2010, le piccole aziende agricole rappresentano il 98,9% del totale, coltivando l’89,4% della superficie agricola utilizzata. Qui, come nel resto del mondo, sono ancora i piccoli agricoltori a sfamare la popolazione. Non le produzioni intensive ed estensive, non le coltivazioni Ogm, non i grandi latifondi. “Se si va a vedere nei paesi sviluppati l’80% del cibo prodotto dai contadini noi lo mangiamo ogni giorno” afferma Hilal Elver, intervistata da Filippo Bellantoni a margine della presentazione del report sulla valutazione della realizzazione del diritto a un’alimentazione adeguata in un paese sviluppato, avvenuta il 31 gennaio a Roma. “L’agricoltura industriale forse ha un altro ruolo ma di sicuro quando si parla di cibo questo arriva dai piccoli agricoltori. E dovremmo proteggerli se davvero vogliamo una società sana – continua Hilal Elver – I piccoli agricoltori svolgono un ruolo fondamentale nell’economia urbana e rurale, contribuiscono alla sicurezza alimentare e al dinamismo dell’economia rurale, forniscono molti prodotti di alta qualità, preservano i beni locali e migliorano la cura dell’ambiente”.

Un modello virtuoso a rischio. Sebbene il ruolo cruciale di questi agricoltori sia ormai insindacabile la loro esistenza è sempre più a rischio. “Anche se si stanno sviluppando iniziative per accedere al cibo locale, i piccoli agricoltori affrontano una realtà complicata – afferma Hilal Elver – Si trovano di fronte a un aumento dell’agricoltura intensiva, al controllo del mercato agroalimentare da parte delle principali catene di distribuzione e alla creazione di grandi centri di acquisto, che aumentano la pressione sugli agricoltori che impongono prezzi molto bassi e quindi non hanno altra scelta che assumere lavoratori a basso costo”. Il paesaggio italiano, in particolare nel meridione, è caratterizzato da fattorie abbandonate, un tempo appartenute a piccoli agricoltori che non riuscivano a competere con la pressione imposta dall’agricoltura industriale. “Il sud soprattutto soffre per le condizioni economiche, le persone sono stanche e per questo provono a vendere le loro terre, soprattutto se ci sono “incidenti” che portano gli agricoltori alla disperazione”, come nel caso della Xylella. Xylella e rischio land grabbing. “Le voci e le opinioni raccolte sul campo dimostrano che le politiche e le decisioni nazionali prese nel contesto dell’“emergenza Xylella” non hanno portato a una chiara valutazione del legame tra la presenza dei batterio, l’essiccazione degli alberi e altre circostanze come cambiamenti climatici, monocoltura e alti livelli di pesticidi e fertilizzanti nella zona – si legge nel report, che spiega come – le implicazioni a breve e lungo termine dell’essiccamento possano trasformare radicalmente la struttura agricola della regione ed è essenziale che le misure nazionali, regionali e locali siano adottate in pieno coordinamento con gli agricoltori e con particolare attenzione all’impatto ambientale, sociale ed economico della decisione”.

“Quello che la politica e le amministrazioni dovrebbero fare è aiutare questi agricoltori a non svendere le loro terre a grandi organizzazioni per cui la terra è solo un affare – dichiara Elver – questo è business non agricoltura. Parliamo di sei grandi industrie del cibo, fuse tra loro che controllano i semi, i fertilizzanti, i pesticidi e tramite la Grande Distribuzione Organizzata, controllano la produzione e la distribuzione del cibo. C’è un grande oligopolio nell’industria del cibo. E questo deve essere controllato dai governi che oggi però non sono abbastanza influenti nel merito”.

Legno Vivo – Xylella oltre il batterio. Di tutto questo si parla anche nel docu-film Legno Vivo – Xylella oltre il batterio, un documentario prodotto e realizzato da Filippo Bellantoni, Elena Tioli, Francesca Della Giovampaola e Simone Cannone, che in queste settimane è proiettato in numerose sale italiane. Il patrimonio olivicolo, naturalistico e paesaggistico pugliese è a un bivio: il rischio è che l’attuale modello agricolo e sociale, basato su piccoli appezzamenti, aziende familiari ed economie locali, sia distrutto per sempre, lasciando spazio a speculazioni e nuove coltivazioni, intensive e super-intensive, finanziate con lauti finanziamenti pubblici. In Spagna, nella provincia di Almeria, dove questo modello agricolo ha preso piede già dagli anni ’90, in pochi decenni l’agricoltura tradizionale è stata soppiantata da quella industriale, i piccoli agricoltori sono scomparsi, i paesi abbandonati, le terre rese sterili dall’iper-sfruttamento e dall’ampio utilizzo dell’agrochimica. Qui oggi l’acqua è il nuovo oro e le terre sono nelle mani di pochi grandi latifondisti. È questo il futuro che aspetta anche alla Puglia? Le prossime proiezioni di Legno Vivo – Xylella oltre il batterio saranno: 1 feb. ore 18.30 ZOLLINO (Lecce) presso il Laboratorio Urbano Salento Km0 – To Kaló Fai, Via della Repubblica, 22; 6 feb. ore 19.00 BARI, presso Anche Cinema, Corso Italia, 112 7 feb. ore 18.30 MARTINA FRANCA, presso la Sala parrocchiale del Cristo Re 8 feb. ore 10.00 MESAGNE, presso l’Auditorium Liceo Ferdinando, Via Eschilo, 1 (proiezione non aperta al pubblico) e alle ore 17.30 BRINDISI presso la Sala Università, Palazzo Nervegna, Via Duomo, 20 11 feb. ore 19.00 MONOPOLI 15 feb. ore 19.00 LECCE presso le Manifatture Knos, Via Vecchia Frigole, 36 15 feb. ore 18.00 Cormano, MILANO in Via Leonardo da Vinci 82, presso il salone Community Center nella Giornata di scambio di semi, organizzato da Rete Semi Rurali e Il Giardino Degli Aromi 21 feb. ore 19.30 MILANO al Food Film Festival 22 feb. ore 19.00 MILANO presso il CAM Garibaldi Corso Garibaldi, 27 Il documentario – prodotto con il sostegno di Comune-Info – si può vedere qui: www.legnovivofilm.it - (di Elena Tioli)
https://comune-info.net

domenica 2 febbraio 2020


 
News

Accordo con Gottardo blocca la «marcia dei 100» di Tigotà
Guerra tra Poveri. Padova e Broni (Pavia), vittoria dei lavoratori della logistica. Gli addetti - spinti dalla proprietà - avevano protestato contro il picchetto Cobas dei facchini Qualcuno aveva addirittura scomodato il paragone con la marcia dei 40mila a Mirafiori. La lotta dei lavoratori della logistica Gottardo di Padova e Broni era stata messa in secondo piano dalla contro manifestazione di un centinaio di lavoratori dei Tigotà catena di negozi di cosmetici e per la casa che protestavano contro i blocchi che impedivano lapprovvigionamento dei punti vendita della stessa proprietà per la movimentazione merci. Per fortuna tutto si è concluso ieri con l’accordo siglato alla prefettura di Pavia con cui i sindacati Adl e Si Cobas portano a casa gran parte delle loro richieste che hanno fatto partire la mobilitazione dei facchini e da lunedì riporterà alla normalità il lavoro dei negozi Tigotà. E si spera zittisca anche la spirale mediatica che aveva alimentato lo scontro fra poveri. >>



Costa Rica. Ucciso il leader della comunità indigena e difensore dei diritti umani Bribri Sergio Rojas Ortiz
In Costa Rica è stato ucciso nei giorni scorsi il leader della comunità indigena Bribri, Sergio Rojas Ortiz. Nel paese centroamericano, come nel resto dell’America Latina, ci sono dei conflitti tra popolazioni indigene e proprietari terrieri. Le popolazioni autoctone nel mondo sono costituite da circa 370 milioni di persone, vale a dire più del 5% della popolazione mondiale e purtroppo sono inserite tra le popolazioni più svantaggiate e povere del mondo. >>



Rapporto Caritas. In 10 anni poveri quasi triplicati.
Dal 2007 i poveri aumentati del 182%, uno su due è giovane o minorenne. In crescita anche i senza dimora. In Italia c'è un "esercito di poveri" in attesa che "non sembra trovare risposte e le cui storie si connotano per un'allarmante ronicizzazione e multidimensionalità dei bisogni". Lo sottolinea Caritas nel Rapporto 2018 su povertà e politiche di contrasto. Il numero dei poveri assoluti - ricorda l'organizzazione rilanciando i dati Istat - "continua ad aumentare" e supera i 5 milioni. "Dagli anni pre-crisi ad oggi il numero dei poveri è aumentato del 182%, un dato che dà il senso dello stravolgimento" causato dalla crisi. "Esiste uno 'zoccolo durò di disagio che assume connotati molto simili a quelli esistenti prima della crisi economica del 2007-2008 con la sola differenza che oggi il fenomeno è sicuramente esteso a più soggetti". Tra gli individui in povertà assoluta i minorenni sono un milione 208mila (il 12,1% del totale) e i giovani nella fascia 18-34 anni 1 milione 112mila (il 10,4%): "Oggi quasi un povero su due è minore o giovane". >>