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Amazzonia, ucciso un altro leader indigeno: proteggeva la foresta

I mercenari dei gruppi agrari hanno assassinato Paul Paulino Guajajara che guidava uno dei gruppi dei "Guardiani della foresta" nello stato di Maranhão. Due giorni fa in Colombia, nella Cauca, i narcos hanno ucciso 5 indigeni di una commissione governativa che lavorava a nuove strade. E’ l’ultima vittima di una strage continua, sistematica, preordinata e quasi sempre impunita. Si chiamava Paulo Paulino Guajajara ed era un leader indigeno di Araribóia, nella regione di Bom Jesus das Selvas, stato di Maranhão, nord del Brasile. Da due mesi era diventato uno dei tanti “Guardiani della foresta” che le comunità indigene hanno creato per pattugliare le foreste dell’Amazzonia e fare il lavoro che lo Stato centrale non fa.

Un nemico dei taglialegna, quel vero esercito di mercenari, sbandati, piccoli e grandi criminali che, aiutati dalle politiche ambientali del presidente Bolsonaro, sono tornati a frotte nel cuore della foresta pluviale. Paul Paulino è finito al centro di una scorribanda dei nuovi invasori disposti a tutto pur di portare a termine il lavoro. Nella breve ma violenta battaglia ci ha rimesso la vita un altro guardiano, Laércio Guajajara, della stessa tribù del primo. La notizia è stata diffusa da Greenpeace che assieme a tante altre ong è particolarmente attiva nei territori presi di mira dai tagliaboschi e dagli invasori che su ordine dei potenti agrari si accaparrano fette di foresta e distese di vegetazione affidate alle tribù indigene dalla Costituzione. La guerra per il controllo delle terre è una costante in molti paesi in cui si affaccia l’Amazzonia e altre importanti foreste. C’è in ballo un business che vale miliardi di dollari. Non solo terra da usare per le coltivazioni intensive, per abbattere alberi e ricavare legno da esportare. C’è il narcotraffico, ci sono le estorsioni, i pizzi, le tasse illegali per il diritto di passaggio. Due giorni fa in Colombia, nella Cauca, regione del sud ovest dove soprusi, omicidi e violenze sono quotidiani, perché strategica per le bande di narcos e della guerriglia, sono stati uccisi 5 indigeni che facevano parte di una commissione governativa incaricata di svolgere dei rilievi, anche con l’aiuto di droni, per la costruzione di strade altre infrastrutture.

Anche questi erano tutti indigeni locali. I corpi mostravano i segni di torture. Uno è stato decapitato. La strage, secondo la comunità indigena locale, è opera di un “Gao”, Gruppi armati residuali organizzati, in particolare della colonna “Dagoberto Ramos”, transfughi della guerriglia che non hanno aderito all’accordo di pace del 2016. La zona, nella comunità indigena di Corinto, è nota per essere un corridoio importante per la produzione di coca e marijuana e come transito per il loro trasporto verso il Centro America e poi negli Usa. Altri due leader indigeni locali erano stati fatti fuori due giorni prima, il 29 ottobre.

Il governatore del Cauca, Óscar Rodrigo Ocampo, è sicuro che dietro questa raffica di omicidi ci sia il narcotraffico. Lo ha denunciato in un collegamento all’emittente W Radio. “Stiamo vivendo qualcosa di molto diverso dalla guerra subita negli ultimi 52 anni. I killer agiscono con determinazione e ferocia. Non ci sono precedenti e questo ci preoccupa molto”. Il presidente Iván Duque ha deciso di spedire sul posto il ministro degli Interni e 300 tra soldati e squadre dei corpi speciali. La popolazione reclama sicurezza, esige il minimo di garanzia per la propria incolumità. Confrontarsi con decine di bande, ben armate e organizzate, e i gruppi dissidenti delle vecchie Farc non è facile. I territori sono stati abbandonati a lungo dallo Stato e nessuno è disposto a mollare un bottino miliardario. (di di DANIELE MASTROGIACOMO)
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domenica 3 novembre 2019


 
News

Accordo con Gottardo blocca la «marcia dei 100» di Tigotà
Guerra tra Poveri. Padova e Broni (Pavia), vittoria dei lavoratori della logistica. Gli addetti - spinti dalla proprietà - avevano protestato contro il picchetto Cobas dei facchini Qualcuno aveva addirittura scomodato il paragone con la marcia dei 40mila a Mirafiori. La lotta dei lavoratori della logistica Gottardo di Padova e Broni era stata messa in secondo piano dalla contro manifestazione di un centinaio di lavoratori dei Tigotà catena di negozi di cosmetici e per la casa che protestavano contro i blocchi che impedivano lapprovvigionamento dei punti vendita della stessa proprietà per la movimentazione merci. Per fortuna tutto si è concluso ieri con l’accordo siglato alla prefettura di Pavia con cui i sindacati Adl e Si Cobas portano a casa gran parte delle loro richieste che hanno fatto partire la mobilitazione dei facchini e da lunedì riporterà alla normalità il lavoro dei negozi Tigotà. E si spera zittisca anche la spirale mediatica che aveva alimentato lo scontro fra poveri. >>



Costa Rica. Ucciso il leader della comunità indigena e difensore dei diritti umani Bribri Sergio Rojas Ortiz
In Costa Rica è stato ucciso nei giorni scorsi il leader della comunità indigena Bribri, Sergio Rojas Ortiz. Nel paese centroamericano, come nel resto dell’America Latina, ci sono dei conflitti tra popolazioni indigene e proprietari terrieri. Le popolazioni autoctone nel mondo sono costituite da circa 370 milioni di persone, vale a dire più del 5% della popolazione mondiale e purtroppo sono inserite tra le popolazioni più svantaggiate e povere del mondo. >>



Rapporto Caritas. In 10 anni poveri quasi triplicati.
Dal 2007 i poveri aumentati del 182%, uno su due è giovane o minorenne. In crescita anche i senza dimora. In Italia c'è un "esercito di poveri" in attesa che "non sembra trovare risposte e le cui storie si connotano per un'allarmante ronicizzazione e multidimensionalità dei bisogni". Lo sottolinea Caritas nel Rapporto 2018 su povertà e politiche di contrasto. Il numero dei poveri assoluti - ricorda l'organizzazione rilanciando i dati Istat - "continua ad aumentare" e supera i 5 milioni. "Dagli anni pre-crisi ad oggi il numero dei poveri è aumentato del 182%, un dato che dà il senso dello stravolgimento" causato dalla crisi. "Esiste uno 'zoccolo durò di disagio che assume connotati molto simili a quelli esistenti prima della crisi economica del 2007-2008 con la sola differenza che oggi il fenomeno è sicuramente esteso a più soggetti". Tra gli individui in povertà assoluta i minorenni sono un milione 208mila (il 12,1% del totale) e i giovani nella fascia 18-34 anni 1 milione 112mila (il 10,4%): "Oggi quasi un povero su due è minore o giovane". >>