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Clima: consumando carne causiamo lo scioglimento dei poli e la distruzione del Pianeta!

Alle COP e nei vari Trattati sul Clima nessuno ha mai detto che bisogna intervenire drasticamente su allevamenti e produzione di carne che causano un inquinamento del 40% superiore a quello di trasporti e industria in termini di Co2 e gas serra. E’ ovvio che non se ne parla, poiché dietro vi sono giganteschi interessi che governi e corporation vogliono proteggere. E noi che facciamo? Eleggiamo e assecondiamo i governi che ci stanno distruggendo. In pratica stiamo assecondando e proteggendo la nostra auto-distruzione. Pubblichiamo qui di seguito un articolo di Giancarlo Villa: “PERCHÉ ANCHE OGGI, A TAVOLA, HAI SCIOLTO I GHIACCI DEL POLO NORD”

“La carne fa male”. Quante volte ce lo siamo sentiti dire? Troppa fa male al fegato, è pericolosa per i reni, è piena di residui di antibiotici per animali, di conservanti, se mangiata troppo cruda può veicolare malattie, se mangiata troppo cotta aumenta il suo potenziale cancerogeno. Ma allora perché ne mangiamo sempre di più? Secondo la Fao, in Italia il consumo di carne è aumentato di quasi il 200% in meno di 50 anni, con un valore annuo che ha raggiunto gli 80kg a persona nel 2007. Se è vero che una lieve flessione è stata registrata negli anni successivi, soprattutto a causa delle battaglie dei cosiddetti “vegan“, ovvero persone che per motivi perlopiù etici (e di salute) hanno smesso di comprare e mangiare prodotti di origine animale, sensibilizzando l’opinione pubblica sulle tremende condizioni di vita negli allevamenti intensivi, l’ondata di indignazione, durata qualche anno, sembra si stia rapidamente ritirando. Una recente analisi della Coldiretti (2018) ha confermato che, negli ultimi 6 anni, oltre un milione di italiani ha abbandonato la dieta vegana per tornare a consumare carne, uova e latticini. I vegani sono passati dal 3% della popolazione a meno dell’1%, mentre nel frattempo è aumentato del 4% il consumo di pollame, del 4% quello della carne di maiale ed addirittura del 5% quello della carne bovina, la peggiore in termini di impatto ambientale. Abbiamo quindi nuovamente raggiunto i 79 kg anno pro-capite di carne consumata annualmente. Si tratta di una cifra impressionante ma, che vi crediate o meno, vi sono paesi europei che fanno ben peggio di noi: basti prendere i 109,8 kg annui della Danimarca, i 99,5 della Spagna o gli 86 dei tedeschi. Senza voler nemmeno scomodare gli Stati Uniti, dove il consumatore medio ne ingerisce oltre 122 kg in un anno. Triste a dirsi, le proiezioni della Fao per il 2025 vedono un’ulteriore impennata nei consumi. Le argomentazioni etiche a sostegno di una riduzione del consumo, nonostante abbiano smosso alcune coscienze, hanno dunque fallito. A quanto pare la sofferenza di una mucca, l’ingozzamento forzato delle anatre, o la macellazione di un pulcino appena nato, non sono in grado di suscitare nella maggior parte di noi sufficiente empatia perché si possa rinunciare alla nostra bella bistecca alla fiorentina, o alle nostre lasagne con il ragù, o al nostro pollo arrosto. Di questo bisogna prendere atto, senza continuare ad illudersi. I problemi degli animali non ci interessano abbastanza. Tuttavia potrebbero interessarci i nostri. Già, perché il consumo smodato di carne non solo non è salutare (e chissenefrega, la vita è breve?), non è etico (e chissenefrega, sono solo bestie?), ma sta anche letteralmente facendo collassare il nostro pianeta (ops…). Una nuova ricerca, consultabile gratuitamente sulla rivista Nature ( https://www.nature.com/articles/s41586-018-0594-0.epdf ), ha stabilito che se vogliamo provare a contenere l’innalzamento della temperatura globale sotto gli 1.5 gradi (limite oltre il quale le conseguenze sarebbero catastrofiche) i paesi occidentali devono tassativamente ridurre il loro attuale consumo di carne del 90%.

Gli allevamenti intensivi, infatti, sono causa di una grandissima parte delle nostre emissioni di Co2 e metano nell’atmosfera, gas serra responsabili del riscaldamento globale, contribuiscono in maniera massiccia alla deforestazione (sapete quanto spazio serve per coltivare mangime in grado di nutrire miliardi di animali da macello?), prosciugano interi corsi d’acqua e rendono inabitabili aree grandi quanto una città di medie dimensioni a causa dei liquami prodotti. La carne detiene il poco invidiabile record di essere l’alimento in assoluto meno sostenibile che esista: L’Ime (Institution of Mechanical Engineers), società di ingegneria con sede a Londra, ha stimato che per produrre un chilo di carne vi sia bisogno di una quantità che varia dai 5mila ai 20mila litri di acqua. Si, avete letto bene. Con una popolazione mondiale che secondo le attuali stime raggiungerà i 10 miliardi di persone entro il 2050 questo tasso di consumo di carne non solo non è etico, non è salubre e non è sostenibile: è una completa follia, e rischia di condurci verso il baratro. Dove non sono riuscite le campagne degli attivisti deve riuscire la politica. Qualche governo, per fortuna, è più avanti del nostro. In Irlanda, dove vivo attualmente, è finalmente in via di approvazione una “meat tax“, una tassa sulla carne, come prima azione per tentare di abbatterne il consumo. Si tratta di un primo passo, ma molto importante, per cominciare a muoversi nella giusta direzione. Qualcuno, non ho dubbi, griderà allo scandalo e gonfierà il petto: “una nuova tassa? A me la carne piace e sono libero di pagarla poco e mangiarla quando voglio!” Ebbene, cari amici, no. Come già ricordava Martin Luther King, la libertà dei singoli finisce dove comincia quella degli altri. Permettetemi di aggiungere: e dove comincia la sopravvivenza di tutti. (Fonte: Articolo di Giancarlo Villa tratto da: https://www.glistatigenerali.com/clima/perche-anche-oggi-a-tavola-hai-sciolto-i-ghiacci-del-polo-nord/ 25/02/2019). Qui sotto un filmato prodotto da Paul McCartney che riassume il devastante impatto della produzione e del consumo di carne sul nostro Pianeta.

La terra divorata
https://www.glistatigenerali.com

giovedì 8 agosto 2019


 
News

Accordo con Gottardo blocca la «marcia dei 100» di Tigotà
Guerra tra Poveri. Padova e Broni (Pavia), vittoria dei lavoratori della logistica. Gli addetti - spinti dalla proprietà - avevano protestato contro il picchetto Cobas dei facchini Qualcuno aveva addirittura scomodato il paragone con la marcia dei 40mila a Mirafiori. La lotta dei lavoratori della logistica Gottardo di Padova e Broni era stata messa in secondo piano dalla contro manifestazione di un centinaio di lavoratori dei Tigotà catena di negozi di cosmetici e per la casa che protestavano contro i blocchi che impedivano lapprovvigionamento dei punti vendita della stessa proprietà per la movimentazione merci. Per fortuna tutto si è concluso ieri con l’accordo siglato alla prefettura di Pavia con cui i sindacati Adl e Si Cobas portano a casa gran parte delle loro richieste che hanno fatto partire la mobilitazione dei facchini e da lunedì riporterà alla normalità il lavoro dei negozi Tigotà. E si spera zittisca anche la spirale mediatica che aveva alimentato lo scontro fra poveri. >>



Costa Rica. Ucciso il leader della comunità indigena e difensore dei diritti umani Bribri Sergio Rojas Ortiz
In Costa Rica è stato ucciso nei giorni scorsi il leader della comunità indigena Bribri, Sergio Rojas Ortiz. Nel paese centroamericano, come nel resto dell’America Latina, ci sono dei conflitti tra popolazioni indigene e proprietari terrieri. Le popolazioni autoctone nel mondo sono costituite da circa 370 milioni di persone, vale a dire più del 5% della popolazione mondiale e purtroppo sono inserite tra le popolazioni più svantaggiate e povere del mondo. >>



Rapporto Caritas. In 10 anni poveri quasi triplicati.
Dal 2007 i poveri aumentati del 182%, uno su due è giovane o minorenne. In crescita anche i senza dimora. In Italia c'è un "esercito di poveri" in attesa che "non sembra trovare risposte e le cui storie si connotano per un'allarmante ronicizzazione e multidimensionalità dei bisogni". Lo sottolinea Caritas nel Rapporto 2018 su povertà e politiche di contrasto. Il numero dei poveri assoluti - ricorda l'organizzazione rilanciando i dati Istat - "continua ad aumentare" e supera i 5 milioni. "Dagli anni pre-crisi ad oggi il numero dei poveri è aumentato del 182%, un dato che dà il senso dello stravolgimento" causato dalla crisi. "Esiste uno 'zoccolo durò di disagio che assume connotati molto simili a quelli esistenti prima della crisi economica del 2007-2008 con la sola differenza che oggi il fenomeno è sicuramente esteso a più soggetti". Tra gli individui in povertà assoluta i minorenni sono un milione 208mila (il 12,1% del totale) e i giovani nella fascia 18-34 anni 1 milione 112mila (il 10,4%): "Oggi quasi un povero su due è minore o giovane". >>