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Carta dei Diritti: un primo importante passo per continuare la battaglia contro precarietà e sfruttamento

Dopo mesi di confronti e trattative, oggi come Riders Union sottoscriveremo insieme al Comune di Bologna, ai sindacati e ad alcune piattaforme del food delivery operanti nella nostra città la Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale. Nel corso dell'inverno scorso abbiamo interrogato collettivamente e con forza le istituzioni e la città tutta, portando in primo piano la nostra condizione lavorativa e di vita e quelle che erano le nostre esigenze ed aspirazioni. Da lì si è sviluppato un percorso che giunge alla firma odierna, frutto innanzitutto delle lotte portate avanti in questi mesi, degli scioperi, delle iniziative, della capacità che abbiamo avuto di urlare forte "mai più consegne senza diritti".

La Carta dei diritti, che rappresenta a tutti gli effetti un accordo territoriale, impegna le piattaforme che la hanno sottoscritta (e quelle che eventualmente lo faranno in seguito) a riconoscere ciò per il quale ci siamo battuti sin dall'inizio: salario orario equo in linea con i contratti collettivi nazionali di riferimento, maggiorazioni per lavoro svolto in condizioni particolari (come festivi, notturno o col maltempo) e sospensione del servizio in condizioni d'impraticabilità ambientale; certezza di un monte orario; tutela di salute e sicurezza, prevenzione dei rischi e copertura assicurativa a carico delle piattaforme; l’obbligo di giustificatezza del licenziamento; il diritto di sciopero e quello all'organizzazione collettiva dei rider, compresa la possibilità di svolgere assemblee retribuite dall'azienda. Tutto questo dovrà poi essere tradotto in accordi specifici con le singole piattaforme che dovranno adeguare le condizioni contrattuali e lavorative agli impegni presi, concordandole con noi ciclofattorini. La Carta non è perciò un fine ma un mezzo, uno strumento. Rappresenta nei fatti una chiave che apre le porte di una reale contrattazione con le piattaforme, istituendo innanzitutto degli obblighi a trattare con le forme organizzate dei e delle riders. Ma prima ancora, e soprattutto, riconosce i riders come un soggetto collettivo portatore di interessi particolari, smascherando e rovesciando l'idea della community di individui alla pari che invece nasconde l'esistenza, anche nel capitalismo di piattaforma, di posizioni ben distinte tra chi detiene la proprietà e gestisce la piattaforma stessa e chi invece mette a disposizione la propria forza-lavoro sotto l'inequivocabile direzione e organizzazione dei primi. Abbiamo dimostrato, quindi, che nonostante precarietà, ricatti e sfruttamento organizzandosi si può ancora ottenere qualcosa, si può invertire la china di decenni di politiche contro i lavoratori e lavoratrici di questo paese.

Al contempo, siamo consapevoli di muoverci in un terreno che presenta molti elementi inediti e ambivalenti. In questi mesi abbiamo scommesso su un tipo di contrattazione nuova, che abbiamo definito metropolitana, nell'intento di recuperare quel necessario impianto di tutele e diritti tipico del tradizionale lavoro salariato, ma al contempo non chiudendo mai gli occhi di fronte alle sfide e alle difficoltà che le attuali trasformazioni del lavoro e un contesto generale indubbiamente sfavorevole ci pongono davanti. In questo senso non crediamo che la strada intrapresa sia di indubbio successo. Di certo, però, rimaniamo convinti che sia necessario tentare di innovare, di pari passo con le forme dell'organizzazione e del conflitto, anche il piano del riconoscimento, sostanziale e formale, di vecchi e nuovi diritti e con esso gli strumenti attraverso i quali raggiungiamo tali obiettivi. La speranza è quindi che l'odierna sottoscrizione di questa Carta sia un piccolo ma importante passo in avanti in questa direzione. E’ chiaro infatti che siamo solo all'inizio di questo percorso di rivendicazione e quanto raggiunto rappresenta per noi tutt'altro che un punto di arrivo, ma piuttosto un nuovo inizio. Ecco perché già da domani saremo di nuovo "in sella": con le piattaforme che hanno firmato apriremo da subito una contrattazione che traduca nei fatti i principi sanciti nella carta e migliori concretamente le nostre condizioni di lavoro; con quelle che invece si sono rifiutate di firmare apriremo nuove fasi di pressione, agitazione e conflitto. Riders Union è lo spazio e lo strumento a disposizione di tutt* i lavoratori e le lavoratrici di tutte le piattaforme presenti a Bologna e per questo continueremo la lotta per estendere l'applicazione della Carta: perché le tutele sono per tutti o non sono.

A chi diceva che non si può fare, che non c'è alternativa ad ingoiare la minestra amara della precarietà, della subalternità, dei bassi salari, del cottimo perché è il mercato o la tecnologia ad imporlo, vogliamo continuare a dimostrare che la lotta paga, che organizzarsi dal basso serve e che è ancora possibile volgere il vento della storia dalla parte di chi è sfruttato. Se da soli siamo imprenditori delle nostre miserie, insieme siamo tutto; siamo la marea che avanza e che non tollera più lo sfruttamento cui ci vorrebbero condannare. Avanti riders! Non per noi, ma per tutt*!
Clap Padova

giovedì 31 maggio 2018


 
News

LE VARIANTI CONTESTATE. IL POLPO DI LEROY MERLIN INDIGESTO AI COMITATI “NON RIDUCE L’IMPATTO”
In tanti modi si può “cucinare” il polpo, ma lo svincolo tentacolare che smisterà il traffico verso il centro commerciale di Leroy Merlin, all’ex foro boario, resta sempre indigesto ai comitati della zona e agli ambientalisti del Comitato difesa alberi e territorio. Il problema di fondo è che quel progetto moltiplica il traffico e l’inquinamento, aumenta il consumo di suolo e strozza un pezzo di città, in cambio di un interesse pubblico che per i comitati è tutto da verificare. >>



Il Tribunale dell’Ue respinge i ricorsi (di Bayer e Syngenta)) contro le restrizioni ai pesticidi neonicotinoidi pericolosi per le api. Accolto in gran parte quello sul fipronil.
Le restrizioni all’uso di tre pesticidi neonicotinoidi – clothianidin, tiametoxam e imidacloprid – introdotte dalla Commissione europea nel 2013 erano scientificamente giustificate, perché basate sulla valutazione dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), che aveva accertato l’esistenza di effetti inaccettabili di queste sostanze attive sulle api. Lo ha stabilito il Tribunale dell’Ue respingendo integralmente i ricorsi presentati dalla Bayer, che produce e commercializza l’imidacloprid e il clothianidin all’interno dell’Unione, e dal gruppo Syngenta, produttore del tiametoxam, nonché di sementi conciate. Syngenta aveva anche chiesto un risarcimento di almeno a 367,9 milioni di euro. >>



L’allarme di Coldiretti: “I limoni siciliani stanno scomparendo”
L’allarme di Coldiretti: “I limoni siciliani stanno scomparendo” – Non si capisce perché ci fanno acquistare a 3 euro il prodotto che arriva dall’altra parte del mondo e non consumare quello della nostra terra !!! >>