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Appello al Parlamento: Del reddito minimo garantito non si può più fare a meno.

Appello al Parlamento italiano Che il Parlamento ascolti la società Del reddito minimo garantito non si può più fare a meno Ciò che fino a qualche tempo fa veniva relegato nella sfera delle utopie e delle stranezze di qualche illuso sognatore, il reddito minimo garantito, oggi è divenuto uno dei temi portanti del dibattito politico e delle elezioni del 2018. Le condizioni materiali di milioni di persone, le difficoltà economiche di strati sempre più ampi di popolazione, il peso che generazioni di precari stanno subendo hanno messo in evidenza la necessità di un percorso riformatore in questa direzione.

Il ritardo del nostro Paese su questo tema è ormai insopportabile. Ci sono delle indicazioni dalle quali pare ragionevole partire, innanzi tutto dalle diverse risoluzioni europee (non ultima quella del 2017) che invitano gli stati membri ad introdurre un reddito minimo garantito, la definizione dei 20 principi e diritti dell’European Social Pillar licenziati a novembre 2017 a Göteborg nella dichiarazione congiunta sottoscritta dagli organi dell’Unione. Infatti tra i 20 punti del pilastro sociale europeo figura al numero 14 il diritto a un «adequate minimum income» (reddito minimo adeguato). L’Unione ci chiede da anni di adeguarci ai parametri sovranazionali così come recentemente anche il Consiglio d’Europa che ha lamentato la perdurante mancanza (in violazione dell’art. 30 della Carta sociale europea) di politiche efficaci di contrasto dell’esclusione sociale. Malgrado ciò l’introduzione di un reddito minimo garantito nel nostro Paese tarda a venire. Nel corso degli anni proposte e indicazioni sono arrivate anche da ampie porzioni di società mobilitate in campagne e iniziative pubbliche che si sono confrontate con le esperienze di altri Stati europei, del dibattito internazionale e delle sperimentazioni in corso in molti Paesi nel mondo. Da tutto ciò emerge che il reddito minimo garantito è molto di più che una elargizione caritatevole. È uno strumento in grado di riconoscere e valorizzare le storie umane, le capacità, le competenze e le aspirazioni delle persone, nella ricerca di una vita libera e dignitosa.

Chiediamo dunque al Parlamento italiano di farsi carico di questo tema e di avviare velocemente un dibattito affinché sia introdotto anche nel nostro paese almeno un reddito minimo garantito. Ormai, ancora di più dopo il voto delle elezioni politiche del 2018, il tema non può più essere disatteso. Milioni di persone hanno infatti votato anche perché questa proposta fosse realizzata. Sappiamo che vi sono approcci diversi e che alcune forze politiche hanno già ufficializzato delle proposte. Ma le diversità di accenti che certamente sussistono possono essere superate da una discussione priva di contrapposizioni preconcette ed è doveroso che si avvii al più presto un processo legislativo in tal senso.

Per rendere ancora più ampia e trasversale la partecipazione e il confronto politico su questo tema, crediamo sia utile e necessario partire, e chiediamo alle nuove Camere di farlo, dalla proposta di legge di iniziativa popolare sostenuta negli scorsi anni da un’ampia coalizione della società civile e ferma in Parlamento dal 2013 e dai 10 punti della Piattaforma per un reddito minimo garantito proposta dalla Rete dei Numeri Pari. Siamo ben consapevoli del fatto che ogni proposta può essere migliorata, ma con altrettanta consapevolezza siamo certi che di un reddito minimo garantito non si possa più fare a meno. Partiamo dal reddito minimo garantito per avviarci verso un concreto welfare universale. Consiglio Direttivo Associazione per il reddito – Basic Income Network Italia – (BIN Italia)
www.bin-italia.org

giovedì 12 aprile 2018


 
News

Ammazzarsi non è la soluzione.
Giovanni Viola, trentenne, si è impiccato nella sua azienda agricola. Giovanni era sposato, era padre di un bambino, era un produttore agricolo capace, era una brava persona che non accettava la situazione economica in cui era precipitato. Per tutto questo non ha retto. Le brave persone non fanno mai del male agli altri, non ci riescono, e per questo ieri dopo pranzo si è recato nella sua azienda e li ha compiuto l’ultimo atto - assurdo e per nulla condivisibile - della sua breve vita. Siamo alla resa dei conti, quello di ieri non è il gesto disperato di un singolo. NO! Vittoria sta vivendo la crisi economica e sociale più ampia della sua storia recente. Migliaia di titolari di aziende agricole, artigianali e commerciali si trovano nelle stesse condizioni economiche e psicologiche in cui si trovava Giovanni. Nessuno ha compreso quanto sia ampio il livello di disperazione di questa terra. Quella di ieri è solo una piccola frazione della punta dell’iceberg che ci sta venendo addosso. Il rischio, che va subito contrastato è l’emulazione. Togliersi la vita non è la soluzione. >>



SOLIDARIETA' AL POPOLO MAPUCHE!
“Operazione Uragano”. È il nome che i carabinieri cileni hanno scelto per un’azione repressiva contro 8 leader del popolo mapuche, il popolo “originario” che da secoli lotta per la sua terra. Gli 8 erano stati arrestati, in via preventiva, per associazione terroristica, accusati di aver prodotto attacchi incendiari. >>



Le Ong possono chiedere il riesame delle autorizzazioni agli OGM, perché ambiente e salute sono connessi. Il Tribunale dell’Ue dà torto alla Commissione.
Il Tribunale dell’Ue ha annullato la decisione con la quale la Commissione europea aveva respinto la richiesta di un’organizzazione non governativa, la TestBioTech, volta ad ottenere il riesame dell’autorizzazione all’immissione in commercio di prodotti contenenti soia geneticamente modificata. La richiesta dell’Ong era stata avanzata sulla base di un regolamento dell’Unione che consente alle organizzazioni non governative di partecipare ai processi decisionali in materia ambientale, il cosiddetto “regolamento di Aarhus”. La Commissione Ue aveva obiettato che gli aspetti legati alla valutazione sanitaria degli alimenti o dei mangimi OGM non potevano essere esaminati nel contesto del regolamento di Aarhus, dal momento che tali aspetti non riguardavano la valutazione dei rischi ambientali, bensì il settore della sanità. >>