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Mose di Venezia: errori nei progetti, lavori fatti male. I commissari: «Ridateci i soldi».

Lettere di diffida e messa in mora alle imprese e ai tecnici per 35 milioni. VENEZIA. Errori progettuali e lavori fatti male. Progettisti, imprese, direttori dei lavori e collaudatori delle opere del Mose dovranno adesso risarcire i danni e restituire i soldi. Una svolta, quella avviata dai commissari straordinari del Consorzio Venezia Nuova. Che hanno inviato in questi giorni due atti di «diffida e messa in mora» per gli errori riscontrati nel progetto della conca di navigazione a Malamocco e della lunata del Lido.

Entrambe opere danneggiate dopo due mareggiate, la prima nel febbraio 2015, la seconda nel dicembre 2012. Una svolta, perché è la prima volta che lo stesso Consorzio ammette errori progettuali e lavori sbagliati. E senza aspettare inchieste delle magistratura invia la diffida alle sue imprese e chiede la restituzione del denaro pubblico versato. Per le due opere oggetto delle diffide si tratta di circa 35 milioni di euro. 28,2 per la conca, 6 per la lunata. Trent’anni dopo il via al progetto Mose, tre anni e mezzo dopo l’inchiesta che aveva sollevato i primi veli, la verità comincia a farsi strada. Nel caso della conca, la struttura per garantire l’accesso delle navi a Malamocco, ci si è accorti che era stata pensata «troppo piccola». E adesso anche che non è in grado di resistere ad eventi meteomarini giudicati «eccezionali» da chi l’ha costruita. In realtà, come emerge dalla perizia commissionata dal Provveditorato e dal Consorzio, «le cause predisponenti dei danni subiti possono essere individuate in diverse criticità dei criteri metodologici adottati in fase di progettazione delle opere. Che non prevedevano le sollecitazioni verticali dovute al moto ondoso», si legge nell’atto di contestazione. Perciò era bastata una mareggiata per far uscire la porta dai suoi alloggiamenti sott’acqua e danneggiarla gravemente. La responsabilità, secondo i commissari, va estesa anche all’impresa affidataria «che non ha rilevato le criticità», agli incaricati della direzione lavori e ai collaudatori». Accuse pesanti, che si estendono anche alle «mancate verifiche preventive». «Non sono state fatte né sul modello fisico né con modellazione numerica sulle condizioni idrodinamiche. E le prove di laboratorio condotte dalla società Protecno per la determinazione delle forzanti marine sono risultate errate».

Così, facendo propria la perizia scritta dagli esperti del Provveditorato il 17 ottobre scorso, i commissari hanno inviato le lettere di diffida e di messa in mora. «Che valgono», scrivono ad ogni buon conto, «come interruzione dei termini di prescrizione». Le diffide sono arrivate in questi giorni al progettista del Mose e della conca, l’ingegnere della Technital Alberto Scotti, alla Comar scarl, la società di proprietà delle imprese del Consorzio, alle imprese Cordioli e Elettromeccanica. Ai direttori dei lavori Lotti e Thetis e ai collaudatori, l’ex presidente dell’Anas Vincenzo Pozzi, i dirigenti del ministero Piero Buoncristiano e Maria Pia Pallavicino, Ciro Autiero. «Le perizie tecniche», scrivono i commissari, «inducono a ritenere che progettisti, imprese e collaudatori non abbiano correttamente adempiuto alle prestazioni loro richieste e remunerate». Dunque, dovranno rimborsare.

La seconda diffida e messa in mora riguarda la progettazione e realizzazione della diga foranea della bocca di porto di Lido (lunata). Anche qui contenzioso in atto con le imprese sulla responsabilità di hi ha fatto i lavori o degli eventi meteo. Ma gli amministratori straordinari del Consorzio adesso accusano progettisti e imprese. «La relazione dei nostri consulenti De Marinis e Tonmasicchio», scrivono, «ha messo in luce diverse criticità nella progettazione e relizzazione delle opere». La diga sarebbe stata realizzata con criteri «poco adeguati a garantire la stabilità idraulica di un’opera soggetta a severe mareggiate». Anche qui la richiesta dei danni è a carico del progettista (Scotti) delle imprese Fip e Coedmar, dei collaudatori Alfredo Caielli. Enea Giuliani, Luigi Maniero. La somma da restituire per i lavori già pagati di ripristino è di circa 6 milioni di euro, Si annunciano ricorsi, Ma una nuova strada è stata aperta. (di Alberto Vitucci)
http://nuovavenezia.gelocal.it

martedì 13 marzo 2018


 
News

Il Tribunale dell’Ue respinge i ricorsi (di Bayer e Syngenta)) contro le restrizioni ai pesticidi neonicotinoidi pericolosi per le api. Accolto in gran parte quello sul fipronil.
Le restrizioni all’uso di tre pesticidi neonicotinoidi – clothianidin, tiametoxam e imidacloprid – introdotte dalla Commissione europea nel 2013 erano scientificamente giustificate, perché basate sulla valutazione dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), che aveva accertato l’esistenza di effetti inaccettabili di queste sostanze attive sulle api. Lo ha stabilito il Tribunale dell’Ue respingendo integralmente i ricorsi presentati dalla Bayer, che produce e commercializza l’imidacloprid e il clothianidin all’interno dell’Unione, e dal gruppo Syngenta, produttore del tiametoxam, nonché di sementi conciate. Syngenta aveva anche chiesto un risarcimento di almeno a 367,9 milioni di euro. >>



L’allarme di Coldiretti: “I limoni siciliani stanno scomparendo”
L’allarme di Coldiretti: “I limoni siciliani stanno scomparendo” – Non si capisce perché ci fanno acquistare a 3 euro il prodotto che arriva dall’altra parte del mondo e non consumare quello della nostra terra !!! >>



Ammazzarsi non è la soluzione.
Giovanni Viola, trentenne, si è impiccato nella sua azienda agricola. Giovanni era sposato, era padre di un bambino, era un produttore agricolo capace, era una brava persona che non accettava la situazione economica in cui era precipitato. Per tutto questo non ha retto. Le brave persone non fanno mai del male agli altri, non ci riescono, e per questo ieri dopo pranzo si è recato nella sua azienda e li ha compiuto l’ultimo atto - assurdo e per nulla condivisibile - della sua breve vita. Siamo alla resa dei conti, quello di ieri non è il gesto disperato di un singolo. NO! Vittoria sta vivendo la crisi economica e sociale più ampia della sua storia recente. Migliaia di titolari di aziende agricole, artigianali e commerciali si trovano nelle stesse condizioni economiche e psicologiche in cui si trovava Giovanni. Nessuno ha compreso quanto sia ampio il livello di disperazione di questa terra. Quella di ieri è solo una piccola frazione della punta dell’iceberg che ci sta venendo addosso. Il rischio, che va subito contrastato è l’emulazione. Togliersi la vita non è la soluzione. >>