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Amazon senza freni: l'impero di Bezos sfida i limiti dell’Antitrust.

NEW YORK - Vende libri. No, gadget elettronici. Macché, gli scaffali dei suoi supermercati traboccano di frutta e verdura. E che dire della logistica: dalla gestione di container sulle navi alla propria squadriglia di aerei cargo. Una casa cinematografica con tutti i crismi di Hollywood. I suoi servizi leader di cloud computing per le imprese. E la promessa nuova tecnologia per migliorare l'assistenza sanitaria. Amazon è tutto questo e, probabilmente presto, anche altro.

Classica storia americana, se si vuole, trasportata nel ventunesimo secolo: da inizi umili - nelle librerie - a grandi ricchezze nutrite da ambizioni e determinazione irrefrenabili che dall'e-commerce stanno dando vita a un impero a cavallo tra vecchia e nuova economia. Il suo deus ex machina, Jeff Bezos, si è anche gettato nel giornalismo, riportando il venerabile quotidiano Washington Post a giorni di gloria che ormai sembravano dimenticati. Solo nelle ultime ore, questa è la frenetica attività del gruppo annunciata o venuta alla luce: ha riorganizzato la sua forza lavoro, eliminando alcune centinaia di posizioni presso il quartier generale di Seattle e nel ramo retail - tuttora una rarità per l'azienda nonostante l'oltre mezzo milione di dipendenti globali, 300.000 negli Stati Uniti. Ma l'obiettivo non è una ritirata, piuttosto quello di aumentare i dipendenti in aree oggi a maggior potenziale, dall'intelligenza artificiale dell'assistente virtuale Alexa ai servizi cloud di Amazon Web Services (Aws). Segno che la riorganizzazione non inficia piani di continua espansione: ha sul proprio sito annunci per 12.000 impieghi scoperti, 4.000 nella stessa Seattle - che presto sarà oltretutto affiancata da una seconda sede centrale in una città ancora da identificare con 50.000 neoassunti e cinque miliardi di investimento.

Non basta: quasi contemporaneamente ha scelto di costruire un nuovo immenso magazzino, una warehouse da 50.000 metri quadrati, alle porte di San Paolo in Brasile, che triplica le sue attuali strutture nell'area e servirà da hub, da trampolino, per una campagna di “colonizzazione” dell'America Latina. Ha nominato un nuovo capo dei suoi Amazon Studios prelevando Jennifer Salke da Nbc Entertainment, nomina di spessore e anche dal forte simbolismo che ha visto strappare una veterana con alle spalle premiate produzioni a un tradizionale leader del settore. E ha deciso di lanciare in grande stile un nuovo sistema di spedizioni e consegne, Shopping with Amazon, che farà concorrenza a Ups e Federal Express. Amazon, come se non bastasse, è reduce da bilanci al di là delle attese. Assieme a continua crescita del giro d'affari, salito in tre mesi del 38% a 60,5 miliardi di dollari, ha anche consegnato agli investitori utili record - più che raddoppiati a quasi 2 miliardi. Spezzando lo stereotipo che la vedeva dover sacrificare sempre e comunque la redditività all'espansione. A Wall Street il titolo è in rialzo da poco più di 800 dollari a 1339 dollari nell'ultimo anno e ha resistito finora senza troppe ansie all'estrema volatilità del mercato nell'ultima settimana.

Con il crescente dominio, però, stanno aumentando anche le polemiche sul ruolo economico e sociale di Amazon e dei giganti di Internet. L'impero che Bezos ha creato - come quelli di Alphabet, Facebook, Apple e Microsoft - è tale da sollevare lo spettro dell'antitrust. Il loro dominio, o a volte duopolio, è indiscusso anzitutto in casa: negli Stati Uniti Amazon gestisce il 75% delle vendite di e-books, Alphabet conta per l'89% delle ricerche su Internet, Facebook cattura il 95% degli americani con accesso a Internet. Ancora Google di Alphabet e Facebook controllano assieme il 63% della raccolta pubblicitaria online; sempre Google e Apple forniscono il 99% dei sistemi operativi degli smartphone; Apple e Microsoft hanno il 95% degli operating systems dei desktop. Sono percentuali che cominciano a spingere i critici, dai politici agli accademici, a chiedere l'esame di interventi di più rigorosa regolamentazione se non di separazione, simili a quelli che in altre epoche erano stati riservati a Standard Oil nel petrolio e a AT&T nelle telecomunicazioni. Il problema, ancora senza una definitiva risposta per analisti e autorità, è tuttavia l'impatto sui consumatori, se la posizione che queste aziende hanno ormai conquistato abbia cessato di avvantaggiarli e invece minacci di danneggiarli. Se questi giganteschi gruppi possano, magari non subito ma in un futuro ravvicinato, frenare l'innovazione e minare un clima di concorrenza, guardiani di un'economia digitale in grado di vantare eccessiva influenza e di ergere barriere insormontabili all'ingresso sul mercato. (di Marco Valsania | 13 febbraio 2018)
Il Sole 24ore

mercoledì 14 febbraio 2018


 
News

Ammazzarsi non è la soluzione.
Giovanni Viola, trentenne, si è impiccato nella sua azienda agricola. Giovanni era sposato, era padre di un bambino, era un produttore agricolo capace, era una brava persona che non accettava la situazione economica in cui era precipitato. Per tutto questo non ha retto. Le brave persone non fanno mai del male agli altri, non ci riescono, e per questo ieri dopo pranzo si è recato nella sua azienda e li ha compiuto l’ultimo atto - assurdo e per nulla condivisibile - della sua breve vita. Siamo alla resa dei conti, quello di ieri non è il gesto disperato di un singolo. NO! Vittoria sta vivendo la crisi economica e sociale più ampia della sua storia recente. Migliaia di titolari di aziende agricole, artigianali e commerciali si trovano nelle stesse condizioni economiche e psicologiche in cui si trovava Giovanni. Nessuno ha compreso quanto sia ampio il livello di disperazione di questa terra. Quella di ieri è solo una piccola frazione della punta dell’iceberg che ci sta venendo addosso. Il rischio, che va subito contrastato è l’emulazione. Togliersi la vita non è la soluzione. >>



SOLIDARIETA' AL POPOLO MAPUCHE!
“Operazione Uragano”. È il nome che i carabinieri cileni hanno scelto per un’azione repressiva contro 8 leader del popolo mapuche, il popolo “originario” che da secoli lotta per la sua terra. Gli 8 erano stati arrestati, in via preventiva, per associazione terroristica, accusati di aver prodotto attacchi incendiari. >>



Le Ong possono chiedere il riesame delle autorizzazioni agli OGM, perché ambiente e salute sono connessi. Il Tribunale dell’Ue dà torto alla Commissione.
Il Tribunale dell’Ue ha annullato la decisione con la quale la Commissione europea aveva respinto la richiesta di un’organizzazione non governativa, la TestBioTech, volta ad ottenere il riesame dell’autorizzazione all’immissione in commercio di prodotti contenenti soia geneticamente modificata. La richiesta dell’Ong era stata avanzata sulla base di un regolamento dell’Unione che consente alle organizzazioni non governative di partecipare ai processi decisionali in materia ambientale, il cosiddetto “regolamento di Aarhus”. La Commissione Ue aveva obiettato che gli aspetti legati alla valutazione sanitaria degli alimenti o dei mangimi OGM non potevano essere esaminati nel contesto del regolamento di Aarhus, dal momento che tali aspetti non riguardavano la valutazione dei rischi ambientali, bensì il settore della sanità. >>