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Grano Cappelli, è guerra aperta.

Altragricoltura, LiberiAgricoltori e Sicer denunciano i gravissimi rischi che sta correndo l’agricoltura italiana, e in modo particolare il fronte cerealicolo, se si dovesse affermare il modello messo in campo dalla società emiliana Sis (Società italiana sementi). Si aprirebbe così un conflitto “intestino” sul Grano Cappelli. Altragricoltura, LiberiAgricoltori e Sindacato cerealicoltori (Sicer), il 20 dicembre, si sono dati appuntamento nella Sala della Camera dei deputati per denunciare il rischio trasparenza per il settore cerealicolo italiano. Alla conferenza stampa erano presenti l’onorevole Antonio Placido – promotore di un’interrogazione a risposta immediata sulla questione – , l’onorevole Giuseppe Abate, il rappresentante di LiberiAgricoltori, Lino Galante, il presidente del Sicer, Domenico Viscanti, il coordinatore nazionale di Altragricoltura, Gianni Fabbris, il rappresentante del Soccorso Contadino, Antonio Melidoro e il produttore irpino, Giuseppe Pelullo.

I FATTI Sis, Società italiana sementi, si è aggiudicata per quindici anni la produzione, certificando in esclusiva, della varietà antica di frumento duro Senatore Cappelli. Il 30 giugno 2016, infatti, sul portale del Crea di Foggia – responsabile della conservazione in purezza del frumento duro Cappelli, al quale sono riconducibili i diritti del costitutore e i diritti patrimoniali derivanti dallo sfruttamento della varietà – viene pubblicata una manifestazione di interesse rivolta alle ditte sementiere interessate ad acquisire, in esclusiva, i diritti di moltiplicazione e commercializzazione della cultivar di grano duro, denominata Cappelli. In quindici giorni – la chiusura della manifestazione di interesse era prevista per il 15 luglio 2016 – la Sis si sarebbe aggiudicata la licenza esclusiva di moltiplicazione e commercializzazione della varietà di grano Cappelli stipulando, nel frattempo, con gli agricoltori, accordi che prevedono precisi obblighi a carico dei coltivatori relativamente alla consegna della totalità della granella prodotta, la quale verrebbe, secondo tali accordi, destinata in quota parte alla riproduzione in purezza e in quota parte al mercato della trasformazione. Tale modalità porrebbe di fatto la Sis nella posizione di esclusivista, non solo relativamente a quanto previsto nella manifestazione di interesse – nella quale si prevedeva la licenza esclusiva per la riproduzione e la commercializzazione della semente – ma anche del rapporto tra il produttore agricolo e l’industria di trasformazione. Un terzo soggetto, il Cai, non contemplato nell’accordo tra Crea e Sis, si avvarrebbe del beneficio riconosciuto a quest’ultima, dal momento che nel contratto verrebbe chiesto al coltivatore di impegnarsi a ricevere l’assistenza tecnica da parte della struttura consortile aderente al Cai (Consorzi agrari d’Italia) competente per territorio. A questi elementi di dubbia trasparenza se ne aggiungerebbe un altro, derivante da un conflitto di interessi nella vicenda da parte di Coldiretti visto il duplice ruolo del suo vicepresidente nazionale, Mauro Tonello, quale presidente della stessa Sis. Gianni Fabbris, coordinatore nazionale dell’organizzazione sindacale Altragricoltura, si chiede infatti “cosa c’entri la funzione del sindacato e della rappresentanza con una speculazione economica e commerciale.

Cento anni di storia formale più almeno cinquant’anni di selezioni che hanno portato alla definizione del grano Senatore Cappelli sono stati liquidati in quindici giorni da una manifestazione di interesse mirata ad una ricerca di mercato che assegna alla Sis la sua gestione in esclusiva. Il ministro sottolinea che il brevetto non è di proprietà della società ma del Crea che continua a detenerne la proprietà intellettuale. Ora noi ci chiediamo come si può distinguere il tema della proprietà intellettuale in capo ad un soggetto che è pubblico e quello del suo uso-gestione in capo ad un altro che è privato. E, ove mai cosi fosse, vogliamo capire dal Ministro Martina quali sono le garanzie a supporto della sua tesi e se ritenga di dover assumere iniziative tali per evitare l’instaurarsi di un regime di monopolio, da un lato relativo all’attività di ritiro della granella e di vendita della stessa all’industria di trasformazione che penalizzerebbe le tantissime filiere già attivate, e, dall’altro, quella relativa alla riproduzione e alla commercializzazione della semente della varietà di grano duro Cappelli, fino ad oggi in capo a diverse industrie sementiere.” A sentire la risposta data il 20 dicembre durante il question time proposto dai deputati Antonio Placido e Giulio Marcon (SI-Sel-Pos), per il ministro alle Politiche Agricole, Maurizio Martina, non ci sarebbe alcun rischio per gli agricoltori perché “il responsabile della conservazione in purezza del frumento duro Cappelli è il Crea di Foggia. Ai prodotti espressione delle varietà di grano in questione non può essere riconosciuta alcuna privativa nazionale o comunitaria in quanto ciò presuppone il carattere della novità che in questo caso manca. Il Crea Foggia può indicare la Sis come esecutore materiale della produzione, ma rimane l’unico soggetto che può avere la disponibilità del seme di base e può quindi cedere il seme per la produzione commerciale. I profili illustrati scongiurano i rischi sia in termini di conflitto di interesse sia di costituzione di situazioni di monopolio. La varietà di frumento duro Cappelli è una varietà pubblica e in quanto tale la semente può essere commercializzata da qualunque soggetto a cui è stata riconosciuta facoltà di esercitare l’attività sementiera, è fatto salvo il diritto dell’agricoltore a riprodurre il seme per i soli propri bisogni”.

In realtà in questi mesi sono tanti a denunciare uno stato di cose non proprio in linea con i dettami definiti dal ministro perché si sta sempre più affermando un sistema di royalty e brevetti che sfruttano il frutto del lavoro di generazioni di contadini e di tecnici che hanno portato negli anni alla definizione di un grano antico come il Cappelli. Grande preoccupazione quindi per il mantenimento non solo della filiera del grano Senatore-Cappelli ma anche sul diritto d’impresa degli agricoltori di poter rivendere il grano a chi gli pare senza che si profilino ‘grandi manovre’ o operazioni di trust che li leghino definitivamente ad un processo in cui sono espropriati di qualsiasi capacità di decidere su cosa e come produrre e a chi rivendere assicurando ai consumatori attenti al cibo-benessere, prodotti strettamente legati al lavoro e al contatto diretto con il territorio e la sua storia. “È un problema non solo per chi produce grano cappelli, per i cerealicoltori” – conclude Gianni Fabbris -, “ma è anche un problema di modello generale dell’agricoltura che interessa gli agricoltori che, da qui a qualche tempo, potrebbero essere ridotti a prestatori d’opera o lavoratori per conto di soggetti che poi ci metterebbero la griffe: Sis e Coldiretti; ma anche un problema che interessa i consumatori, i cittadini e la trasparenza di fare economia e impresa. Per il Sud questo diventa il confine intorno a cui o subire un modello che costringe nelle mani di speculatori o quello in cui la libertà d’impresa diventa motore che produce economia sociale, benessere e avanzamento. Che diventi quindi, una battaglia strategica di principio in cui si possano identificare tutti quei soggetti che condividono la nostra idea: giù il cappello dal grano Cappelli. (di In realtà in questi mesi sono tanti a denunciare uno stato di cose non proprio in linea con i dettami definiti dal ministro perché si sta sempre più affermando un sistema di royalty e brevetti che sfruttano il frutto del lavoro di generazioni di contadini e di tecnici che hanno portato negli anni alla definizione di un grano antico come il Cappelli. Grande preoccupazione quindi per il mantenimento non solo della filiera del grano Senatore-Cappelli ma anche sul diritto d’impresa degli agricoltori di poter rivendere il grano a chi gli pare senza che si profilino ‘grandi manovre’ o operazioni di trust che li leghino definitivamente ad un processo in cui sono espropriati di qualsiasi capacità di decidere su cosa e come produrre e a chi rivendere assicurando ai consumatori attenti al cibo-benessere, prodotti strettamente legati al lavoro e al contatto diretto con il territorio e la sua storia. “È un problema non solo per chi produce grano cappelli, per i cerealicoltori” – conclude Gianni Fabbris -, “ma è anche un problema di modello generale dell’agricoltura che interessa gli agricoltori che, da qui a qualche tempo, potrebbero essere ridotti a prestatori d’opera o lavoratori per conto di soggetti che poi ci metterebbero la griffe: Sis e Coldiretti; ma anche un problema che interessa i consumatori, i cittadini e la trasparenza di fare economia e impresa. Per il Sud questo diventa il confine intorno a cui o subire un modello che costringe nelle mani di speculatori o quello in cui la libertà d’impresa diventa motore che produce economia sociale, benessere e avanzamento. Che diventi quindi, una battaglia strategica di principio in cui si possano identificare tutti quei soggetti che condividono la nostra idea: giù il cappello dal grano Cappelli. (di In realtà in questi mesi sono tanti a denunciare uno stato di cose non proprio in linea con i dettami definiti dal ministro perché si sta sempre più affermando un sistema di royalty e brevetti che sfruttano il frutto del lavoro di generazioni di contadini e di tecnici che hanno portato negli anni alla definizione di un grano antico come il Cappelli. Grande preoccupazione quindi per il mantenimento non solo della filiera del grano Senatore-Cappelli ma anche sul diritto d’impresa degli agricoltori di poter rivendere il grano a chi gli pare senza che si profilino ‘grandi manovre’ o operazioni di trust che li leghino definitivamente ad un processo in cui sono espropriati di qualsiasi capacità di decidere su cosa e come produrre e a chi rivendere assicurando ai consumatori attenti al cibo-benessere, prodotti strettamente legati al lavoro e al contatto diretto con il territorio e la sua storia. “È un problema non solo per chi produce grano cappelli, per i cerealicoltori” – conclude Gianni Fabbris -, “ma è anche un problema di modello generale dell’agricoltura che interessa gli agricoltori che, da qui a qualche tempo, potrebbero essere ridotti a prestatori d’opera o lavoratori per conto di soggetti che poi ci metterebbero la griffe: Sis e Coldiretti; ma anche un problema che interessa i consumatori, i cittadini e la trasparenza di fare economia e impresa. Per il Sud questo diventa il confine intorno a cui o subire un modello che costringe nelle mani di speculatori o quello in cui la libertà d’impresa diventa motore che produce economia sociale, benessere e avanzamento. Che diventi quindi, una battaglia strategica di principio in cui si possano identificare tutti quei soggetti che condividono la nostra idea: giù il cappello dal grano Cappelli.(di Katya Madio)
www.terredifrontiera.info

domenica 24 dicembre 2017


 
News

Ammazzarsi non è la soluzione.
Giovanni Viola, trentenne, si è impiccato nella sua azienda agricola. Giovanni era sposato, era padre di un bambino, era un produttore agricolo capace, era una brava persona che non accettava la situazione economica in cui era precipitato. Per tutto questo non ha retto. Le brave persone non fanno mai del male agli altri, non ci riescono, e per questo ieri dopo pranzo si è recato nella sua azienda e li ha compiuto l’ultimo atto - assurdo e per nulla condivisibile - della sua breve vita. Siamo alla resa dei conti, quello di ieri non è il gesto disperato di un singolo. NO! Vittoria sta vivendo la crisi economica e sociale più ampia della sua storia recente. Migliaia di titolari di aziende agricole, artigianali e commerciali si trovano nelle stesse condizioni economiche e psicologiche in cui si trovava Giovanni. Nessuno ha compreso quanto sia ampio il livello di disperazione di questa terra. Quella di ieri è solo una piccola frazione della punta dell’iceberg che ci sta venendo addosso. Il rischio, che va subito contrastato è l’emulazione. Togliersi la vita non è la soluzione. >>



SOLIDARIETA' AL POPOLO MAPUCHE!
“Operazione Uragano”. È il nome che i carabinieri cileni hanno scelto per un’azione repressiva contro 8 leader del popolo mapuche, il popolo “originario” che da secoli lotta per la sua terra. Gli 8 erano stati arrestati, in via preventiva, per associazione terroristica, accusati di aver prodotto attacchi incendiari. >>



Le Ong possono chiedere il riesame delle autorizzazioni agli OGM, perché ambiente e salute sono connessi. Il Tribunale dell’Ue dà torto alla Commissione.
Il Tribunale dell’Ue ha annullato la decisione con la quale la Commissione europea aveva respinto la richiesta di un’organizzazione non governativa, la TestBioTech, volta ad ottenere il riesame dell’autorizzazione all’immissione in commercio di prodotti contenenti soia geneticamente modificata. La richiesta dell’Ong era stata avanzata sulla base di un regolamento dell’Unione che consente alle organizzazioni non governative di partecipare ai processi decisionali in materia ambientale, il cosiddetto “regolamento di Aarhus”. La Commissione Ue aveva obiettato che gli aspetti legati alla valutazione sanitaria degli alimenti o dei mangimi OGM non potevano essere esaminati nel contesto del regolamento di Aarhus, dal momento che tali aspetti non riguardavano la valutazione dei rischi ambientali, bensì il settore della sanità. >>