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LA TERRA DEI FUOCHI ORA È AL NORD

L'inchiesta della Procura di Brescia solleva il velo su un sistema di smaltimento illegale diffuso con affari per milioni di euro. È la nuova Gomorra. Il sistema dello smaltimento dei rifiuti “nordista” non ha bisogno nemmeno di ‘ndrangheta e camorra: l’ imprenditore illegale “lavora in proprio”. Innumerevoli cave, roghi che sprigionano diossina nella notte come colonne di fumo nero, montagne di rifiuti, camion che escono carichi di ghiaia e rientrano col telo a copertura del cassone, con due strati che racchiudono come un sandwich rifiuti tossici. Benvenuti nella Terra dei fuochi, che però non è in Campania ma nel profondo Nord, nel triangolo tra Bergamo, Brescia e la Brianza, la nuova Gomorra settentrionale.

E’ lo scenario che emerge dall’ audizione del procuratore aggiunto di Brescia e collaboratore della Dda Sandro Raimondi nell’ audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti. “Meno lo tocchi, il rifiuto, e più ci guadagni”, dice uno degli imprenditori arrestati al telefono. Centinaia di tonnellate di rifiuti urbani (frazione secca e frazione umida) smaltiti illecitamente anziché essere trattati, vale a dire recuperati. In realtà vengono recuperati solo sulla carta, perché saranno “tombati”, seppelliti subito, senza essere trattati, in discariche già sature, oppure bruciati illegalmente, con tutte le conseguenze del caso sul piano ambientale: terreni contaminati, falde inquinate, terreni agricoli che producono frutti avvelenati.

La frazione umida – quella che i cittadini raccolgono nei sacchetti biodegradabili della differenziata - andrebbe sottoposta a un processo di “biostabilizzazione” di 21 giorni, ovvero a tre settimane di stoccaggio e invece il sistema criminale procedeva alla loro eliminazione immediata. Il tutto con l’ aiuto di documenti falsi, giri di bolle dichiarati ma inesistenti, operatori della pubblica amministrazione compiacenti (un’ auto da 30 mila euro come dono in cambio di consulenze mai avvenute), certificati truccati di chi doveva far valere le norme e invece chiudeva uno o tutti e due gli occhi.

Un aspetto paradossale è che per fare tutto ciò il sistema dello smaltimento dei rifiuti “nordista” (con profitti enormi, 10 milioni di euro ogni 100 mila tonnellate) non ha bisogno nemmeno di ‘ndrangheta e camorra, che pure esistono in Settentrione, come hanno dimostrato recenti inchieste sfociate in decine di arresti. L’ imprenditore illegale “lavora in proprio”, ha imparato a fare da sé. “Questo”, conclude Raimondi nell’ audizione, “è molto importante perché si mettono in essere una serie di attività che consentono un'indipendenza, un'autonomia, che non ha confini e non ha paragoni nell'ambito di altri soggetti imprenditoriali”. Benvenuti al Nord, la nuova terra dei fuochi. (di Francesco Anfossi)
http://m.famigliacristiana.it

mercoledì 4 ottobre 2017


 
News

Il Parlamento europeo mette al bando Monsanto. L’azienda produttrice del RoundUp ha rifiutato di partecipare a un’audizione sull’erbicida glifosato.
I rappresentanti di Monsanto non possono più entrare al Parlamento europeo, dopo che la multinazionale statunitense ha rifiutato di partecipare alle audizioni su “I Monsanto Papers e il glifosato”, organizzate dalle commissioni ambiente e agricoltura per l’11 ottobre, in merito alle accuse secondo cui Monsanto, produttrice del RoundUp, avrebbe indebitamente influenzato le decisioni delle autorità regolatorie sui rischi dell’erbicida glifosato. >>



Veneto, i veleni della fabbrica nel sangue dei residenti.
Miteni Spa a Trissino. La «guerra dei Pfas» tracima i confini e diventa istituzionale e politica. Botta e risposta tra il governatore Zaia e la ministra Lorenzin. In 79 Comuni nelle province di Verona, Vicenza e Padova, 250 mila contaminati. La “guerra dei Pfas” tracima oltre i confini del Veneto. E diventa istituzionale, politica, ma soprattutto sui risarcimenti. Le sostanze perfluoro alchiliche (Pfas) hanno già avvelenato il sangue di più di 250 mila residenti in 79 Comuni fra le province di Verona, Vicenza e Padova. E come certificato dalla relazione dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Treviso fin dal 1990 la Miteni Spa a Trissino inquinava il suolo nell’impianto e il vicino torrente Poscola. >>



Nuovo scandalo negli Usa: la guerra sporca di Monsanto al biologico.
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