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Pastori migranti: in alcune aree il 70% dei lavoratori negli allevamenti è straniero. In Abruzzo sono il 90%. La produzione di Parmigiano Reggiano dipende anche dai Sikh.

Spesso dimentichiamo qual è il ruolo dei lavoratori stranieri nel mantenere vitali alcuni settori produttivi italiani che, senza il loro contributo, entrerebbero in forte crisi o addirittura morirebbero. Se la presenza – e lo sfruttamento – dei migranti nei campi di pomodori e negli aranceti del Sud (Il Fatto Alimentare ne ha parlato ad esempio qui e qui) è un fatto che ciclicamente torna a far parlare di sé, spesso ci si dimentica dell’importanza di questi lavoratori nell’allevamento e nella pastorizia. Il tema è stato al centro di un incontro dal titolo significativo “Il latte dei migranti”, tenuto alla manifestazione promossa da Slow Food Cheese 2017,

La produzione del Parmigiano Reggiano dipende in gran parte da immigrati indiani di religione Sikh, molti dei quali ormai hanno cittadinanza italiana, che rappresentano il 60% dei lavoratori impiegati negli allevamenti di vacche da latte in Emilia Romagna. Si occupano di allevamento intensivo dei bovini anche i Sikh del Piemonte, dove si trova la seconda comunità più grande d’Italia. I lavoratori stranieri non sono una risorsa solo per l’allevamento in stalla, ma anche – e soprattutto – per la pastorizia, un settore produttivo che ha visto un continuo abbandono da parte delle nuove generazioni locali: isolamento, ambienti aspri e orari incerti non hanno invogliato i giovani a seguire le orme dei padri. La pastorizia ha quindi trovato nell’immigrazione un’ancora di salvezza.

Secondo i risultati dello studio TRAMed, condotto da Michele Nori, esperto di realtà pastorali mediterranee dell’Istituto universitario europeo di Firenze, in Piemonte, Valle d’Aosta e Veneto gli stranieri rappresentano il 70% della forza lavoro del settore. Si tratta prevalentemente di lavoratori di origini rumene e moldave impiegati negli allevamenti da carne e da latte del Piemonte, di rumeni nell’allevamento di animali da carne in Veneto e di pastori marocchini e, ancora una volta, rumeni occupati nella filiera della Fontina in Valle d’Aosta. Va ricordato, però, che il rapporto di lavoro per questi pastori migranti è spesso informale e un salario di mille euro al mese rimane ancora un miraggio.

Il fenomeno riguarda tutta i paesi dell’area mediterranea e in alcune zone ha raggiunto dimensioni ancora più estreme. Come in Abruzzo, dove il 90% dei pastori è straniero – macedone, rumeno o albanese – e l’ingresso dei lavoratori immigrati nel settore risale agli anni Ottanta. Proprio in quegli anni si è verificato, secondo la ricercatrice Laura Fossati, “un crollo drammatico” nel settore “a causa della mancanza di ricambio generazionale”. Solo grazie ai migranti la pastorizia sta finalmente vedendo segnali di ripresa. (di Giulia Crepaldi)
www.ilfattoalimentare.it

lunedì 25 settembre 2017


 
News

Ammazzarsi non è la soluzione.
Giovanni Viola, trentenne, si è impiccato nella sua azienda agricola. Giovanni era sposato, era padre di un bambino, era un produttore agricolo capace, era una brava persona che non accettava la situazione economica in cui era precipitato. Per tutto questo non ha retto. Le brave persone non fanno mai del male agli altri, non ci riescono, e per questo ieri dopo pranzo si è recato nella sua azienda e li ha compiuto l’ultimo atto - assurdo e per nulla condivisibile - della sua breve vita. Siamo alla resa dei conti, quello di ieri non è il gesto disperato di un singolo. NO! Vittoria sta vivendo la crisi economica e sociale più ampia della sua storia recente. Migliaia di titolari di aziende agricole, artigianali e commerciali si trovano nelle stesse condizioni economiche e psicologiche in cui si trovava Giovanni. Nessuno ha compreso quanto sia ampio il livello di disperazione di questa terra. Quella di ieri è solo una piccola frazione della punta dell’iceberg che ci sta venendo addosso. Il rischio, che va subito contrastato è l’emulazione. Togliersi la vita non è la soluzione. >>



SOLIDARIETA' AL POPOLO MAPUCHE!
“Operazione Uragano”. È il nome che i carabinieri cileni hanno scelto per un’azione repressiva contro 8 leader del popolo mapuche, il popolo “originario” che da secoli lotta per la sua terra. Gli 8 erano stati arrestati, in via preventiva, per associazione terroristica, accusati di aver prodotto attacchi incendiari. >>



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Il Tribunale dell’Ue ha annullato la decisione con la quale la Commissione europea aveva respinto la richiesta di un’organizzazione non governativa, la TestBioTech, volta ad ottenere il riesame dell’autorizzazione all’immissione in commercio di prodotti contenenti soia geneticamente modificata. La richiesta dell’Ong era stata avanzata sulla base di un regolamento dell’Unione che consente alle organizzazioni non governative di partecipare ai processi decisionali in materia ambientale, il cosiddetto “regolamento di Aarhus”. La Commissione Ue aveva obiettato che gli aspetti legati alla valutazione sanitaria degli alimenti o dei mangimi OGM non potevano essere esaminati nel contesto del regolamento di Aarhus, dal momento che tali aspetti non riguardavano la valutazione dei rischi ambientali, bensì il settore della sanità. >>