Cerca Contatti Archivio
 
Glifosato: inizia la discussione tecnica per il rinnovo di dieci anni per l’erbicida. La coalizione #StopGlifosato chiede all’Italia di prendere una posizione nette contro la proroga.

È iniziata il 22 settembre la discussione tecnica a Bruxelles sulla possibile proroga di dieci anni per l’impiego in Europa del glifosato. La discussione in sede politica si terrà invece il 5 ottobre. L’erbicida è al centro di tante controversie, perché giudicato “probabilmente cancerogeno” dallo Iarc, l’agenzia per la ricerca sul cancro dell’Oms, mentre è considerato sicuro da Efsa ed Echa. Tuttavia le valutazioni delle agenzie europee sono recentemente finite al centro delle polemiche, per le presunte interferenze delle multinazionali dei pesticidi.

La Francia ha già annunciato la sua contrarietà al rinnovo, così come ha fatto in varie occasioni il Ministro delle Politiche agricole Martina. Secondo la Coalizione italiana StopGlifosato, il rischio è che si formi un blocco di paesi favorevoli all’autorizzazione dell’erbicida, a cui non si opponga un fronte compatto di nazioni contrarie. Per questo è importante che l’Italia confermi la sua posizione di contrarietà al rinnovo e “si attivi a livello europeo perché il verdetto tecnico di domani vada nella direzione giusta”, dichiara la portavoce della Coalizione Maria Grazia Mammuccini.

La Coalizione StopGlifosato chiede all’Italia di seguire l’esempio dell’Austria che, attraverso l’agenzia austriaca per la sicurezza alimentare, ha chiesto alla Commissione europea un’indagine ufficiale sul presunto plagio della valutazione del rischio sul glifosato, che l’Efsa avrebbe copiato le parti più controverse del parere scientifico sull’erbicida dai documenti di Monsanto. Fino a che non sarà fatta chiarezza, secondo il governo austriaco, la decisione sul rinnovo dovrebbe essere rimandata.

Anche Il Fatto Alimentare aderisce alla Coalizione StopGlifosato, che riunisce 45 associazioni italiane non governative, ambientaliste, dell’agricoltura biologica e della società civile, come Fai, Federbio, Greenpeace, Legambiente e WWF.
http://www.ilfattoalimentare.it/

lunedì 25 settembre 2017


 
News

Ammazzarsi non è la soluzione.
Giovanni Viola, trentenne, si è impiccato nella sua azienda agricola. Giovanni era sposato, era padre di un bambino, era un produttore agricolo capace, era una brava persona che non accettava la situazione economica in cui era precipitato. Per tutto questo non ha retto. Le brave persone non fanno mai del male agli altri, non ci riescono, e per questo ieri dopo pranzo si è recato nella sua azienda e li ha compiuto l’ultimo atto - assurdo e per nulla condivisibile - della sua breve vita. Siamo alla resa dei conti, quello di ieri non è il gesto disperato di un singolo. NO! Vittoria sta vivendo la crisi economica e sociale più ampia della sua storia recente. Migliaia di titolari di aziende agricole, artigianali e commerciali si trovano nelle stesse condizioni economiche e psicologiche in cui si trovava Giovanni. Nessuno ha compreso quanto sia ampio il livello di disperazione di questa terra. Quella di ieri è solo una piccola frazione della punta dell’iceberg che ci sta venendo addosso. Il rischio, che va subito contrastato è l’emulazione. Togliersi la vita non è la soluzione. >>



SOLIDARIETA' AL POPOLO MAPUCHE!
“Operazione Uragano”. È il nome che i carabinieri cileni hanno scelto per un’azione repressiva contro 8 leader del popolo mapuche, il popolo “originario” che da secoli lotta per la sua terra. Gli 8 erano stati arrestati, in via preventiva, per associazione terroristica, accusati di aver prodotto attacchi incendiari. >>



Le Ong possono chiedere il riesame delle autorizzazioni agli OGM, perché ambiente e salute sono connessi. Il Tribunale dell’Ue dà torto alla Commissione.
Il Tribunale dell’Ue ha annullato la decisione con la quale la Commissione europea aveva respinto la richiesta di un’organizzazione non governativa, la TestBioTech, volta ad ottenere il riesame dell’autorizzazione all’immissione in commercio di prodotti contenenti soia geneticamente modificata. La richiesta dell’Ong era stata avanzata sulla base di un regolamento dell’Unione che consente alle organizzazioni non governative di partecipare ai processi decisionali in materia ambientale, il cosiddetto “regolamento di Aarhus”. La Commissione Ue aveva obiettato che gli aspetti legati alla valutazione sanitaria degli alimenti o dei mangimi OGM non potevano essere esaminati nel contesto del regolamento di Aarhus, dal momento che tali aspetti non riguardavano la valutazione dei rischi ambientali, bensì il settore della sanità. >>