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LEROY MERLIN IN CORSO AUSTRALIA - Padova

Il comitato: «Bando da rifare, così non va››. Fermare il bando per la “Cattedrale” di corso Australia prima che sia troppo tardi. Toma a chiederlo a gran voce il comitato Ex Foro Boario Davanzo che rappresenta i residenti di via Montà e Peano, le associazioni Altragricoltura Nordest e Campi Colti, commercianti di prossimità e piccoli artigiani della zona, contrari alla concessione della grande area pubblica all'azienda francese della grande distribuzione Leroy Merlin.

. Il comitato Ex Foro Boario chiede alla giunta Giordani di non accettare il bando così com'è stato confezionato dal commissario De Biagi, a pochi giorni dalla ne del suo mandato, ma di riaprire la discussione coinvolgendo la cittadinanza, prevedendo l’inserimento di criteri sociali e di un'area riservata al mondo dell’associazionismo. Dagli incontri con alcuni rappresentanti della giunta prima di Ferragosto non sono arrivati nora segnali d'apertura. «Nonostante le argomentazioni presentate dai comitati e i precisi ragionamenti dei collaboratori e attivisti di Coalizione civica, che motivano le necessità di ritirare il bando per la ristrutturazione dell'area, il vicesindaco Lorenzoni non vuole mettere in discussione i dogmi di un'economia liberista che agisce e pianica solo a uso di chi ha il denaro escludendo tutti gli altri» attacca il comitato Ex Foro Boario Davanzo.

«Anche questa volta sembra la spunterà il colosso privato di turno, agevolato da un bando di gara studiato a tavolino e per una rendita da parte del comune in sostanza inesistente: cinquantamila euro l'anno. Perché si deve considerare il bando concluso, quando si richiede una discussione pubblica con delle proposte dal basso, come una biblioteca, ambulatori, una cittadella dell'economia solidale, un parcheggio scambiatore con cicloffìcina, un museo, attività legate all'agricoltura». (di Simone Varroto – Il mattino di Padova – 18/08/2017)


Il Mattino di Padova

venerdì 18 agosto 2017


 
News

Il Parlamento europeo mette al bando Monsanto. L’azienda produttrice del RoundUp ha rifiutato di partecipare a un’audizione sull’erbicida glifosato.
I rappresentanti di Monsanto non possono più entrare al Parlamento europeo, dopo che la multinazionale statunitense ha rifiutato di partecipare alle audizioni su “I Monsanto Papers e il glifosato”, organizzate dalle commissioni ambiente e agricoltura per l’11 ottobre, in merito alle accuse secondo cui Monsanto, produttrice del RoundUp, avrebbe indebitamente influenzato le decisioni delle autorità regolatorie sui rischi dell’erbicida glifosato. >>



Veneto, i veleni della fabbrica nel sangue dei residenti.
Miteni Spa a Trissino. La «guerra dei Pfas» tracima i confini e diventa istituzionale e politica. Botta e risposta tra il governatore Zaia e la ministra Lorenzin. In 79 Comuni nelle province di Verona, Vicenza e Padova, 250 mila contaminati. La “guerra dei Pfas” tracima oltre i confini del Veneto. E diventa istituzionale, politica, ma soprattutto sui risarcimenti. Le sostanze perfluoro alchiliche (Pfas) hanno già avvelenato il sangue di più di 250 mila residenti in 79 Comuni fra le province di Verona, Vicenza e Padova. E come certificato dalla relazione dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Treviso fin dal 1990 la Miteni Spa a Trissino inquinava il suolo nell’impianto e il vicino torrente Poscola. >>



Nuovo scandalo negli Usa: la guerra sporca di Monsanto al biologico.
Un piano ben orchestrato e finanziato per attaccare il biologico, screditarlo, istillare nei consumatori la sensazione che sia un bluff. È quello messo in atto nel 2014 dai dirigenti di Monsanto, il principale fornitore mondiale di pesticidi e di semi geneticamente modificati. Lo scandalo, emerso in questi giorni, descrive come – ancora una volta – le multinazionali abbiano messo le mani sulla scienza per i loro poco confessabili interessi. >>