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IPERCENTRO COMMERCIALE A DUE CARRARE - Accordi Comune-Deda qualcosa non torna

Chi l’ha visto? Un fantomatico mister X si aggira per Due Carrare, nell’intricata vicenda dell’ipercentro che si vorrebbe realizzare a fianco del casello autostradale di Terme Euganee. Il sospetto emerge dal confronto tra due date. È il 6 maggio scorso quando le cronache registrano una dichiarazione del sindaco Davide Moro a riguardo dell’iter del progetto: «Sono mesi che non ho contatti con i proprietari del terreno. Verosimilmente non se ne farà nulla, almeno nel breve-medio periodo».

Un’annotazione che non faceva che ribadirne una di poco precedente (14 aprile): «Non ho ricevuto alcuna comunicazione da parte di Deda. L’area dove dovrebbe sorgere l’ipermercato rimane in stato di abbandono». E tuttavia appena undici giorni dopo viene protocollata in Comune la lettera con cui Deda, proprietaria del terreno, chiede di riavviare l’iter, facendo esplicito riferimento a «colloqui e incontri intercorsi». A questo punto, viene quanto meno la curiosità di capire con chi sono avvenuti, questi contatti: poiché il sindaco spiega che con lui nessuno si è fatto vivo da tempo, sarebbe interessante capire con chi fisicamente abbia parlato Deda, quale ruolo avesse mister X, e come mai non abbia ritenuto opportuno anzi necessario metterne al corrente il sindaco. Che con tutta evidenza non può ridursi a fare il passacarte di pratiche eventualmente smazzate da qualcun altro. Il primo cittadino ne avrebbe avuto tutto il diritto non solo per il ruolo ricoperto, ma anche perché quel lungo black-out con Deda qualche fastidio gliel’aveva pur provocato: in particolare, i lavori per la rotonda di via Roma a Carrara Santo Stefano (tra l’altro a ridosso dell’antica abbazia), di cui avrebbe dovuto farsi carico Deda nella prima ipotesi di accordo, era stata avviata, ma poi si era bloccata dopo che la società aveva dichiarato di rinunciare all’ipercentro; creando problemi seri per la viabilità specie sul piano della sicurezza. Un cantiere rimasto bloccato per due anni: riattivarlo e completarlo costerà alle casse del Comune (quindi ai suoi cittadini…) 35mila euro.

Intanto, sulla vicenda continua una mobilitazione senza precedenti, che pone sempre più in evidenza l’isolamento dell’amministrazione di Due Carrare. Da un paio di settimane, ai visitatori del castello del Catajo, a ridosso del quale sorgerebbe il nuovo centro (ipotesi contestatissima dal suo proprietario), durante la visita guidata viene illustrata la questione, e si fa vedere l’area dove dovrebbe essere realizzato; alla fine si chiede loro se siano disposti a firmare una petizione contro l’insediamento. La risposta è stata fin qui pressoché corale: in pochi giorni sono state raccolte poco meno di 500 firme; tra queste, quella del cantante Roberto Vecchioni. Dal canto suo, un appello promosso dal Coordinamento delle associazioni dei Colli Euganei via internet ha già superato le 4 mila firme in meno di un mese; e lo stesso organismo sta avviando una raccolta firme cartacea che nei prossimi giorni verrà attivata in modo capillare sul territorio non solo di Due Carrare, ma pure dei Comuni vicini coinvolti dalla realizzazione dell’ipercentro, e i cui sindaci (inclusi quelli della stessa area politica di Moro) si sono già schierati in larghissima maggioranza contro l’intervento. Tra questi, in particolare, la posizione più energica e determinata è quella di Massimo Momolo, sindaco di Battaglia, il quale sottolinea tra l’altro: «La vera spada di Damocle in questa vicenda sembra non già l’eventuale richiesta risarcitoria da parte della proprietà dell’area, ma la minaccia di realizzare questo enorme centro commerciale, la cui volumetria può essere paragonata a quella di un intero paese abitato di 2.500 abitanti». (di Francesco Jori)


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giovedì 17 agosto 2017


 
News

Ammazzarsi non è la soluzione.
Giovanni Viola, trentenne, si è impiccato nella sua azienda agricola. Giovanni era sposato, era padre di un bambino, era un produttore agricolo capace, era una brava persona che non accettava la situazione economica in cui era precipitato. Per tutto questo non ha retto. Le brave persone non fanno mai del male agli altri, non ci riescono, e per questo ieri dopo pranzo si è recato nella sua azienda e li ha compiuto l’ultimo atto - assurdo e per nulla condivisibile - della sua breve vita. Siamo alla resa dei conti, quello di ieri non è il gesto disperato di un singolo. NO! Vittoria sta vivendo la crisi economica e sociale più ampia della sua storia recente. Migliaia di titolari di aziende agricole, artigianali e commerciali si trovano nelle stesse condizioni economiche e psicologiche in cui si trovava Giovanni. Nessuno ha compreso quanto sia ampio il livello di disperazione di questa terra. Quella di ieri è solo una piccola frazione della punta dell’iceberg che ci sta venendo addosso. Il rischio, che va subito contrastato è l’emulazione. Togliersi la vita non è la soluzione. >>



SOLIDARIETA' AL POPOLO MAPUCHE!
“Operazione Uragano”. È il nome che i carabinieri cileni hanno scelto per un’azione repressiva contro 8 leader del popolo mapuche, il popolo “originario” che da secoli lotta per la sua terra. Gli 8 erano stati arrestati, in via preventiva, per associazione terroristica, accusati di aver prodotto attacchi incendiari. >>



Le Ong possono chiedere il riesame delle autorizzazioni agli OGM, perché ambiente e salute sono connessi. Il Tribunale dell’Ue dà torto alla Commissione.
Il Tribunale dell’Ue ha annullato la decisione con la quale la Commissione europea aveva respinto la richiesta di un’organizzazione non governativa, la TestBioTech, volta ad ottenere il riesame dell’autorizzazione all’immissione in commercio di prodotti contenenti soia geneticamente modificata. La richiesta dell’Ong era stata avanzata sulla base di un regolamento dell’Unione che consente alle organizzazioni non governative di partecipare ai processi decisionali in materia ambientale, il cosiddetto “regolamento di Aarhus”. La Commissione Ue aveva obiettato che gli aspetti legati alla valutazione sanitaria degli alimenti o dei mangimi OGM non potevano essere esaminati nel contesto del regolamento di Aarhus, dal momento che tali aspetti non riguardavano la valutazione dei rischi ambientali, bensì il settore della sanità. >>