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Padova, Corso Australia: Il prezzo della sopravvivenza nella speculazione finanziaria.

Ancora una volta ci si ritrova a scrivere sulla vicenda che sta interessando l’ex foro boario di Corso Australia a Padova: nonostante le argomentazioni presentate dai comitati ed i precisi ragionamenti dei diretti collaboratori ed attivisti di Coalizione Civica, che motivano le necessità di ritirare il bando per la ristrutturazione dell’area, il Vicesindaco Lorenzoni non vuole mettere in discussione i dogmi di un’economia liberista che agisce e pianifica solo ad uso di chi ha il denaro escludendo tutti i rimanenti.

In questi ultimi dieci giorni un movimento dal basso sta cercando di manifestare tutto il proprio disaccordo sulle scelte che le amministrazioni precedenti e l’attuale hanno preso in totale autonomia e senza interpellare la cittadinanza, per l’assegnazione d’uso che sarà data ad una delle maggiori proprietà comunali. Anche questa volta sembra la spunterà il colosso privato di turno, agevolato da un bando di gara studiato a tavolino e per una rendita da parte del comune in sostanza inesistente: cinquantamila euro l’anno. Sappiamo benissimo che migliaia di centri commerciali negli stati uniti stanno diventando ecomostri fatiscenti ed abbandonati, la cosa, piano piano, si sta sviluppando anche nei nostri territori. Allora perché ancora e senza la partecipazione cittadina, continua la scelta di incentivare la cementificazione e la svendita di spazi che potrebbero diventare distretti di associazionismo, cultura, solidarietà, condivisione, un’altra economia sociale…? Di nuovo si perde il senso ed il valore della centralità del territorio, del volere di cittadine e cittadini che hanno affidato il proprio voto ad una coalizione definitasi trasparente, partecipata e cooperante! I beni comunali sono pagati dai residenti che in qualche maniera devono trarne beneficio, prima di tutto in qualità di vita e di ambiente, in una visione di lungo periodo.

Se queste piccole realtà avessero la forza economica di presentare progetti competitivi rispetto la proposta della Leroy Merlin di turno, sicuramente si bypasserebbe la giunta comunale andando a trattare direttamente con il colosso. Ma guardando alla realtà questo passaggio è improbabile quantomeno dal mero punto di vista monetario, quindi ci si rimette nelle mani di chi la città la governa chiedendo scelte politiche differenti, con un segnale di cambiamento per essere credibili rispetto a quello che agli elettori si è promesso. Le proposte da parte dei vari comitati non mancano, le esigenze di chi vive Padova sono manifestate, piccole richieste da parte degli abitanti dei quartieri e non che sentono la necessità di opporsi alle scelte calate dall’alto senza un coinvolgimento referendario e realmente trasparente. In questo caldo torrido ancora si ha la voglia di ritrovarsi per riappropriarsi di territorio, suolo, verde, spazi urbani e conservare quella poca salubrità che l’ambiente, altamente cementificato, ancora ci lascia.

Perché si deve considerare il bando concluso, quando si richiede una discussione pubblica con delle proposte dal basso che possono essere recepite dall’amministrazione comunale? Come: una biblioteca, ambulatori, una cittadella dell’economia solidale, un parcheggio scambiatore con ciclofficina, un museo, attività legate all’agricoltura (poiché l’area di proprietà del comune di PD è stata realizzata con i fondi Feoga per l’agricoltura della comunità Europea), per quante volte si deve ripetere il circuito vizioso in cui la rendita finanziaria influenza le decisioni delle istituzioni anteponendo il profitto a qualsiasi esigenza degli esseri umani e della natura? Ribadiamo e chiediamo che: • il bando non sia accettato per com’è ma sia ridefinito inserendo criteri sociali • le cittadine, i cittadini e residenti tutti devono essere ascoltati e recepite le loro proposte • all’interno di qualsiasi ristrutturazione dev’essere presente un’area congrua all’attività di associazionismo Comitato Ex Foro Boario Davanzo
AltrAgricoltura Nord Est

martedì 15 agosto 2017


 
News

Il Parlamento europeo mette al bando Monsanto. L’azienda produttrice del RoundUp ha rifiutato di partecipare a un’audizione sull’erbicida glifosato.
I rappresentanti di Monsanto non possono più entrare al Parlamento europeo, dopo che la multinazionale statunitense ha rifiutato di partecipare alle audizioni su “I Monsanto Papers e il glifosato”, organizzate dalle commissioni ambiente e agricoltura per l’11 ottobre, in merito alle accuse secondo cui Monsanto, produttrice del RoundUp, avrebbe indebitamente influenzato le decisioni delle autorità regolatorie sui rischi dell’erbicida glifosato. >>



Veneto, i veleni della fabbrica nel sangue dei residenti.
Miteni Spa a Trissino. La «guerra dei Pfas» tracima i confini e diventa istituzionale e politica. Botta e risposta tra il governatore Zaia e la ministra Lorenzin. In 79 Comuni nelle province di Verona, Vicenza e Padova, 250 mila contaminati. La “guerra dei Pfas” tracima oltre i confini del Veneto. E diventa istituzionale, politica, ma soprattutto sui risarcimenti. Le sostanze perfluoro alchiliche (Pfas) hanno già avvelenato il sangue di più di 250 mila residenti in 79 Comuni fra le province di Verona, Vicenza e Padova. E come certificato dalla relazione dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Treviso fin dal 1990 la Miteni Spa a Trissino inquinava il suolo nell’impianto e il vicino torrente Poscola. >>



Nuovo scandalo negli Usa: la guerra sporca di Monsanto al biologico.
Un piano ben orchestrato e finanziato per attaccare il biologico, screditarlo, istillare nei consumatori la sensazione che sia un bluff. È quello messo in atto nel 2014 dai dirigenti di Monsanto, il principale fornitore mondiale di pesticidi e di semi geneticamente modificati. Lo scandalo, emerso in questi giorni, descrive come – ancora una volta – le multinazionali abbiano messo le mani sulla scienza per i loro poco confessabili interessi. >>