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Mobilitazione contro l’ipermercato previsto nel comune di Due Carrare (PD)

Il coordinamento ambientalista dichiara guerra al centro commerciale di Due Carrare. Tre gruppi subito al lavoro. BATTAGLIA TERME. Non esistono battaglie impossibili. Non lo è neppure quella contro il centro commerciale di Due Carrare, che minaccia di incastrarsi - con la sua “scatola” di 65 mila metri quadrati e una spianata di 44 mila metri quadri di parcheggi - fra il castello del Catajo e la villa cinquecentesca La Mincana, ai piedi dei Colli.

Le previsioni sono nefaste, perché la Deda srl ha tutte le carte in regola per costruire. Ma sulla spinta del Coordinamento delle associazioni ambientaliste e delle associazioni di categoria del commercio, un’onda di protesta sta montando rapidamente. Duecento persone si sono ritrovate lunedì sera nella sala Bachelet di Battaglia - trenta gradi abbondanti, sudore e ventagli - e per tre ore hanno ascoltato e poi discusso, incuranti del caldo, di cosa si può fare per fermare i tre grandi mostri di cemento che incombono sul territorio compreso fra Due Carrare e Monselice: la terza corsia dell’A13 (ieri una mozione per costruirla è stata votata in consiglio regionale, ne riferiamo in un’altra pagina), il polo Agrologic e, appunto, il centro commerciale di Due Carrare. Del quale si parla da un quarto di secolo ma che ora, con la disponibilità economica illimitata del fondo Orion, sembra vicinissimo alla realizzazione.

«Questa è una riunione d’emergenza», ha detto Francesco Miazzi, portavoce del fronte No Css di Monselice, aprendo la serata. «Ci hanno praticamente costretto a riunirci a metà luglio, perché a dispetto di ogni annuncio sulla riduzione del consumo del suolo, qui si continua a costruire». Christianne Bergamin ha illustrato in dieci minuti l’impatto - e la discutibile utilità che la terza corsia dell’A13 - potrebbe avere nel tratto fra Padova sud e Monselice e i dubbi che l’operazione Agrologic si porta appresso (tanto cemento, pochi nuovi posti di lavoro, uno stravolgimento generale di un’area agricola). Poi è stato Gianni Sandon a ripercorrere la storia del centro commerciale, dal 18 aprile del 1994 - quando il consiglio comunale di Carrara San Giorgio approva la variante che trasforma l’area in D4, fino a oggi. In mezzo ci sono ricorsi, fusioni di comuni, varianti urbanistiche, piani regolatori scritti e corretti più volte. Se ne ricava la convinzione che nessuno abbia mai davvero “benedetto” quel centro commerciale, che più autorità abbiano riconosciuto lo sfregio ambientale che rappresenta in un territorio così pregiato, e che però alla fine abbiano prevalso sempre questioni legali e diritti fatti valere con forza. Emblematiche le parole del sindaco di Due Carrare, Davide Moro, che si è detto incapace di fermare un progetto avviato e neppure ha voluto dirsi apertamente contrario, mentre ha assicurato che si batterà per ridurre l’impatto dell’opera. Più netta la posizione del sindaco di Battaglia Momolo, che promette di battersi con l’Ascom e con le associazioni in tutti i modi possibili.

E battaglia sarà, dunque. Da subito. Lunedì il fronte si ricompatta intorno ai commercianti per una conferenza. Poi via al lavoro: un gruppo seguirà l’iter del progetto per studiare ogni carta; un gruppo organizzerà un grosso convegno per settembre; un altro gruppo preparerà una manifestazione che dovrebbe portare migliaia di persone in strada, come per le battaglie in difesa del Parco Colli, come quelle contro il Css. L’intervento di Francesco Jori ha dato forza a molti: ricordando il precedente di Asolo (un iper stoppato in corsa), il giornalista ha invitato alla mobilitazione totale: «Sono poteri forti quelli con cui abbiamo a che fare, che hanno grosse mani in pasta a Padova, ma non per questo la battaglia è persa». Anzi, deve ancora cominciare. (di Cristiano Cadoni)
Il Mattino di Padova

giovedì 13 luglio 2017


 
News

Ammazzarsi non è la soluzione.
Giovanni Viola, trentenne, si è impiccato nella sua azienda agricola. Giovanni era sposato, era padre di un bambino, era un produttore agricolo capace, era una brava persona che non accettava la situazione economica in cui era precipitato. Per tutto questo non ha retto. Le brave persone non fanno mai del male agli altri, non ci riescono, e per questo ieri dopo pranzo si è recato nella sua azienda e li ha compiuto l’ultimo atto - assurdo e per nulla condivisibile - della sua breve vita. Siamo alla resa dei conti, quello di ieri non è il gesto disperato di un singolo. NO! Vittoria sta vivendo la crisi economica e sociale più ampia della sua storia recente. Migliaia di titolari di aziende agricole, artigianali e commerciali si trovano nelle stesse condizioni economiche e psicologiche in cui si trovava Giovanni. Nessuno ha compreso quanto sia ampio il livello di disperazione di questa terra. Quella di ieri è solo una piccola frazione della punta dell’iceberg che ci sta venendo addosso. Il rischio, che va subito contrastato è l’emulazione. Togliersi la vita non è la soluzione. >>



SOLIDARIETA' AL POPOLO MAPUCHE!
“Operazione Uragano”. È il nome che i carabinieri cileni hanno scelto per un’azione repressiva contro 8 leader del popolo mapuche, il popolo “originario” che da secoli lotta per la sua terra. Gli 8 erano stati arrestati, in via preventiva, per associazione terroristica, accusati di aver prodotto attacchi incendiari. >>



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Il Tribunale dell’Ue ha annullato la decisione con la quale la Commissione europea aveva respinto la richiesta di un’organizzazione non governativa, la TestBioTech, volta ad ottenere il riesame dell’autorizzazione all’immissione in commercio di prodotti contenenti soia geneticamente modificata. La richiesta dell’Ong era stata avanzata sulla base di un regolamento dell’Unione che consente alle organizzazioni non governative di partecipare ai processi decisionali in materia ambientale, il cosiddetto “regolamento di Aarhus”. La Commissione Ue aveva obiettato che gli aspetti legati alla valutazione sanitaria degli alimenti o dei mangimi OGM non potevano essere esaminati nel contesto del regolamento di Aarhus, dal momento che tali aspetti non riguardavano la valutazione dei rischi ambientali, bensì il settore della sanità. >>