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TESTO UNICO SUL BIOLOGICO, CHE COS'È E COSA CAMBIA NEL MONDO BIO

Un testo unico sul biologico per mettere finalmente ordine, in un settore che vale tre miliardi di euro e che negli ultimi anni, ha avuto un picco di richieste tra i consumatori. Nei giorni scorsi la Commissione Agricoltura del Senato ha approvato il Testo unico sull’agricoltura biologica.

Un Testo, dunque, per regolamentare un mercato in crescita su cui finora è stata fatta tanta confusione. Si va così avanti, verso l’approvazione di una legge organica vera e propria, che controlli tutta la filiera produttiva. Grazie alle disposizioni normative e al decreto ministeriale previsto nel Collegato agricolo, vengono adesso dettate le linee guida da seguire se si decide di produrre alimenti biologici.

Nello specifico, come si legge nel testo, la legge vuole promuovere e favorire lo sviluppo e la competitività della produzione biologica, perseguendo le finalità di concorrere alla tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, alla salvaguardia della biodiversità, alla salute e all'informazione dei consumatori. Vengono così disciplinate la produzione, la commercializzazione, l'importazione, l'esportazione, la certificazione e il controllo dei prodotti biologici, nonché l'utilizzo degli stessi prodotti nelle attività di ristorazione collettiva.

Dieci titoli e 55 articoli che sono una finestra aperta sul mondo del biologico, si inizia con la definizione stessa di 'produzione biologica', quella cioè che deve rispettare i procedimenti naturali e adottare metodi che rispettino i cicli naturali, salvaguardino le risorse come suolo, l’acqua e l’aria e in generale la tutela del paesaggio. Senza dimenticare il benessere degli animali e la qualità dei prodotti. All’articolo 3 si sottolinea poi che la produzione biologica esclude l'impiego di organismi geneticamente modificati e di loro derivati. Ci sono poi, tutte una serie di specifiche che riguardano la filiera e il principio di sussidiarietà sulla responsabilità e i controlli di certificazione.
www.greenme.it

mercoledì 15 marzo 2017


 
News

Ammazzarsi non è la soluzione.
Giovanni Viola, trentenne, si è impiccato nella sua azienda agricola. Giovanni era sposato, era padre di un bambino, era un produttore agricolo capace, era una brava persona che non accettava la situazione economica in cui era precipitato. Per tutto questo non ha retto. Le brave persone non fanno mai del male agli altri, non ci riescono, e per questo ieri dopo pranzo si è recato nella sua azienda e li ha compiuto l’ultimo atto - assurdo e per nulla condivisibile - della sua breve vita. Siamo alla resa dei conti, quello di ieri non è il gesto disperato di un singolo. NO! Vittoria sta vivendo la crisi economica e sociale più ampia della sua storia recente. Migliaia di titolari di aziende agricole, artigianali e commerciali si trovano nelle stesse condizioni economiche e psicologiche in cui si trovava Giovanni. Nessuno ha compreso quanto sia ampio il livello di disperazione di questa terra. Quella di ieri è solo una piccola frazione della punta dell’iceberg che ci sta venendo addosso. Il rischio, che va subito contrastato è l’emulazione. Togliersi la vita non è la soluzione. >>



SOLIDARIETA' AL POPOLO MAPUCHE!
“Operazione Uragano”. È il nome che i carabinieri cileni hanno scelto per un’azione repressiva contro 8 leader del popolo mapuche, il popolo “originario” che da secoli lotta per la sua terra. Gli 8 erano stati arrestati, in via preventiva, per associazione terroristica, accusati di aver prodotto attacchi incendiari. >>



Le Ong possono chiedere il riesame delle autorizzazioni agli OGM, perché ambiente e salute sono connessi. Il Tribunale dell’Ue dà torto alla Commissione.
Il Tribunale dell’Ue ha annullato la decisione con la quale la Commissione europea aveva respinto la richiesta di un’organizzazione non governativa, la TestBioTech, volta ad ottenere il riesame dell’autorizzazione all’immissione in commercio di prodotti contenenti soia geneticamente modificata. La richiesta dell’Ong era stata avanzata sulla base di un regolamento dell’Unione che consente alle organizzazioni non governative di partecipare ai processi decisionali in materia ambientale, il cosiddetto “regolamento di Aarhus”. La Commissione Ue aveva obiettato che gli aspetti legati alla valutazione sanitaria degli alimenti o dei mangimi OGM non potevano essere esaminati nel contesto del regolamento di Aarhus, dal momento che tali aspetti non riguardavano la valutazione dei rischi ambientali, bensì il settore della sanità. >>