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Caporalato a Verona Immigrati sfruttati: cinque arresti

La guardia di finanza di Cesena ha smantellato oggi una rete di caporali che sfruttava il lavoro di stranieri irregolari nelle aziende agricole della provincia di Forlì, Ravenna e Verona. I finanzieri hanno arrestato cinque persone, tutte di nazionalità marocchina, e indagato altri quattro a piede libero. Le indagini hanno permesso di documentare le condizioni di sfruttamento dei dipendenti di tre cooperative di proprietà degli indagati.

I lavoratori percepivano stipendi da fame «tanto da non poter comprare il pane per sfamarsi» ed erano costretti a vivere «ammassati in due abitazioni di Cesena tra escrementi e sporcizia». Individuati dieci lavoratori senza permesso di soggiorno, alcuni dei quali impiegati per l’inoculazione di vaccini antivaiolo ad animali, e 38 senza contratto. La Guardia di Finanza di Forlì-Cesena ha lavorato in collaborazione con i colleghi di Soave nei confronti di un’associazione criminale dedita al reclutamento ed allo sfruttamento di cittadini extracomunitari che venivano impiegati in aziende agricole del forlivese, del ravennate e del veronese. Gli arrestati rispondono di associazione per delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e di impiego di lavoratori privi di permesso di soggiorno, mentre per gli indagati il reato ipotizzato è aver reso false dichiarazioni alla polizia giudiziaria per consentire agli arrestati di eludere le investigazioni in corso.

Le indagini, svolte anche con intercettazioni telefoniche nei confronti dei «caporali», hanno documentato le condizioni di sfruttamento cui erano sottoposti i dipendenti di tre società cooperative di proprietà degli indagati che «ottenevano lavori in appalto da numerose aziende agricole locali - precisa una nota delle Fiamme Gialle - per le quali svolgevano lavoro di facchinaggio e, più in particolare, procedevano ad ingabbiare gli animali per la successiva vendita.

In tale contesto è stato rilevato che gli animali subivano maltrattamenti in quanto maneggiati da soggetti inesperti». I lavoratori «percepivano retribuzioni in modo difforme o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato. Inoltre erano sottoposti a situazioni degradanti.
http://www.larena.it

giovedì 9 marzo 2017


 
News

Ammazzarsi non è la soluzione.
Giovanni Viola, trentenne, si è impiccato nella sua azienda agricola. Giovanni era sposato, era padre di un bambino, era un produttore agricolo capace, era una brava persona che non accettava la situazione economica in cui era precipitato. Per tutto questo non ha retto. Le brave persone non fanno mai del male agli altri, non ci riescono, e per questo ieri dopo pranzo si è recato nella sua azienda e li ha compiuto l’ultimo atto - assurdo e per nulla condivisibile - della sua breve vita. Siamo alla resa dei conti, quello di ieri non è il gesto disperato di un singolo. NO! Vittoria sta vivendo la crisi economica e sociale più ampia della sua storia recente. Migliaia di titolari di aziende agricole, artigianali e commerciali si trovano nelle stesse condizioni economiche e psicologiche in cui si trovava Giovanni. Nessuno ha compreso quanto sia ampio il livello di disperazione di questa terra. Quella di ieri è solo una piccola frazione della punta dell’iceberg che ci sta venendo addosso. Il rischio, che va subito contrastato è l’emulazione. Togliersi la vita non è la soluzione. >>



SOLIDARIETA' AL POPOLO MAPUCHE!
“Operazione Uragano”. È il nome che i carabinieri cileni hanno scelto per un’azione repressiva contro 8 leader del popolo mapuche, il popolo “originario” che da secoli lotta per la sua terra. Gli 8 erano stati arrestati, in via preventiva, per associazione terroristica, accusati di aver prodotto attacchi incendiari. >>



Le Ong possono chiedere il riesame delle autorizzazioni agli OGM, perché ambiente e salute sono connessi. Il Tribunale dell’Ue dà torto alla Commissione.
Il Tribunale dell’Ue ha annullato la decisione con la quale la Commissione europea aveva respinto la richiesta di un’organizzazione non governativa, la TestBioTech, volta ad ottenere il riesame dell’autorizzazione all’immissione in commercio di prodotti contenenti soia geneticamente modificata. La richiesta dell’Ong era stata avanzata sulla base di un regolamento dell’Unione che consente alle organizzazioni non governative di partecipare ai processi decisionali in materia ambientale, il cosiddetto “regolamento di Aarhus”. La Commissione Ue aveva obiettato che gli aspetti legati alla valutazione sanitaria degli alimenti o dei mangimi OGM non potevano essere esaminati nel contesto del regolamento di Aarhus, dal momento che tali aspetti non riguardavano la valutazione dei rischi ambientali, bensì il settore della sanità. >>