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Pollo italiano senza antibiotici: è possibile? L’esempio virtuoso di un’azienda piemontese già premiata da CIWF per il benessere animale.

Arriva anche in Italia il primo pollo allevato senza antibiotici. Viene dal Piemonte, e precisamente dalla cooperativa Agricola Valverde di Saluggia (Vercelli) che da qualche settimana ha messo sul mercato il pollo Gran Selezione, corredato di etichetta che precisa “allevato senza uso di antibiotici”. Si tratta di una dicitura autorizzata dal disciplinare Unaitalia e approvato dal Ministero delle Politiche Agricole. “Nell’ambito dell’impegno per una riduzione dell’uso degli antibiotici – spiega Rossella Pedicone, responsabile area tecnico Sanitaria di UnaItalia – abbiamo inserito questa dicitura tra le informazioni che possono essere oggetto di etichettatura volontaria ”. In questo caso un ente certificatore terzo verifica l’assenza di antibiotici nell’intero processo di allevamento, attraverso controlli sulla documentazione e analisi di laboratorio, oltre all’adozione di un codice di tracciabilità delle carni.

Per Valverde, che ha già ottenuto importanti riconoscimenti sulla questione del benessere degli animali allevati – come il premio Good Chicken assegnato lo scorso anno da CIWF (Compassion in World Farming) – il pollo senza antibiotici è un punto di arrivo. “Si tratta del risultato di un lavoro durato due anni – spiega Andrea Costa amministratore delegato della cooperativa – condotto insieme a un team di allevatori specializzati nella nutrizione degli animali e veterinari. La strategia è stata quella di ricostruire l’habitat dei polli di una volta, quelli che vivevano in cascina e favorendo il loro stato di benessere”. «Il percorso spiega Costa – comincia con la scelta di pulcini adatti di razze a lento accrescimento e proveniente da incubatoi in cui non si usano antibiotici. Poi si fanno crescere in capannoni che prevedono uno spazio al coperto e aree all’aperto dove gli animali possono razzolare a terra su superfici più ampie rispetto a quelle previste dalla legge per i polli da carne. Facciamo particolarmente attenzione all’alimentazione, arricchita con semi di lino per fornire al pollo gli acidi grassi omega 3 che contribuiscono a mantenerli in salute”. La nostra attenzione – continua Costa – si focalizza soprattutto sull’igiene, tutti gli operatori devono seguire un rigido protocollo quando entrano in contatto con questi animali”. I polli così allevati sono macellati intorno ai sessanta giorni, quando hanno raggiunto un peso di circa due chili, utilizzando impianti di macellazione in loco per evitare agli animali lo stress del trasporto. Per ora sono venduti interi o a busto, corredati da istruzioni per una cottura ottimale trattandosi di una carne più soda e saporita, adatta per la cottura in forno.

Non si tratta, è importante precisarlo, di una produzione biologica: “Il biologico può essere trattato con antibiotici in caso di malattia, mentre in questo caso, se un’eventuale infezione non può essere arginata con altri strumenti, il prodotto semplicemente non è etichettato come Gran Selezione“. Per ora i polli senza antibiotici sono solo una piccola parte della produzione della cooperativa, circa 600 capi la settimana venduti in macelleria – l’elenco è disponibile nel sito – e si trovano soprattutto nel Nord Ovest in catene di supermercati come FinIper e Basko e costano il 40% in più rispetto alla media.

Un segnale ulteriore del fatto che il problema dell’antibioticoresistenza è sempre più sentito, riguarda l’andamento delle vendite dei farmaci che secondo UnaItalia tra il 2011 e il 2015 è diminuito del 39,95%. “Anche se l’uso responsabile di antibiotici in allevamento può contribuire a ridurre i volumi totali – ricorda Elisa Bianco, responsabile del Settore Alimentare di CIWF – l’unica strada per ottenere una riduzione significativa ed essere in grado di allevare senza antibiotici è migliorare le condizioni di vita e di salute degli animali, e di conseguenza il loro benessere”. E sembra che oggi ci siano aziende disposte a seguire questo percorso: “L’interesse verso questo tipo d’informazione – conferma Pedicone – è sicuramente in crescita e possiamo ritenere che a breve si affacceranno sul mercato altre realtà”. (di Paola Emila Cicerone)
www.ilfattoalimentare.it

lunedì 11 luglio 2016


 
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