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Glifosato: la Commissione europea ne autorizzerà l’uso per altri quindici anni? Lo Iarc lo classifica come “potenzialmente cancerogeno”, l’Efsa lo assolve.

La vicenda del glifosato, l’erbicida della Monsanto più diffuso al mondo, sta per attraversare un nuovo, importante passaggio: il prossimo 7 marzo, infatti, la Commissione Europea dovrà pronunciarsi sul rinnovo del suo impiego per ulteriori 15 anni. Secondo quanto scrive il Guardian, l’orientamento è verso il sì. Negli stessi giorni, però, negli Stati Uniti, la Food and Drug Administration ha annunciato l’avvio di controlli sulla concentrazione dell’erbicida in alcuni alimenti contenenti latte, soia e mais (controlli che finora non sono mai stati eseguiti, sia perché la sostanza era ritenuta sicura, sia perché le metodologie disponibili fino a poco tempo fa erano molto costose).

Si tratta di atteggiamenti molto diversi che testimoniano quanto la vicenda sia ancora lungi dall’essere ricomposta. Tutto è nato da due prese di posizioni opposte: quella dello IARC di Lione, che ha assegnato alla sostanza la qualifica di “potenzialmente cancerogeno”, e quella dell’EFSA, che poche settimane dopo ha negato la pericolosità del glifosato, attirandosi le critiche di gran parte della comunità scientifica. Nelle settimane successive al pronunciamento dell’agenzia di Parma, 96 esponenti del mondo accademico hanno invitato le autorità sanitarie e di controllo a non tenere conto della presa di posizione dell’EFSA. L’accusa è che il parere è stato redatto anche sulla base di sei studi finanziati dalle aziende che producono e vendono prodotti con glifosato, nonché su dati mai resi noti. Inoltre, negli ultimi giorni, altri 14 ricercatori hanno sottoscritto un appello pubblicato su Environmental Health, nel quale invitano caldamente le agenzie a definire dei limiti di sicurezza per il glifosato negli alimenti, e sollecitano misure di precauzione come l’obbligo di indossare protezioni da parte di chi usa l’erbicida. Nel frattempo la Francia ha annunciato l’intenzione di adottare alcune restrizioni che potrebbero comprendere anche il glifosato.

Se alcune istituzioni hanno intenzione di adottare misure preventive restrittive e se ritengono opportuno dosare i residui dell’erbicida, è lecito avere dei dubbi sull’effettiva sicurezza. La pensa così anche la direttrice di Greenpeace Europa Franziska Achteberg, che ha ricordato come i dati a favore della pericolosità del glifosato siano ormai numerosi, e come l’Europa, più che prolungarne l’uso per 15 anni, dovrebbe iniziare a pensare a una soluzione per limitarlo. (di Agnese Codignola - giornalista scientifica)


www.ilfattoalimentare.it

martedì 8 marzo 2016


 
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