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«I rifugiati ci servono come manodopera» Gabriel (Spd) svela l’arcano.

«Se riu­sciamo a inte­grare in fretta i pro­fu­ghi nel mondo del lavoro, risol­viamo uno dei mag­giori pro­blemi per il futuro eco­no­mico del nostro paese: la man­canza di per­so­nale qua­li­fi­cato». Nelle parole del vice­can­cel­liere e mini­stro dell’Industria Sig­mar Gabriel, pro­nun­ciate ieri di fronte al Bun­de­stag, c’è l’importante risvolto eco­no­mico dell’accoglienza dei richie­denti asilo: i migranti pos­sono for­nire alla Ger­ma­nia quei circa 6 milioni di lavo­ra­tori che man­che­ranno entro il 2030. La popo­la­zione invec­chia, il tasso di nata­lità è basso, e senza il con­tri­buto della per­sone che arri­vano “da fuori”, «è in peri­colo non solo il sistema delle imprese, ma anche il benes­sere gene­rale della società», sostiene il lea­der del par­tito social­de­mo­cra­tico.

A pre­oc­cu­pare sono, in par­ti­co­lare, le pro­ie­zioni sulla parte orien­tale del Paese: tra quin­dici anni nei Län­der della ex Repub­blica demo­cra­tica tede­sca un terzo degli abi­tanti sarà oltre i 64 anni, con­tro l’attuale 24%. Nel 2060 la popo­la­zione com­ples­siva dell’Est si sarà ridotta di un quarto rispetto ad oggi: da 12,5 a 8,7 milioni. All’Ovest le varia­zioni sono infe­riori, ma il trend è lo stesso: più anziani in una popo­la­zione che nel suo insieme decre­sce. Risul­tato: se oggi il 66% dei tede­schi è in età da lavoro, tra vent’anni lo sarà sol­tanto il 58%. L’istituto dell’economia tede­sca (Insti­tut der deu­tschen Wir­ts­chaft), cen­tro di ricer­che di area con­fin­du­striale con sede a Colo­nia, cal­cola che già nel pros­simo decen­nio potreb­bero man­care al sistema pro­dut­tivo fino a 390mila inge­gneri. Il mini­stro dell’Industria Gabriel prende sul serio que­sti rischi e si erge a pala­dino del matri­mo­nio d’interessi fra richie­denti asilo e datori di lavoro. Quella del lea­der Spd è una posi­zione prag­ma­tica, di buon senso, che con­tri­bui­sce a favo­rire il clima di acco­glienza. Con­cen­tran­dosi sull’«utilità» dei pro­fu­ghi per l’economia tede­sca, però, Gabriel perde di vista un ele­mento fon­da­men­tale: i siriani che in que­sti giorni arri­vano nel suo paese sono per­sone che fug­gono da una guerra. E la Ger­ma­nia è fra i mag­giori espor­ta­tori mon­diali di armi: nella prima metà di quest’anno il volume d’affari è di circa 6,5 miliardi. Lo ha ricor­dato, ieri nell’aula del Bun­de­stag, Roland Claus della Linke, che ha sot­to­li­neato come l’export di armi sia auto­riz­zato dal mini­stero che guida lo stesso Gabriel: «C’è un modo per con­tra­stare dav­vero le cause delle fughe di massa, e cioè negare quelle auto­riz­za­zioni».

Anche la capo­gruppo in pec­tore della Linke, Sahra Wagen­k­ne­cht, allarga lo sguardo: «Per­ché nes­suno dice il motivo che costringe le per­sone a lasciare la pro­pria terra? In Medio­riente non c’è alcuna cata­strofe natu­rale: all’origine dell’esodo c’è una poli­tica di guerra e desta­bi­liz­za­zione di cui sono respon­sa­bili la Ger­ma­nia, l’Europa e soprat­tutto gli Stati Uniti». Le risorse per l’emergenza andreb­bero dun­que chie­ste anche a Washing­ton: «Mi pia­ce­rebbe che il governo tede­sco avesse il corag­gio di farlo», afferma Wagen­k­ne­cht. Assai impro­ba­bile che Angela Mer­kel ascolti il con­si­glio dell’esponente dell’opposizione. Piut­to­sto la can­cel­liera, che ieri ha visi­tato un cen­tro di acco­glienza a Ber­lino e si è con­cessa anche per qual­che sel­fie, con­ti­nua nella sua «operazione-ottimismo» all’insegna dello slo­gan «la Ger­ma­nia ce la farà». Incu­rante delle grida d’allarme che si levano da più parti: i 6 miliardi messi a dispo­si­zione dal governo fede­rale sono troppo pochi. (Autore: Jacopo Rosatelli)


Il Manifesto

venerdì 11 settembre 2015


 
News

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