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Olio di palma, la discussione continua: Macrì sostiene la non pericolosità del grasso tropicale, Paparella spiega che il problema esiste ed è l’accumulo che però qualcuno non vuole ammettere.

Olio di palma, la discussione continua: Macrì sostiene la non pericolosità del grasso tropicale, Paparella spiega che il problema esiste ed è l’accumulo che però qualcuno non vuole ammettere.

La polemica scientifica sull’olio di palma non accenna a placarsi: è di pochi giorni fa un intervento di Agostino Macrì, veterinario esperto di alimentari dell’Unione Nazionale Consumatori, a cui risponde Antonello Paparella, professore di Microbiologia degli alimenti presso l’università di Teramo. Macrì propone sul sito dell’associazione una nota in cui sembra assolvere il discusso grasso tropicale nell’alimentazione degli italiani e cita anche l’Efsa sostenendo che si tratta di un alimento sicuro come tanti altri da non demonizzare. Paparella risponde a questo intervento osservando come i problemi causati dall’olio di palma derivano dalla quantità assunta individualmente e non dall’ingrediente in sé, sottolineando che non si sta cercando di creare polemiche ma di salvaguardare la nostra salute. L’estratto dell’intervento di Agostino Macrì “Il 17 luglio 2015, nell’ambito di Expo, l’UE ha organizzato a Milano un Convegno per discutere le prospettive della sicurezza alimentare nel 2050. Un argomento ricorrente è stato quello del coinvolgimento dei consumatori nella corretta gestione degli alimenti. Gli argomenti trattati sono ovviamente di grande interesse per i cittadini ed una informazione non adeguata, può avere ricadute molto negative. A tale proposito sono intervenuto citando quanto sta avvenendo in Italia a proposito dell’olio di palma e dello zucchero che sta suscitando grandi preoccupazioni. Ho detto che attualmente esistono dei pareri scientifici in parte controversi e che sarebbe opportuna, sui due argomenti, una valutazione scientifica dell’Efsa (Autorità Alimentare Europea) che finalmente dica qualcosa di definitivo in merito. Alla domanda ha risposto il Direttore esecutivo dell’Efsa Bernhard Url il quale ha spiegato che nel caso dell’olio di palma non sembrano sussistere particolari problemi di sicurezza da richiedere un intervento della stessa Efsa. Per lo zucchero ha detto che si tratta di una questione “politico gestionale” che esula dalle competenze dell’Efsa. In poche parole non c’è da aggiungere molto al consiglio di mangiare meno zucchero. Le risposte di Url debbono fare riflettere. In pratica l’olio di palma è un alimento sicuro al pari di altri grassi. Lo zucchero che noi tutti conosciamo, inteso come saccarosio, ha le stesse caratteristiche nutrizionali di altri zuccheri come ad esempio il fruttosio contenuto nella frutta. Sia l’olio di palma che il saccarosio quindi possono contribuire allo sviluppo di patologie allo stesso modo di altri alimenti con caratteristiche nutrizionali analoghe. D’altra parte il Regolamento 1169/2011 sulle comunicazioni ai consumatori (impropriamente conosciuto come Regolamento sulla etichettatura) impone la descrizione del valore nutrizionale degli alimenti inclusa la natura dei grassi e degli zuccheri; questo dovrebbe essere sufficiente per alimentarsi in modo corretto. Demonizzarne solo qualcuno crea sconcerto tra i cittadini e, forse, nasconde qualche interesse che non ha niente a che vedere con la salute pubblica.”

La risposta di Antonello Paparella “La risposta del Direttore Esecutivo EFSA non sorprende nessuno. Se l’EFSA non ha ritenuto di dover intervenire già in altre occasioni nelle quali erano in discussione interessi di multinazionali (es. DGA dell’acido benzoico nelle soft drink e iperattività infantile, S.O. 7 marzo 2008), figuriamoci in questo caso nel quale gli interessi sono planetari! D’altra parte è vero che zucchero e olio di palma devono essere considerati nel contesto più ampio delle abitudini alimentari e dello stile di vita individuale. Per questo, i nutrizionisti che da tempo denunciano la necessità di ridurre lo zucchero e gli oli tropicali frazionati (come quello di palma usato dall’industria alimentare) né demonizzano né affermano che queste sostanze sono di per sé pericolose a prescindere dalla dose. Il vero problema è il sovraccarico di grassi tropicali ad alto contenuto di acido palmitico e di acidi grassi saturi, che per motivi di prezzo e stabilità sostituiscono il burro. Oggi il neonato inizia ad assumere grandi quantità del grasso tropicale con il latte per l’infanzia, poi lo trova nei biscotti per l’infanzia (quasi tutti contenenti olio tropicale), fino ad approdare alle merendine, biscotti, creme spalmabili e snack, che lo accompagneranno in età adulta. Chi sostiene, poi, che l’olio di palma sia ricco di vitamine e fa bene come l’olio di oliva (!), forse avrà letto per errore i lavori che riguardano l’olio grezzo, quello di colore rosso usato dalle popolazioni africane, che non è lo stesso dell’industria alimentare.Infine, chi ritiene che dietro questa difesa della sana alimentazione vi siano interessi inconfessabili, dovrebbe ricordare che l’interesse nascosto è quello di chi per anni ha progressivamente cambiato le formule degli alimenti, rimuovendo ingredienti pregiati (burro, burro di cacao, nocciole) e rimpiazzandoli con zucchero e olio tropicale mascherando quest’ultimo con la denominazione ambigua “oli vegetali”. Non esiste una lobby che possa trarre vantaggio dalla sostituzione dell’olio di palma, il beneficio ricade sull’extra vergine di oliva o sull’oliva (per i prodotti di panificazione), sulla panna (per i prodotti di gelateria), sull’olio di mais e di girasole (per biscotti e snack). Pensare a un complotto contro l’olio di palma è pura fantascienza. Chi voglia documentarsi sulle proprietà e gli effetti di questo grasso tropicale raffinato dovrà affrontare il compito difficile di individuare i tanti lavori scientifici commissionati dai produttori (che forse rappresentano la maggioranza degli studi). Se invece si guarda la posizione degli organismi scientifici indipendenti che non finanziano le ricerche con fondi di aziende soggette a conflitto di interesse, si troveranno tanti spunti interessanti. Si guardino, ad esempio, i seguenti: Chen et al, 2011 ( http://www.biomedcentral.com/content/pdf/1744-8603-7-45.pdf&hl=it&sa=X&scisig=AAGBfm3eGTZp71X-FhanuvOQyG0wZ1b7qQ&nossl=1&oi=scholarr&ved=0CB4QgAMoADAAahUKEwigmZ3W0f7GAhXHMogKHUhjAGE ) e Leong et al, 2008 ( http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18662587 ).

Con buona pace di chi in questi mesi ci proporrà gli articoli redazionali commissionati dai produttori, nei quali si decanteranno le proprietà dell’olio di palma (che per motivi misteriosi i produttori hanno tenuto nascosto fino all’anno scorso preferendo sulle etichette la denominazione criptata “olio vegetale”), la realtà è un’altra. Il consumatore si è sentito ingannato, non vuole l’olio di palma e i produttori più attenti al mercato lo hanno già rimpiazzato creando un claim che ha già successo: non contiene olio di palma“. (a cura della Redazione Il Fatto Alimentare - 31/07/2015)
www.ilfattoalimentare.it

lunedì 31 agosto 2015


 
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