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Interferenti endocrini, grave ingerenza degli Usa causa la retromarcia dell’Ue sull’elaborazione dei criteri per l’identificazione delle sostanze.

Il governo Usa, affiancato dall’industria chimica, ha spinto la Commissione Ue ad accantonare le azioni sulle sostanze interferenti con il sistema endocrino, per facilitare l’accordo sul TTIP, il Trattato per il libero commercio tra Ue e Usa, in corso di negoziazione dal luglio 2013. Lo riferisce il Guardian (http://www.theguardian.com/environment/2015/may/22/eu-dropped-pesticide-laws-due-to-us-pressure-over-ttip-documents-reveal), sulla base dei documenti ottenuti dal Pesticides Action Network Europe (http://www.pan-europe.info/News/PR/150520_Disloyalty_of_EU_Health_DG_SANCO_terminates_endocrine_policy_-_PAN_analysis.pdf).

I criteri per l’identificazione degli interferenti endocrini, che la Direzione ambiente della Commissione Ue stava elaborando, avrebbero potuto causare il divieto di impiego per 31 pesticidi attualmente sul mercato. Ma il 26 giugno 2013 una delegazione di alto livello della Camera di commercio americana ha chiesto ai funzionari della Direzione commercio della Commissione Ue di non procedere con una lista di sostanze vietate ma con una valutazione di impatto. Gli appunti dell’incontro riportano che secondo i funzionari della Commissione Ue la richiesta statunitense avrebbe potuto essere vista come un abbassamento degli standard comunitari. Secondo le cronache una settimana dopo, il 2 luglio la United States Mission to the European Union, l’equivalente di un’ambasciata Usa presso l’Ue, si reca in visita presso la Commissione europea. Quello stesso giorno, il segretario generale della Commissione Ue, Catherine Day, inviò una lettera al capo della Direzione ambiente della Commissione, Karl Falkenberg, chiedendo di abbandonare l’elaborazione dei criteri per l’identificazione degli interferenti endocrini, non ritenendola necessaria.

Il documento con i criteri avrebbe dovuto essere presentato entro il 14 dicembre 2013, cosa che non è avvenuta, con il risultato che la legislazione prevista per il 2014 è slittata almeno al 2016. All’inizio di quest’anno, la Svezia, il Parlamento europeo e il Consiglio europeo hanno citato in giudizio la Commissione Ue presso la Corte di giustizia europea per questo ritardo. L’intera vicenda è stata ricostruita in un dossier da Corporate Europe. (di Beniamino Bonardi)


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giovedì 4 giugno 2015


 
News

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