[Padova] All'Irlanda in Festa, una lettera dei lavoratori.
(Scritto da Clash City Workers – 17 marzo 2015)
"Irlanda in Festa" è un festival organizzato in 4 città (Bologna, Milano, Portomaggiore e Padova), una grande sagra con decine di concerti, stand, panini, birre e cappelli verdi. A prima vista sono le ambientazioni e le musiche di ispirazione irlandese a farla da padrone. Ma chi rende possibile tutto ciò? in che condizioni lavora?
Un evento che è stato molto pubblicizzato sui quotidiani locali con il patrocinio di comune, provincia e regione, che ha visto migliaia di persone ogni sera ascoltare musica, mangiare e bere, nel Gran Teratro Geox e nel suo piazzale antistante.
Alcuni lavoratori hanno deciso di denunciare le loro condizioni di lavoro e hanno scritto questa lettera chiedendo ai musicisti che si esibiranno sul palco questa sera, tra cui i Modena City Ramblers, di leggerla al pubblico.
Come cantano i MCR: Nessuno più al mondo deve essere sfruttato!
Siamo alcuni dei lavoratori e lavoratrici che rendono possibile il festival di grande successo “Irlanda in Festa” di Padova.
Siamo quelli che hanno resistito alle condizioni di lavoro che vi vogliamo raccontare, e se abbiamo resistito è perché abbiamo bisogno di soldi perché la disoccupazione dilaga, perché dobbiamo pagare le tasse universitarie, perché dobbiamo contribuire al bilancio delle nostre famiglie o perché altre occupazioni non ci garantiscono quello che ci serve per vivere e affittare una casa.
Dopo una selezione e assegnazione delle mansioni avvenuta sulla base dell'aspetto fisico, come lavoratrici siamo state umiliate e tratte come bambole da alcuni capi.
Di fatto non siamo assunti e assunte, lavoriamo qui solo sulla parola di qualche capo perché saremo pagati in voucher, questo fa si che di sera in sera temiamo di non essere richiamati perché abbiamo sbagliato qualche cosa, perché qualcuno decide che non gli piacciamo più o più semplicemente perché chiediamo informazioni sulla paga. Oppure, come è successo, ci mandano via dicendoci che non ci pagheranno le giornate già lavorate perché siamo stati visti bere una birra di quelle che spiniamo un continuazione.
Dobbiamo spesso cambiare mansione per sopperire alla scarsità di organico, siamo state e stati elettricisti, baristi, grigliatori, camerieri, hostess e manovali dovendo spesso andare alla cieca tra i vari stand per poter capire cosa fare, dove recuperare i materiali necessari, gli ingredienti e le informazioni necessarie a far funzionare il tutto. Le attrezzature sono insufficienti e spesso dobbiamo spostare grossi carichi che ci rovinano la schiena senza carrelli.
I turni dovevano essere di 8 ore, ma ne abbiamo lavorate anche 13, finendo alle 3 del mattino e con la richiesta di tornare a lavorare al mattino, dopo solo otto ore. Tredici ore in cui è stato difficile fare una pausa perché siamo troppo pochi, mentre molti che pure erano stati selezionati non sono più stati chiamati. Anche solo andare in bagno può essere una conquista e dissetarci e mangiare lo possiamo fare solo se nascosti alla vista dei clienti.
In tutto questo non è ancora chiaro quanto ci pagheranno, se a ore o a giornata e temiamo che alla fine saremo pagati meno di quanto ci aspettavamo.
L'organizzazione è scarsissima e su di noi vengono fatte ricadere responsabilità che non abbiamo.
Per questo chiediamo agli artisti che suoneranno la sera sul palco di questo grande intrattenimento di leggere al pubblico questa lettera che svela un aspetto nascosto di questo evento, perché denunciando queste condizioni pensiamo di poterci tutelare e cambiare le cose.
Clash City Workers
martedì 17 marzo 2015
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