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NOTA DI INFORMAZIONE SULLA SITUAZIONE DELLA REPRESSIONE DEI MOVIMENTI A RIO.

Spenti i riflettori internazionali sul Brasile una volta finita la coppa del mondo FIFA, non si spegne la repressione all’interno del paese sudamericano. Pubblichiamo questo appello dei compagni e delle compagne di Rio de Janeiro e del Brasile per denunciare a livello internazionale il clima intimidatorio e vessatorio sui movimenti sociali che in questi mesi, anzi settimane, sta sempre più montando.

Una vera caccia alle streghe è in corso a Rio de Janeiro dopo la Coppa del Mondo di calcio, uno degli eventi più importanti dopo il Vertice della Terra di Rio +20 e prima dei Giochi Olimpici, destinato a rinnovare l’immagine della città nell’era della globalizzazione. Per diversi anni, l’intensa speculazione immobiliare che ha accompagnato questi grandi eventi ha portato lo Stato di Rio a sfrattare brutalmente i poveri dalle favelas, soprattutto se situate in luoghi prossimi ai quartieri sul mare. A ciò si è aggiunto un altro obiettivo da parte del potere politico: attaccare direttamente l’insieme dei movimenti dei giovanili metropolitani che contestano l’affarismo dominante. Tutte le manifestazioni di piazza vengono brutalmente criminalizzate e, più in generale, qualsiasi forma di espressione di protesta viene perseguitata. Libri, opuscoli, musica, poster, t-shirt o tesi di laurea vengono incredibilmente accusati di istigare la sovversione politica. Ciò che non viene perdonato ai movimenti sociali è di aver rovinato l’immagine del Brasile denunciando le enormi disuguaglianze nella metropoli e la mancanza di investimenti in abitazioni, sanità, istruzione e persino torture, omicidi sparizioni praticate dalla polizia militare nelle favelas. Si sta attuando una svolta repressiva così raccapricciante da cancellare i principi dello Stato di diritto e distruggere quella breccia di democrazia aperta da Lula e soprattutto dai movimenti sociali nel giugno 2013. A Rio, le strutture di potere hanno avviato parecchie indagini di polizia e giudiziarie nei confronti delle associazioni culturali e di rete che hanno protestato. Un’intera generazione e l’intera rete della democrazia partecipativa vengono criminalizzati.

Una prima indagine – già pubblica – riguarda, in primo luogo, gli “attivisti”, vale a dire i militanti di circa 73 collettivi politici e culturali che, nel mese di luglio, hanno già subito 23 arresti. Per costoro sono già stati nominati gli avvocati difensori. Altri nomi sono stati inspiegabilmente secretati. Si tratta, in primo luogo, dei sindacati e dei partiti che hanno partecipato agli eventi del 2013, e, in secondo luogo, dei “professori” e degli “intellettuali”, accusati di essere gli “ideologi” della proposta. Anche il pensiero viene criminalizzato! Tutti si aspettavano le manifestazioni di protesta durante la Coppa del Mondo, ma nessun arresto “preventivo”, fondato su accuse risibili, intercettando conversazioni telefoniche o controllando la posta elettronica o facebook. Ad esempio, uno degli attivisti arrestati cita l’anarchico Bakunin ed ecco che anche il teorico anarchico viene messo sotto inchiesta! Non si tratta però di uno scherzo ma di una cosa seria, dal momento che i 23 “attivisti” sono già stati incarcerati. Il Potere non si prende la briga di distinguere i “teppisti” dai “manifestanti”. Anche se gli imprigionati possono avere le garanzie dell’Habeas Corpus e sono in libertà provvisoria , tuttavia rimangono sotto la continua minaccia di tornare in prigione, come richiesto a gran voce dai media mainstream. Queste sfide allo Stato di diritto hanno sollevato delle prime ferme reazioni da parte di deputati e senatori dei partiti di sinistra (PSOL PSTU, PCdoB e PT) e anche della direzione nazionale del Partito dei Lavoratori (PT) e dell’Associazione degli Avvocati di Rio de Janeiro (RJ-OAB). La Scuola di Magistratura di Rio, sostenuto da eminenti giuristi, ha anche annunciato l’organizzazione di un seminario sul tema de: “La resistenza democratica”. Ma queste iniziative sembrano ancora insufficienti di fronte a questo giro di vite molto repressivo.

Le elezioni presidenziali e amministrative si svolgeranno il prossimo novembre e i grandi media legati al potere continuano ad alimentare l’ideologia securitaria per criminalizzare qualsiasi manifestazione che ha come obiettivo solo quello di rafforzare la nascente democrazia del Brasile. Che fare? Le azioni repressive che denunciamo sono esclusiva responsabilità degli Stati di Rio de Janeiro e di São Paulo o hanno anche il sostegno del governo federale? Al riguardo, il silenzio del governo di Dilma è davvero inquietante. L’opinione pubblica internazionale deve essere informata di quanto sta accadendo in Brasile e sviluppare una forte pressione sul governo brasiliano perché si assuma le proprie responsabilità nella difesa dello Stato di diritto. I movimenti di Rio e di Sao Paolo chiedono alle donne e agli uomini politici, agli avvocati, ai media della stampa indipendente, a tutti coloro che hanno a cuore le sorti della democrazia, di denunciare questa situazione che viola i diritti di protesta e di libertà di espressione in Brasile, assolutamente paradossale per un governo che si dice di sinistra.
http://quaderni.sanprecario.info

lunedì 4 agosto 2014


 
News

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