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Pubblicate le due sentenze del Tar che bloccano il mais Ogm Mon 810 della Monsanto.

Sono on line sul sito del Tar Lazio le due sentenze che rigettano il ricorso di altrettanti agricoltori (Silvano Dalla Libera e Giorgio Fidenato) contro il decreto ministeriale che, lo scorso anno, ha imposto un provvisorio e inapplicato divieto di coltivare il mais Ogm Mon 810 della Monsanto. Significa che in Italia – almeno per ora – non si può seminare quel mais geneticamente modificato. Le due sentenze sono praticamente equivalenti. Dicono in sostanza: è vero che l’Unione Europea vieta all’Italia di vietare la coltivazione del mais Ogm, ma la legislazione dell’Ue consente ad uno Stato membro divieti provvisori qualora abbia nuove informazioni a proposito di rischi per la salute e per l’ambiente.

L’Efsa (l’autorità europea per la sicurezza alimentare) è l’ente preposto a valutare questi rischi; dal 2011 in poi si è espressa in modo cauto sul Mon 810; la Commissione Europea deve ancora prendere in considerazione le nuove cautele; fino a che questo non avverrà, l’Italia in nome del principio di precauzione può provvisoriamente vietare la coltivazione del Mon 810. Naturalmente ho riassunto e ridotto ai minimi termini concetti ben più articolati. Se volete leggere le due sentenze, eccole: sono la numero 04410/2014 -http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Roma/Sezione%203Q/2013/201310302/Provvedimenti/201404410_01.XML- (rigetto del ricorso numero 10302/2013 di Fidenato) e la numero 4411/2014 -http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Roma/Sezione%203Q/2013/201309965/Provvedimenti/201404411_01.XML- (rigetto del ricorso numero 09965/2013 di Dalla Libera). Il cardine delle sentenze risiede nel fatto che l’autorizzazione a coltivare il Mon 810 nell’Unione Europea è scaduta nel 2007; la Commissione Europea deve ancora decidere se rinnovarla o meno; nel frattempo vige la proroga automatica della vecchia autorizzazione. E nel frattempo, soprattutto, l’Efsa ha formulato una nuova valutazione dei rischi legati alla coltivazione del mais Mon 810: quella dell’8 dicembre 2011, poi rivista nel febbraio 2012, e sempre richiamata come tuttora valida nei pronunciamenti dell’Efsa sul Mon 810 che portano la data ancora del 2012 e poi del 2013.

La valutazione Efsa del 2011 è improntata appunto alla cautela. Il Mon 810 è un mais Bt: nel suo Dna è stato inserito un frammento del materiale genetico proprio del Bacillus thuringiensis per far sì che la pianta produca un insetticida in grado di stecchire la piralide del mais, una farfallina le cui larve si nutrono di radici di mais. L’Efsa dice che il Mon 810 non è rischioso per l’ambiente se viene sottoposto ad appropriate procedure di gestione, da far scattare qualora l’area coltivata a mais Bt sia superiore al 7,5% della superficie agricola. Altrimenti in determinate situazioni potrebbero essere a rischio anche farfalle diverse dalla piralide.

Noto che l’Efsa solo nel documento del 2013 sul Mon 810 ha preso in considerazione la débacle del mais Ogm Bt negli Stati Uniti. Lì è stato ingegnerizzato sempre col Bacillus thuringiensis, ma per produrre insetticida in grado di uccidere un altro parassita, la diabrotica del mais. Ormai da tempo sono diffusi ceppi di diabrotica in grado di resistere contemporaneamente a diverse tossine insetticide prodotte da differenti varietà di mais Ogm Bt. L’Efsa dallo scorso anno ha inserito nelle sue valutazioni anche linee guida per il monitoraggio e la gestione degli insetti resistenti. Ma c’è un sistema vecchio come il mondo utile sia contro la diabrotica sia contro la piralide. E’ privo di rischi per altri insetti e non comporta la comparsa di ceppi resistenti. E’ la rotazione delle colture. Se le larve non trovano mais di cui nutrirsi, muoiono semplicemente di fame.
http://blogeko.iljournal.it

sabato 26 aprile 2014


 
News

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