“Siamo sindaci, non azionisti di Hera”.
Balzani, primo cittadino di Forlì: affidiamo a società pubbliche la gestione di acqua e rifiuti.
Imola ha il 7% di Hera, Forlì l’1,6%. E finisce che loro, con meno cittadini, si pigliano utili prodotti fuori territorio. Nessuno vuole enti in perdita. La nostra holding per i rifiuti ha portato al Comune 4 milioni di utili «Riprendiamoci la gestione dell’acqua e della raccolta rifiuti, affidandole a società pubbliche», propone il sindaco di Forlì Roberto Balzani dopo aver visionato il piano del pattume regionale. Una “restaurazione” che segue anni di prediche sulle sinergie, gli accorpamenti e le fusioni tra ex municipalizzate.
Balzani, la politica vuole riprendersi i servizi dopo aver prodotto le multiutility?
«Ci sono liberalizzazioni del mercato e liberalizzazione per il mercato. Le multiservizi funzionano se gestiscono un bene in cui esiste concorrenza come il gas o l’elettricità, ma la raccolta rifiuti o l’acqua non hanno un mercato e cederle a un’azienda significa rendere quest’ultima monopolista.
E poi qual era lo scopo per cui ci sono Hera e Iren?
Si diceva per abbattere i costi grazie alle economie di scala, ma questo non è avvenuto a beneficio dei cittadini. Anzi, abbiamo pagato tariffe sempre più alte e altri rincari si profilano nei prossimi anni».
Cosa non ha funzionato?
«Le aziende multiservizi ragionano come società per azioni quotate in Borsa, è nella loro natura. Le economie di scala finiscono negli utili e nei dividendi degli azionisti anche privati che vi investono. Sarebbe un po’ difficile convincere questi investitori a rinunciare alla remunerazione del capitale a beneficio di un abbassamento delle tariffe ai cittadini». Ma gran parte delle azioni sono in mano pubblica e quindi l’utile torna anche ai Comuni... «Ecco, questo è il punto. Dipende quanto un Comune ha investito. Faccio un esempio: il comune di Imola ha il 7% di Hera e quindi dispone di buoni introiti spalmati su un numero di cittadini relativamente limitato. Noi abbiamo l’1,6% e molti più abitanti. Significa che Imola si prende gli utili prodotti in gran parte al di fuori del suo territorio. Ma noi dobbiamo ragionare da sindaci rappresentanti di una collettività, non da azionisti».
Come potete gestire acqua e raccolta rifiuti senza cadere nella creazione di carrozzoni in perdita?
«Noi abbiamo Romagna acque che ha le competenze, le reti e le strutture per gestire la distribuzione idrica. Per i rifiuti disponiamo di una holding che controlla le partecipate, la quale non è affatto un carrozzone e quest’anno ha portato utili per 4 milioni al Comune con un capitale di 180 milioni». Ma quali vantaggi ricavereste da una raccolta diretta dei rifiuti? «Avremmo la certezza di conferirli a riciclo, vale a dire recuperare la materia, che è economicamente più vantaggioso, anziché l’energia con l’incenerimento. Se bruci una bottiglia di plastica, sprechi il 90% e recuperi solo il 10%». Oggi il riciclo non avviene correttamente? «Non dico questo. Dico che dipende da quanto scarto finisce nel forno. Del 40% di rifiuto indifferenziato, solo il 5% è davvero irrecuperabile mentre il resto si potrebbe utilizzare con le adeguate tecnologie. Ma un piano regionale che mantiene vivi 7 forni ha bisogno di alimentarli e quindi necessita di materia da bruciare. E se viene a mancare quella della raccolta diretta, la si può anche importare».
La Repubblica
lunedì 3 marzo 2014
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