Fofi recensisce "Il sole dell'avvenire", l'ultimo romanzo di Evangelisti
DALLA PARTE DEGLI OPPRESSI
Prima di inventare Eymerich e un ricco ciclo di vicende fantastiche, Evangelisti si occupava di storia del movimento operaio e contadino, in particolare emiliano-romagnolo (Odoya ha ristampato i lavori scritti con Emanuela Zucchini), ed è a questo che torna con questo romanzo, primo di una trilogia. Sa di quel che parla e, in una lingua piana e senza fronzoli, lega le vicende di una famiglia a quelle della storia italiana, narrata dal punto di vista degli sfruttati e degli oppressi.
Tra il 1875 e il 1898, l’anno di Bava Beccaris e delle sue stragi, le vicende di Attilio Verardi, bracciante ex garibaldino,, socialista dal carattere debole, e di sua moglie Rosa, di famiglia mezzadrile repubblicana, e del figlio Canzio, per secondo nome Spartaco, sono legate a quelle di un movimento nascente – diviso nelle sue correnti ma unito dal rifiuto di uno stato delle cose iniquo e classista – e dai suoi leader che si chiamavano Costa e Cipriani, Saffi e più avanti Turati.
Nessuno sfugge alla storia, e per i proletari che lo sanno la vita è vita di sfruttamento e di lotte. Se i personaggi hanno a volte troppa coscienza di ciò che accade, la strada seguita dall’autore è appassionante e oggi, in mezzo a un popolo di coscienza e memoria nulle, la sua scelta di tornare al romanzo storico e sociale appassiona e convince.
(Autore: Goffredo Fofi)
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lunedì 10 febbraio 2014
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