Le baraccopoli della sinistra italiana.
Alla baraccopoli di Rignano Garganico (Foggia) i migranti
af ricani occupati nelle raccolte agricole sono già un
migliaio. Qui non sono ancora arrivati i leader sindacali
e politici della sinistra italiana. Eppure in questo angolo
di Puglia lontano dalle mete turistiche e dai campeggi di
f ormazione politica essi troverebbero un pubblico un po’
più scaf ato di quello a cui sono abituati e f orse
ascolterebbero anche qualche voce dissonante rispetto
alle idee ricorrenti su come ricostruire una sinistra e un
sindacato all’altezza della situazione odierna.
Quest’anno
a sostenere questi lavoratori migranti c’è solo un
manipolo di volontari delle Brigate di solidarietà attiva,
della Rete delle campagne in lotta, qualche ricercatore
sociale, tre migranti nordaf ricani coinvolti nell’esperienza
della radio autonoma lo scorso anno e delle
coraggiosissime studentesse romane f requentatrici del
«Laboratorio di teoria e pratiche dei diritti» dell’università Roma Tre. Il camion di Emergency passa di qua un
paio di volte alla settimana, mentre ben più strutturata è la pattuglia cattolica guidata da padre Arcangelo
dell’ordine degli scalabriniani e composta da una decina di boy scout. Forse non a caso, la Cisl, qualche
giorno f a ha compreso al volo la situazione ed è già partita con 50 cause di lavoro, per quanto si guardi
bene dal ricorrere all’articolo 18 del Testo unico sull’immigrazione che concede un permesso di soggiorno a
chi, lavorando in nero e senza documenti, denuncia il proprio datore di lavoro.
Maria Desiderio era a Nardò (Lecce) durante lo sciopero dei lavoratori migranti nelle campagne salentine,
ma da due anni passa le sue ‘vacanze’ a Rignano: «Con altri militanti siamo riusciti a mettere su una radio,
un corso di italiano e un uf f icio legale, ma le zone d’ombra sono molte e non solo legate alla questione del
lavoro». Maria ricorda bene lo sciopero di Nardò che contribuì alla f ormazione di Ivan Sagnet, il leader di
quella protesta. Ivan ora è un f unzionario della Flai-Cgil pugliese e gira per le campagne. Qualche sera fa a Cannole, poco lontano da Lecce, in uno dei tanti dibattiti a cui partecipa, Ivan ha chiarito che per uscire da
questa situazione di lavoro semi-coatto occorre attivare una strategia conflittuale. Ma non
sembrano molti quelli che, dentro e fuori il sindacato, sono disposti a seguirlo. Nardò per tutti è un
ricordo vivido, ma molti temono il ripetersi di un simile evento (vedi «Quando migrano le lotte» 1 "http://www.connessioniprecarie.org/2011/08/03/quando-migrano-le-lotte-1-lo-sciopero-nella-fabbrica-verde-di-nardo-lecce/"; 2 "http://www.connessioniprecarie.org/2011/08/05/quando-migrano-le-lotte-2-nardo-lo-sciopero-dei-braccianti-continua/"; 3 "http://www.connessioniprecarie.org/2011/08/06/quado-migrano-le-lotte-3-lo-sciopero-di-nardo-a-una-svolta/"; 4 "http://www.connessioniprecarie.org/2011/08/07/quando-migrano-le-lotte-4-ricordati-come-si-fa-uno-sciopero/"; 5 "http://www.connessioniprecarie.org/2011/08/15/quando-migrano-le-lotte-5-lo-sciopero-di-nardo-lecce-e-finito/").
Alla f ine di luglio la ministra Kyenge ha visitato la Masseria Boncuri di Nardò, il luogo simbolo dello sciopero.
E per questo mai più riaperta. Il sindaco della cittadina pochi giorni prima della passerella ministeriale ha
perf ino f atto spostare i migranti da una vecchia f alegnameria di f ronte alla Masseria in cui erano alloggiati
alla bell’e meglio, per collocarli in un campo attrezzato a quasi dieci chilometri dal centro cittadino. Una
televisione locale ha f ilmato l’evento, a cui hanno partecipato anche alcuni migranti che i vigili urbani – che
coordinavano l’operazione – hanno conf uso con dei mediatori culturali. Peccato che uno di quei mediatori
culturali f osse uno dei caporali già arrestato un anno f a per la sua attività. La gestione della Masseria
Boncuri e lo sciopero di Nardò continuano così a far emergere le connessioni tra politica, lavoro
ed economia. E f orse anche la magistratura prima o poi se ne accorgerà. Chiusa Boncuri, i migranti hanno
trovato riparo in qualche casa abbandonata e nei campi di ulivi, mentre le promesse della ministra di f are di
Nardò un modello per l’accoglienza mettendo sul piatto, sembra, 350 mila euro, ha già mobilitato la Caritas
locale. Le prospettive f uture non hanno niente a che vedere con la gestione precedente della Masseria,
quando due associazioni militanti, Finis Terrae e Bsa, avevano sviluppato il progetto «Ingaggiami. Contro il
lavoro nero» e sostenuto lo sciopero che aveva portato all’approvazione della legge contro il
caporalato, ora finalmente reato penale. Una legge raramente applicata.
Il caporalato rimane la modalità prevalente di organizzazione della produzione in larga parte del
Mezzogiorno, e ormai anche in alcune aree del centro-nord. Esso si alimenta dell’isolamento politico e
sindacale in cui si ritrovano i lavoratori migranti. A Rignano come a Stornarella, a Borgo Mezzanone o
più su a Boreano in Basilicata, queste baraccopoli sono dif f use da anni e costituiscono aree di residenza
spesso momentanea, luoghi dove reperire inf ormazioni e un lavoro, scudi protettivi di carattere
comunitario. Non sono pochi i casi in cui queste baraccopoli sono abitate anche d’inverno. Rignano è una di
queste: 200-250 lavoratori migranti sono occupati nelle raccolte e nei lavori agricoli invernali. Con buona
pace di qualche sociologo locale non sono certo le necessità di condividere le abitudini religiose e
alimentari a spingere i migranti verso queste baraccopoli. Come racconta durante la lezione di italiano
uno di essi: «quello che mi piace è avere un lavoro regolare, f requentare gli amici italiani, andare in vacanza.
Quello che non mi piace è lavorare senza contratto e vivere in una baracca». Lontani dalle istituzioni, dal
sindacato e dalla politica per quanto il nuovo protocollo d’intesa siglato nei primi giorni di agosto da
Regione Puglia, Pref etture locali, Inps e Inail miri a raf f orzare le attività di controllo. Nella Regione più a
sinistra d’Italia sarebbero ‘solo’ 37 mila i braccianti agricoli che lavorano in nero, il 20% dei 187 mila censiti.
Si tratta di stime che lasciano perlomeno perplessi, se si considera la media del Mezzogiorno, il 29%, o
regioni quali la Lombardia e il Veneto dove quasi un bracciante su tre lavorerebbe irregolarmente. D’altra
parte, qui non sembrano essersi granché accorti neanche del nuovo governo di unità nazionale e
del ministero per l’integrazione.
A Rignano la baraccopoli ormai è diventata una piccola cittadina nella quale al lavoro in agricoltura
s’intreccia un’articolata economia inf ormale a partire dalla costruzione delle baracche il cui numero sembra
diminuito quest’anno, sebbene siano molto più ampie rispetto a quelle degli anni precedenti. La
standardizzazione delle abitazioni fa pensare che l’auto-costruzione delle baracche sia stata
sostituita da un’organizzazione ‘industriale’ più precisa. Vero è che il lavoro di costruzione è in piena
attività e le abilità artigianali si sono raf f inate. Un f urgone recupera lungo le strade delle cittadine adiacenti,
ma soprattutto da qualche ricicleria compiacente il necessario: tubi di f erro, rami di alberi, teli di plastica
delle serre, porte, armadi, librerie, f rigorif eri, cartoni. Per ogni baracca ormai per la maggior parte di 7-8 per
5-6 metri si piantano in prof ondità una decina di pali, altre piccole tavole tengono insieme le pareti costruite
con le porte e gli armadi, mentre sui tetti sopra a qualche palo vengono sistemati dei cartoni. Una volta
terminato l’elaborato collage, la struttura viene avvolta con grandi nylon f issati con chiodi. La maggior parte
non riuscirà a passare indenne l’inverno, oppure f inirà in f umo come con il grande incendio dell’anno
scorso. Ma alcune di queste sono ormai delle istituzioni. Al ristorante più rinomato della baraccopoli di
Rignano, gestito da un italiano, si accede attraverso una costosa cancellata in f erro battuto e si possono
apprezzare non solo gli estintori, ma anche il pavimento in cemento. Il ristorante è un lusso per la maggior
parte dei braccianti. Ma non vi sono solo i militanti solidali a f requentare il campo: la sera in particolare il
sabato e la domenica alcune decine di italiani arrivano f in qui per trascorrere la serata.
Adesso la baraccopoli inizia a ripopolarsi di migranti per la raccolta dei pomodori, il picco delle
esigenze lavorative in quest’area. L’oro rosso arriva a pochi centesimi sulle nostre tavole grazie ai salari
da f ame, 20-25 euro al giorno, pagati ai lavoratori migranti. Come succede ormai da un paio di decenni
almeno. La composizione della f orza lavoro è in continua trasf ormazione con un aumento di migranti che
scendono dal nord in crisi, di rif ugiati delle ‘primavere arabe’ e della guerra contro Gheddaf i, ma anche di
migranti comunitari come rumeni e bulgari. Tutti solitamente divisi per nazionalità o area di provenienza: se a
Rignano la popolazione è quasi esclusivamente di origine af ricana, altrove si trovano molti rumeni e bulgari,
spesso con l’intera f amiglia.
I tentativi di risistemazione dei migranti mettono in luce una relativa autonomia di movimento, ma anche la
scarsa f iducia in una sinistra che come canta uno dei più acuti cantautori salentini, Mino De Santis, nella
sua canzone «Radical chic», pref erisce discutere dei mali del capitalismo nei salotti in riva al mare davanti a
del buon vino piuttosto che sporcarsi le mani nelle assolate pianure pugliesi. (di DEVI SACCHETTO)
www.connessioniprecarie.org
martedì 13 agosto 2013
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