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Roma, precarietà abitativa versus speculazione edilizia. E' lotta dura con 9 stabili occupati.

Dopo i 10 della passata stagione sono 9 gli stabili vuoti e abbandonati che oggi sono stati occupati all’interno della capitale. Occupazioni fortemente legate alle mobilitazioni attive in Campania e nel Lazio dove i territori oggi manifestano contro le discariche e le nocività e che a Roma, martedì 9 aprile, si faranno sentire con un corteo che raggiungerà le finestre della presidenza della Regione Lazio.

Le richieste? Il blocco generalizzato degli sfratti e degli sgomberi e la realizzazione immediata di un piano straordinario contro la precarietà abitativa. Il segnale che oggi, dunque, arriva dalla capitale è forte è chiaro: Roma non si arresta dinanzi alla precarietà del diritto all’abitare, né aspetta le istituzioni, ma avanza riprendendosi gli spazi da destinare ai cittadini. Sono giovani studenti e studentesse ad aver occupato lo stabile provinciale, attualmente in vendita al miglior offerente, nei pressi di piazza Galeno, in via Antonio Musa, per realizzare al suo interno uno studentato autogestito, dove per le ore 17 di oggi è indetta un’assemblea pubblica all’interno dello spazio occupato. “Ci siamo ripresi uno stabile pubblico al centro di Roma e questo è solo l’inizio! – dichiarano gli occupanti, appartenenti al movimento Degage – Non è una minaccia, non è una promessa”. No. I rappresentati del movimento infatti parlano di un “avviso pubblico”. Si dichiarano infatti decisi e determinati a riprendersi quello che viene rubato direttamente dalle nostre tasche . “Abbiamo intenzione – dichiara il movimento – di trasformare queste mura in alloggi per 30 studenti e studentesse che sono stufe di elemosinare un alloggio all’università o di pagare cifre salate ai proprietari della città”. Lo stabile in questione, di via Antonio musa, 10, fa parte degli 11 stabili che sono inseriti nel fondo Upside della Bnp Parsap. “Una volta venduti – spiegano ancora – potranno essere usati per costruire il palazzone unico della Provincia che sorgerà nella zona di Torrino-Castellaccio. L’ultima creazione della giunta Zingaretti, con il bene placido dell’opposizione, è stata quella di creare un fondo speciale nel quale – continuano a chiarire – accumulare i soldi pervenuti dalla vendita di questi 11 immobili, già di proprietà della Provincia stessa, al pro di concentrare gli uffici amministrativi in un unico stabile per migliorarne l’efficienza dei servizi e per risparmiare su tutti quegli stabili che sono attualmente in affitto”.

“Il fondo Upside serve perché le banche, che hanno vinto l’opportunità di finanziare la costruzione del nuovo stabile provinciale, hanno già anticipato 260 milioni di euro che verranno recuperati dalla vendita degli immobili tra cui quello di via Antonio Musa, 10. Stiamo parlando di banche “fortunate” come la Bnp e la Finemiro e di aziende come la “fortunatissima” Parsitalia, di proprietà dei Parnasi, che hanno vinto l’appalto della costruzione! Quegli stessi costruttori che hanno avuto sempre la solita fortuna di gestire altri appalti nella zona Eur, Tor Marancia, Castellaccio e che concorrono alla costruzione dell’ambitissimo stadio della Roma a Tor di Valle”. Sono numerose le domande che si pongono i ragazzi del Degage: perché costruire un palazzo della provincia quando la provincia non esiste più? Perché concentrare in un unico palazzo gli uffici di un ente, che in quanto provinciale, dovrebbe essere distribuito sul territorio? “Le direttive della Spending Review – aggiungono -sono state colte come nuova opportunità per distribuire ai poteri forti della città altri soldi in cambio di voti. Infatti, dietro la propaganda della razionalizzazione e delle campagne antispreco ci sono loschi affari, altri sprechi. Ci sono i politici, i partiti e i palazzinari che giocano a carte sulle nostre teste. E che si può fare, denunciare la corruzione o peggio eleggere nuovi rappresentanti del mattone?” “Oggi studenti, famiglie, migranti, disoccupati o semplicemente uomini e donne che non credono più nelle favole dello stato che ridistribuisce, nello stato del welfare – concludono – hanno occupato decine di stabili per ottenere qui e ora una vita migliore. Il mattone che ci siamo ripresi puzza di soldi marci e dato che noi soldi non ne abbiamo e quelli che ci chiedono tramite le tasse se li rubano ce li riprendiamo.

Qui sotto il comunicato del Coordinamento cittadino di lotta per la casa di Roma A rafforzare le dichiarazioni del Degage quelle del –coordinamento cittadino di lotta per la casa. “Altri 9 spazi sono stati sottratti ai signori del mattone e della speculazione – dichiara il Coordinamento – proprio nel momento in cui si vorrebbe riversare su Roma una nuova valanga di cemento privato approvando – in zona cesarini – una nuova sfilza di delibere cosiddette “urbanistiche” che in realtà rappresentano l’ennesimo “Sacco di Roma”. Siamo consapevoli che non basterà – ammesso che effettivamente arrivi -, qualche taglio ai cosiddetti costi della politica, una spruzzata di trasparenza e qualche volto giovane e nuovo che magari poi tanto nuovo non è, a cambiare veramente le cose, a spazzare via gli interessi di quei potenti che continuano a seminare precarietà e ad affamarci. Nessuno al posto nostro conquisterà i diritti che ci vengono negati. Solo noi direttamente possiamo riprenderci ciò che ci spetta”. Nessuna fiducia nelle istituzioni dunque. Forte, invece, la volontà di riprendersi gli spazi che spettano ai cittadini. (di isabella borghese)
www.liberaroma.it

sabato 6 aprile 2013


 
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