Reddito di cittadinanza: una battaglia popolare.
In questa campagna elettorale sento sempre meno parlare di contrasto alla povertà, alla precarietà ed alla disoccupazione. Nessuna proposta viene fatta, mentre i programmi degli schieramenti di Monti e Bersani si somigliano spaventosamente raccontandoci i nuovi sacrifici che dovremmo affrontare. Così, mentre anche Silvio Berlusconi racconta favole agli italiani, questa campagna elettorale non parla ai disoccupati, ai precari, a tutti quei giovani, soprattutto meridionali, che devono lasciare il proprio territorio attraverso l'emigrazione per trovare una possibilità di lavoro.
Le regioni del Sud si impoveriscono ogni giorno di più. E' un processo di impoverimento che non si attua solo attraverso la perdita del potere d'acquisto dei salari, la chiusura delle aziende, l'aumento della disoccupazione, ma anche attraverso un aumento dell'emigrazione che porta via dai nostri territori le intelligenze migliori, quelle dei nostri giovani che sono costretti ad andare via. Rivoluzione Civile ha messo al centro della sua battaglia politica il tema del reddito di cittadinanza. Una misura che esiste nei principali paesi europei e che in Italia non è mai stata applicata. Un reddito che consenta a disoccupati e precari di poter avere la possibilità di non emigrare, di non dover accettare le indecorose condizioni di lavoro, grazie anche alla legge 30, per poter sopravvivere. Il reddito di cittadinanza è la nostra ricetta contro la povertà, la precarietà e l'emigrazione. Pensiamo ad una misura che non regali, come già avvenuto per alcuni esperimenti regionali, un paio di centinaia di euro agli aventi diritto, ma che sappia erogare un reddito di esistenza che permetta l'esercizio minimo dei diritti economici che sono e devono essere riconosciuti come parte dei diritti di cittadinanza.
Una volta in parlamento noi di Rivoluzione Civile saremo determinati nel presentare nelle commissioni ed alle aule della Camera e del Senato, una proposta di legge per l'istituzione del reddito di cittadinanza. Una misura che può essere finanziata con una patrimoniale di scopo da applicare sia ai grandi patrimoni ed alle grandi rendite finanziarie, sia ai capitali rientrati in Italia grazie allo scudo fiscale voluto dal governo Berlusconi. Una legge quindi, che può essere finanziata applicando fino in fondo una vera politica di equità fiscale ed una vera lotta all'evasione fiscale. Il mio impegno e quello di tutti quelli che saranno gli eletti di Rivoluzione Civile, sarà all'interno delle aule parlamentari. Una misura come il reddito di cittadinanza va affermata come priorità nel paese e sono però ben cosciente che per farlo il voto a Rivoluzione Civile è condizione necessaria ma non sufficiente. Abbiamo bisogno di stimolare nel paese una mobilitazione popolare a partire dal protagonismo di quei settori della società, a come il mondo composito della precarietà, che imponga al prossimo governo il tema del reddito di cittadinanza. L'esempio migliore mi sembra quello della straordinaria mobilitazione di popolo che ha accompagnato il referendum per l'acqua pubblica nel 2011. Una questione dunque, che non vive e muore nelle istituzioni, ma che nasce dalla pancia del paese e nelle istituzioni può trovare attori capaci di agevolare ed accompagnare il processo, capaci di rappresentare quel mondo della precarietà e della povertà dimenticato dagli altri schieramenti.
Per questo penso alla possibilità di un percorso che parta da una legge di iniziativa popolare, il cui testo venga scritto e redatto con la collaborazione di quelle intelligenze e di quelle sensibilità che hanno accompagnato già altre battaglie nel paese come quelle in difesa dei beni comuni. Una legge di iniziativa popolare che veda nei movimenti sociali del nostro paese gli attori protagonisti di un percorso. Il mio ed il nostro impegno sarà quello di essere al servizio della mobilitazione popolare per il reddito di cittadinanza. Abbiamo bisogno oggi, non tanto di sopperire alla crisi della rappresentanza, quanto di riequilibrare il rapporto tra paese reale ed istituzioni. Un processo che non si può fare solo sulla questione morale, correndo il rischio di scivolare su un crinale fatto di antipolitica e di giustizialismo. Dobbiamo sviluppare un processo di protagonismo dal basso che intorno a proposte concrete, come quella per il reddito di cittadinanza che parla a milioni di precari e disoccupati, sappia imporre al futuro governo un'agenda politica fatta dalle vere esigenze dei cittadini. Il voto a Rivoluzione Civile significa la possibilità di avere degli alleati per chi pensa che il reddito di cittadinanza debba essere una priorità nel paese. Significa allo stesso modo garantire ai movimenti sociali una sponda importante per la battaglia contro la precarietà e la povertà sempre crescente nel paese. Significa riequilibrare quel deficit di democrazia che nel nostro paese ha portato al commissariamento delle istituzioni rendendole luoghi impenetrabili ai bisogni sociali ed alla richiesta di diritti.
(Autore: Sergio D'Angelo - Capolista Rivoluzione Civile, Senato della Campania)
www.controlacrisi.org
mercoledì 20 febbraio 2013
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