La guerra a Gaza attraverso le parole di Giuditta Brattini, cooperante sanitaria .
Giuditta Brattini lavora da anni in progetti di cooperazione decentrata in Palestina. Il suo compito è monitorare i bisogni, in campo sanitario in modo particolare. L'approfondimento e lo studio dei bisogni rilevati sono poi valutati per una eventuale richiesta di finanziamento ad Enti Pubblici. Così è nato il progetto del distretto sanitario di Sabastia-Nablus, gestito dal Palestinian Medical Relief, che per 6 anni ha avuto il contributo di vari Enti Pubblici e dalla Regione Veneto.
Attualmente, per conto del Gruppo Consiliare Regione Veneto Federazione della Sinistra, in collaborazione con i Direttori degli Ospedali di Gaza e con il supporto logistico del Palestinian Medical Relief, sta monitorando le attiviità e i bisogni dei 12 ospedali pubblici della Striscia di Gaza, con particolare attenzione alle necessità dei bambini. L’attività svolta da Giuditta è volontaria.
Da ieri, dopo essere partita d’urgenza dall’Italia, Giuditta è a Gaza. Di seguito, il resoconto delle sue prime ore palestinesi. Un racconto al quale, nei prossimi giorni, ne seguiranno altri, con cui Giuditta ci mostrerà, da dentro, il tragico volto della guerra a Gaza.
«L’arrivo a Gaza è stato accompagnato da bombardamenti continui. Partita da Gerusalemme alle 7 di mattina, dopo circa un’ora di macchina a cinque km da Erez, ho trovato un posto di blocco dove, con altri stranieri, la maggior parte giornalisti, sono rimasta ferma per circa 3 ore. Verso le 11 si è presentato un ufficiale dell'esercito israeliano, il quale ci ha dato indicazioni su come proseguire: chi aveva noleggiato la macchina doveva lasciarla sul posto e trovare sistemazione nei taxi. Si è formata una carovana di macchine, nelle quali hanno trovato sistemazione 20 persone, che, procedevano, distanziate circa 5 metri l’una dall’altra, verso il border di Erez. Non sono mancate le pressioni da parte del personale della sicurezza israeliana, che, al momento del visto, ha tentato di dissuaderci dal proseguire verso Gaza. Nel cielo, più volte, abbiamo visto missili Qassan provenienti dalla striscia di Gaza venire intercettati dagli scudi israeliani. Il passaggio tra il border israeliano e quello palestinese è stato il più difficile e pericoloso: per 2 km circa, eravamo esposti a lanci di bombe e mitragliate.
Ora attraverso Beit Hanun e Jabalia deserte: solo a Gaza City qualche macchina è in strada. Macerie di edifici ovunque. Quelli di Medical Relief mi dicono che restare nell’edificio dove hanno l’appartamento non è sicuro perchè potrebbe essere bombardato dal momento che pare che nell’edificio abbia sede anche un’organizzazione di Hamas. Gli attacchi israeliani sono volti a colpire i membri di Hamas, le strutture e gli edifici governativi: caserme, centrali di sicurezza, ministeri sono già stati colpiti o sono nel mirino. Da una settimana le scuole sono chiuse, gli uffici governativi svuotati. Lo Shifa hospital, il più grande ospedale pubblico della striscia di Gaza, è in serie difficoltà: in caso di emergenza, è il luogo dove si riversano la maggioranza dei feriti della zona nord e centro della Striscia. Stamattina si faceva il conto dei posti letto disponibili: solo 60 su 700. Dei 1.000 feriti di questi giorni, di cui 277 sono bambini, 7 pazienti sono stati trasferiti in Egitto per le cure. Dei 120 martiri, 28 sono bambini. Causa l’assedio, le medicine scarseggiano, così come materiali sanitari monouso. Se il fabbisogno mensile di medicinali per lo Shifa hospital è calcolato per una spesa di circa 3 milioni di dollari, dopo queste emergenze il costo sanitario generale si moltiplica. Attualmente il generatore dell’ospedale ha un’autonomia di gasolio per ancora 10-15 giorni.
Oggi ho visitato due bambini feriti ricoverati allo Shifa hospital e un altro che ho trovato nel reparto di radiologia, appena ricoverato. Sono bambini che in futuro avranno bisogno di cure e sostengo. Alle 21, mentre scrivo, continuano i bombardamenti via cielo e via mare. A Beit Hanun i carroarmati sono molto vicini alle case e altri stanno muovendo nell’area a nord di Gaza City. Solo domani potremo vedere quanta distruzione è stata recata. Qui, appena fa buio, non si muove nulla, se non i mezzi di soccorso. Nel pomeriggio gli organi di informazione israeliani avevano comunicato che all'imbrunire avrebbero sparato a qualsiasi cosa in movimento. Inoltre nelle zone a nord di Gaza City sono stati lanciati volantini nei quali si dava indicazione alla popolazione di lasciare le case perché l’area sarebbe stata bombardata.
Mentre scrivo, mi comunicano che sono state aperte le scuole dell'Unrwa in località Beit Layha e Beit Hanun e tante famiglie si stanno spostando nella speranza di trovarvi un luogo sicuro. Grandi sono la rabbia e la disperazione dei palestinesi di fronte ai crimini che Israele, ancora una volta nel silenzio assoluto della comunità internazionale, sta compiendo, in particolare contro i bambini».
Giuditta Brattini
domenica 25 novembre 2012
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